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Full text of "Aischylou Tragōdia Promitheus desmōtis. Prometeo legato tragedia d'Eschilo volgarizzata e con annotazioni sul testo greco illustrata"

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AISCHYLOU 
TRAGÒDIA 
PROMITHEUS 
DESMÒTIS. 
PROMETEO LEGATO... 

Aeschylus, Michelangelo Giacomelli 



IH 

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AI2XYAOY 

TPATflAIA 

nPOMH0EYS AEZMGTHS 



PROMETEO LEGATO 

TRAGEDIA ■ 

D'ESCHILÒ 

. VOLGARI ZZATA 

E 

CON ANNOTAZIONI SUL TESTO GRECO 

ILLUSTRATA* 




IN ROMA MDCCLIV. 

DALLA STAMPERIA DI PàLLADE 
Appresso Niccolò, i Marco Pagluhini 

CON LICENZA DE' SUPERIORI. 



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Ili 

ALL' EMINENTISSIMO , E REVERENDISSIMO PRINCIPE 

IL SIGNOR CARDINAL 

GIROLAMO COLONNA 

VICE- CANCELLIERE 

DELLA SANTA ROMANA CHIESA 

E 

PRO-MAGGIORDOMO DI N. S. 




Eschilo , Eminentissimo 
Signore , non lappiamo 
«che fia fiata maiTraduzione 
alcuna nella noltra volgar favella pubblicata . 
La difficoltà , che fi trova in quefto Autore, ha 

a 2 per 



IV 

per awentur a ogni Italiano dal volgarizzarlo 
atterrito. Io ne ho tentato Y imprefà , ed ho ag- 
giunto alla Traduzione una parte di quel mol- 
to , che di altri Autori mi è occorfo alla men- 
te , onde qualche luogo di quefta Tragedia po- 
tette illuftrarfi. Milufingo di non dover eflèr 
riprefo , fè dalla prefente Operetta apparifea di 
aver io impiegati i ritagli del mio tempo in 
quefte , che volgarmente chiamanfi amenità - y 
ma che da quelli, che mirano più dentro , fono 
confiderate i primi iftrumenti del fàperc . Nel- 
la Greca , e nella Latina lingua fi contengono 
tutte le Scienze : in quefte ci viene efpreflà la 
parola di Dio : in quefte i più gran' lumi della 
Chiefà hanno a beneficio del Criftianefimo , 
e indifesi della Religione elpofto i loropen- 
fieri. Egli è vero che sì fatti ftudj grand' ozio 
richiedono e comodo , e perciò pochi fono 
che vi attendano . Non ad altri pertanto dovea 
da me quefta piccola fatica mia che al nobiliC 
fimo Nome dell' E. V. confàcrarfi , la quale mi 
ha procurato un tale flato , onde poteffi così 
fatti ftudj profèguire . La grandezza d' animo 
di V. E. e la foavità del fìio generofo coftume 
gradirà quefta mia piccola offerta , c quello 



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Eubblico teftimonio della mia gratitudine per 
fegnalati benefici > onde ha voluto la tenuità 



fondamente inchinandomi , relto 



Di V. E. 



Vrno Dmó ed Obbfno Servitori 
Michel Angiolo Giacomelli . 

PRE- 



P REFAZ IONE 



ON affetti il Lettore di trovare nelU Traduzione 
della preferite tragedia d* eschilo , quella fu- 
blimità , $ come dicefi grandiloquenza, che di queflo 
Poeta conjìituifce il carattere . Io non ho voluto far 
altro che una verfione , e confento volentieri che 
ogn altro V avrebbe fatta meglio che io ; e che 
in molti luoghi , dove il Poeta comparirà umile e baffo , per opera 
di alcun altro di gujlo più fino e di maggior cognizione delle due_> 
lingue Greca e Italiana, avrebbe ritenuto qualche poco di quella maejìà, 
che neW Originale rifplende* Nulla di meno foflengo non effer poffibile a 
chiunque uomo che fia , quando voglia tenerfi dentro i limiti di puro in- 
terprete , riportare nelV Italiana favella la fublimità dello fiiU di qua- 
lunque Poeta Greco . Imperocché la noftra lingua per bella e cophfa che 
fia , e quantunque fopra tutu le moderne lingue tenga la maggioranza , 
di troppo gran dijlanza ritrovafi inferiore alla Greca ; la quale e di tan- 
ta felicità » che in alto fi fojliene ugualmente con la femplicità dell' ef- 
prejfioni , che co' traflati ; ne per la fublimità della locuzione fi fcofìa 
dalla naturalezza . Per tanto han potuto i Poeti Greci ,fenza incorrere 
nella baffezza dello Jìile, alle cofe minute difcendere , le quali nell'Epica 
Poefia ir acconti all' evidenza conducono , e nella Drammatica più vi- 
vamente efprimono i fatti » che fi rapprefentano nella Favola . Ma 
velia lingua Latina , e molto meno nella nofira, non fi può venire a' par- 
ticolari , fenza , o abbajfarfi cella femplicità della locuzione , o fe fi vo- 
glia coìt* ajuto de' traflati foflenere in alto V orazione % partirfi dalla na- 
tura , che non comporta le minuzie efporfi altrimenti che con la fola pro- 
prietà delle parole . E però fi vede che Virgilio, particolarmente in que* 




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vn 

. 'paffi <fc* tolti da Omero , fi trattiene per lo più fui generate , e a quei 
particolari quafi mai non difcende , che maravigliamene fon dal Poeta 
Greco toccati ; avendo fentito che per la natura delULmgua Latina non 
V avrebbe potuto fare , ftnza deprimere V altezza e nobiltà dello filile . 
Alcuni de' nojìn Poeti * che hamo intraprefo a volgarizzare le Tra- 
gedie de' Greci , fentendo in quanta bafftzza cadeva la locuzione , fe- 
guitandole leggi a fedii traduttore tprefcritte , fi fono appigliati al par- 
tito di farne la Parafrafi.Ma quando fi fono incontrati in certi pajfi 
femplici e naturali , e particolarmente in quelli » dove minutamente fi 
racconta qualche fatto » o qualche azione fi rapprefenta ; o gli baiati 
fai tati , o col rtyiego di multiplicar gli epiteti e adoperare efpreffioià 
metafòriche , hanno quella naturalezza fmarrito , che in tali particola- 
rità appunto più fi richiede. Alla femplicita nobile dello pie fi oppone 
veramente nella nojìra lingua un idea di baffezza , che fi ha di mol- 
tiffime voci proprie , delle quali nulla di meno fono obbligati egualmen- 
te a fervìrfene i Grandi della Repubblica, che quegli che ne fono l'infima 
parte; e perciò uno fcrittore non pub adoperarle» ed e cojìretto a ri- 
correre a forzate circojirizioni , onde togliefi quella bella naturalezza , 
che fi ravvifame* Greci , i quali non avevano attaccata una tale idea 
alle voci defiinate ad efprhnere le cofepiu neceffariè alla vita . Donde e 
per quali cagioni fia quefh alla nofira lingua avvenuto , non e qui il luogo 
di parlare . E tornando al primo propofito , poteva ancor io far la Para' 
fra fi di guefìa Tragedia ; e troppo più facil lavoro le quejìoche non e 
'Una verfione : ma poi che nulladimeno non avrei ottenuto V intento 
#• imprimere ne' miei verfi quella maefià , the neW originale riluce ; e 
forfè avrei sfigurato affatto EfcbHo , col farlo parlare in altra maniera 
da quella eh' ti parla ; mi fin fermato nel penfiero d' efferne puro inter- 
prete , e pigliarmi filo qualche libertà in que* luoghi , dove la differen- 
za delle due lingue non permette una rigorofa verfione . Per far qttrfio 
eneciffario pefareil valore delle parole, ed attentamente confiderare 
laverà fignificazione delle frafi; ed a quefio efame niente e miglior mez- 
zo che comparare ipenfieri e le frafi dell' Autore, .che fi e prefo a tradur- 
re , con altri paffi fintili dello fteffo Autore e di altri fcrittori , che abbiano 
adoprate le fieffe efprejfioni . D' un tale efame ne vedranno i Lettori 
qualche faggio in molte delle Annotazioni , che ho fatte al tejlo Greco, 
Jperchi fe aveffi voluto fcrivere tutto ciò > che in quefia comparazione mi 



Vili 

e occorfo* in troppo migglor volume farebbe queflo libro crefciuto . Ma 
fulla miniera di rendere i Poeti Greci nell' Italiana favella comunque 
di varj vario fia il genio ; io non mi pento di avere feguitato le pani 
di fedele interprete ; effendo che un tale impegno coftringe a informarfi 
più profondamente di una lingua , il cui fiudio , come che fia neglet- 
to , e per avventura inutile riputato , nuUa di meno occuperà fempre 
degnamente i Cattolici , per ejfere la Greca lingua da Santi Scrittori del 
Nuovo Te/lamento confacrata ; particolarmente poi le perfine Ecclefia- 
Jìiche , fé vogliano ijìruirfi delle controverfie, che abbiamo co' fettarj ; i 
quali ripudiata ogni verfione provocano agli Originali delle Sacre Carte. 
Chi poi difapprovajfe che un tale fiudio fifaceffe più tojìo fu gli fcrittori 
profani che su' Libri fanti, e dicejfe non doverfiin quelli perdere il tempo, 
che molto meglio,e con più profitto fi puh in quejìi collocare, mofirerebbe di 
non fapere ejfirvi fiato chi ha prete fi» non ejfere altro la lingua del Nuovo 
Te/lamento , che una confufa farragine di voci veramente Greche , ma 
talmente combinate infieme e compofìe , che facciano una lingua quafi 
a parte, e differente da qnella , che fi trova ne' libri profani . E dunque 
neceffario in quefli imparar quella lingua ; e per mezzo di quefti giufii- 
ficare le locuzioni ed efpreffioni de' Sacri Scrittori , e fijfare il vero 
fenfo di quello che hanno ferino , acciocché non refli efpofio il N. Tefia- 
mento a un fenfo vago,incerto,e capricciofo; ficcarne così efpofio rimarreb- 
be ,fc la lingua » nella quale e fcritto , foffe tale , come han tentato fere di- 
tarlai nemici della nofira S. Religione . Quanto al Tefio Greco tal' ho 
dato fecondo V edizione di Tommafo Stanlejos il quale ha fatto fipra 
tutte le Tragedie d' Efcmlo un eccellente Commentario . Ma vie cor fi 
un errore , del quale fona obbligato ad avvertire il Lettore . Al v. 1 87. 
« ;V tfATrac otat u.it\*Koyvcó(Ator i<?&t x. r. A. ho tolto via la voce 
elea , fupponendo che V aveffe levata anche Stanlejo ; il quale veramen- 
te avverte non potere fiare la mifura del verfi > fé non fi levi una delle 
due voci Sfitte , ot» . Ma effendo riconofeiuta la prima dallo Scolia- 
jie A , ed ambedue dallo Scoliafie B , ha lafciata fiare nel tefio V una e 
V altra , ponendo per altro oìm tra due uncini . lo non mi fona avveduto 
di quefio mio sbaglio in tempo di poterU correggere . 



AISXTAOT 



AISXTAOT T p A r il A I A 

ITPOMH0EY2 AESMQTH2 



TRAGEDIA D" ESCHILO 

PROMETEO LEGATO 



2 



TJIOOESIS 

TH2 TOT AISXTAOT TPATflAIAS 

nPOMHGEfìS AESMI1TOT. 

nPo(Zn6t'ò>q cf Xxv9/oi ihSrUt 2/f n xixAepeVa/ to ?r Jp, 
T:u/ja: irat lei rrX'M/toUiVìi ori xar' AtyvTrrov ytfOfiim , 
tm$ iTraipifa-taiq w A/o? w£fr«u top 'Eireupor . 'Epfei»? ^ 5*"*pa>fr«u 
«V«a*f dura} xipewvuOìiTi&cu , mf few «jr/f tù fti&oPT* Jo-i&az 
re} Alt . <wpoÌMy* $ì> ò np°f*»9&i ò%u&tio'tTtu óZets r*q «p*»? 
«Ve' Ttros oÌxhv yS , reAo{ 3 > @poPTÌÌ$ yUòftUMt apoF*c é IIpo- 

K«r<a «Ti h fivQoTTOiiit cf irctpix/3darci jratpaì Se^exAc* cf 
Ko'a^o/c, 57-apflt ef« Evej7rify oXut; » x&rcu . * pir rxvirn th Apa- 
/uare? t/Vex«rea cf 2xi/0/a tV/ re Kavxdnop Spot ' ò $ *opòs 
c*ì/Ws-«xcf c£ ilxta*iJ(»p pvfipày . rò § xitpdXaiop dura *V/ , Ilpo- 
fJLitQtù»; firn;. 

'ìtìop <Tt er/ h «ara toV xoivop Xo'yop cf Kavxato-p <p*o-} 
Jtfi&ou tof HpopnOta , a'^a <apò$ ro/ - ; Ev patir odo ti pipivi rou 
flxiiuv , «$ oVò f# «apo; rfo) lai Myopìtup l'airi o*ufij3tz\fìr . 

A A A XI 2 

llpry.'.iif »x A/è? y.fXÀ;.;;V.-; rò -ù'p 'c SiSaixoro$ avQpoi» 
TTOts , JV » rt^Fflt? a-aVa? o< àvQponroi éCpovro 5 ópyi&eìt 0 Z&t , 
Trapaìtfao'if duro? Kpdrci £ B/'a ro/$ oW« dirupimi t , x) 'Hpeu- 
»&6>, o>5 aV a^«>oVx85 ^-pò? rò KavxaT/op opog , ficrfxoiTi <r/Jw- 
poi<; doròr i*ei <aps<rnXaarcuzp . b ytpopipu , irapayi' sopto vrio-at 
od flxixvw.cu rufiipoit «ape? •7r<zpcLfxv9tx» duiS , x) a'yrò$ e ilxtsuòq } 
0$ JV *jù At'^w ròf ITpayuw^ff /Va dirtXBtoP «apa; rò* A/a JWcre<r/ 
jgtj à/toI; 7r(iO"H durò? ix>,urau tS SaruS UpopyiStct . jj<£ ITpo/t<w- 
a* t'a , rè 7« A/Ò5 «'/ef&»s dxafXTTTOP f@) Opacru • «ra^a»- 
pnVaFre? XIxéof» ;r<xpa>/Wou I<a ttAmf^'f» 5 rf w Ircé^» , 

5TOF- 



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ARGOMENTO 



DELLA TRAGEDIA d' ESCHILO 

PROMETEO LEGATO. 

E S fendo (lato Prometeo legato nella Scizia per aver rubato 
il fuoco , Io , che andava errando pel mondo , intende da 
lui come giunta in Egitto pel contatto di Giove averebbc par- 
torito Epafo . S' introduce Mercurio , il quale minaccia Prome- 
teo , che farà percoffo dal fulmine , fe non fveli quel che era per 
accadere a Giove . Imperocché Prometeo avea predetto , che 
Giove farebbe cacciato dal regno daunfuo proprio figliuolo. 
Finalmente venuto il fulmine , Prometeo fparifce . 

Quefta favola è appreflb Sofocle per paflàggio nella Trage- 
dia intitolato Calchi . Ma non fi trova in niun modo toccata da 
Euripide. La fcena del Dramma è in Scizia al monte Caucafo. 
Il Coro è di Ninfe dell'Oceano . Il foggqtto principale del 
Dramma è il Legambnto di Prometeo . 

E v da faperfi che non feconda la comune opinione dice 
che è legato al Caucafo Prometeo , ma alle parti Europee dell' 
Oceano , come fi può capire da' difeorfi d* Io . 

ALTRO ARGOMENTO 

Avendo Prometeo rubato a Giove e dato a gli uomini il 
fuoco, pel cui beneficio gli uomini tutte le arti trovarono, 
adiratoli Giove lo diede in mano alla Robuftezza e alla Forza 
fue miniftre , e a Vulcano ; acciocché condotto al monte Cau- 
cafo , quivi con legami di ferro il legafTero . Fatto quello , ven- 
gono a confolarlo tutte le Ninfe dell' Oceano ; ed anco J* Ocea- 
no medefimo , il quale gli dice di voler andare da Giove , e con 
preghiere perfuaderlo a feiogliere Prometeo da' legami . Pro- 
meteo non gliel permette, fapendo l' infleflibilità e la pertina- 
ciadiGiove. Partito l'Oceano fopraggiunge Io, che andava 

A 2, errando, 



4 

7$f tft/r»$ àirQyóttaf AwV« aWo* , 05 &u o ùtòq HpaxAfs , ^ or/ 
ix t?$ «VapwVi<v$ i» A/05 rt£« toV 'Eirapor . Òparuro pin t *J 
UpcfÀn9ei xarà ùiè$ , <u$ «xsri0"«rcu r»$ ap£N{ » op' w ri^treu 
ircufòq , ^ffj a^a /SXttriptiftet Xtyorrt , ^rapa^/ura* 'Epftis A/o$ 
7rt'ft4- a ' T ' 0 5 » *7rti>ò»l àura xipauvor , « /tt» rat fitJkorra e-Vft0n- 
ct&cu t$ A/i' «jrj . $ £tfAo/ttcw 3 ^poi-Trf KstmpfayHa-A iutòt 



H /ui* nM9$ w fpafiaros sLTrcxHTxt l» TxvSiet t iwt ro K&v- 
x*rto, Spot, vìi iwtyp+i Ww, nPOMHOETS AE2MI2TH2 . 



• K P A T O 2 ^ B I A 
H * A I 2 T O 2 
riPOMHOEY2 

XOP02 AKEANIAAN NTM*fìN 

H K E A N O 2 

in h I N A X O T 

E P M H S 

* 

npoAoj>/£« to' Kpdrc$ ^«j B/'<* . 



AI2XYAOY 



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errando, e intende da Prometeo quel che ella avea patito, o 
quel che avrebbe l'offèrto in appreflò , e come uno de* difen- 
denti di lei l' avrebbe liberato ; e quello era Ercole figliuolo di 
Giove ; e che dal commercio con Giove ella avrebbe partorito 
Epafo. Parlando poi arditamente Prometeo contro Giove , che 
una volta farebbe privato del regno da un figliuolo ch'egli ge- 
nererebbe , e dicendo altri improperj , fopravviene mandato 
da Giove Mercurio, il quale lo minaccia che farebbe fulmina- 
to , fe non aveflè detto quel che doveva a Giove accadere . E 
quello non volendo parlare , viene il fulmine con fragore , e lo 
citermina . 

La feena del Dramma è nella Scizia al monte Caucafo : e il 
titolo è Prometeo Legato . 



Perfonaggi del Dramma . 

ROBUSTEZZA, e FORZA 

VULCANO 

PROMETEO 

CORO di NINFE dell' OCEANO 

OCEANO 

IO Figliuola d'INACO 

MERCURIO 

Fanno il Prologo la Robuftezza, e la Forza . 



PRO- 




AITXTAOT TPATHAIA 

nPOMHeGTS AESMflTHS 

I A M B O I 

Kp«rc$ ^eq Bi* . "H^curo; Tlpc(JLY,Q<&s . 

OONOS (xìr eìq rn\npch %ko[a<ìp a-s'Jo/, 
ZxvQlw •$ o/por , ijSarc? tif ipyula» . 

*H<pcuw tre/ <ft jjj (ttXeiy «V/roAà$> 
"Aj <rot yftTwp «>f7r<? , 

'X-^nXoxpKfJiPOi( top hiapyop cyux-xt , 
Aia fi 




TV 



Verf. j. mi?»» ìr eiuer . Sufhntiro mclTo 
per adjcitivo : manici» Att'ca . Tucid. lib. » i. 
txkas nixit «Vi • Pindar. Sem. x. v. l'aA*- 
»a s-fai-é» . S..focl. Ofrt//. 7)r. v. 8o. »» tv'x» 
«•Tifi per «mf#f . Arillof. Tktfnwpher. 
v.109. vurfUt X'p»i'*»«6«f /5<i»- Dove cre- 
ilo doverli lcggeic £tà ; eia voce »«Tf/V* fia 
invece Ji rarp Tx , come ha detto Omero lli*d. 
X.v.ó-IS, warfUx >a"ar per *aTfi«»r ja?at; 
e fi-nilinente Oa'fjf. r. v. i 17. e in più alni luo- 
ghi . 

V.}. tTtiri>is Stanlcjo conferma quella 1:- 
zi«>ne > che altri volevano rimuovere per met- 
tervi ì*»re>.à*, e lartabilil'cc con va. j patii di 
Sofocle e d' tluripide } a" quali a^iungr. Ji q UC - 
llo fecondo Hden, y. 166 5. txrfU /ìv/i«tif 
twtrtkitt Vi è anche Senofonte già citato dal 
' i'i tu al margine dell' Elchilo > clic c Belli 
libreria del Collegio Iton.anu : non v però indi- 



cato il luogo t che Stanleju ha trovato cfleie 
;tclla C}reftJ. lib. v. 

V. j. Mt»p?ìr - Quella voce potevafi rende- 
re anche frettar de' fepcli , favoleggiandoli che 
Prometeo averte formato 14 1 ■ uomini . Ma ho i'e- 
guitatoEfichlo. che efponc ìsufyìi, i«m f> or, 
e Snida T«7Tex/a»l : tanto più che tra le varie 
cfpofizioni , che oc danno i due ScolialU , vi c 
ancor quella • 

V. 6. \i ijfliTtit ri/afS , Sogliono gli 
Attici per plcoiat~.ni> aggiungere a' dativi J' i- 
llrumento la prcpofi» one \i . Senof.jn, ExpeJ. 
Cyr. lib.lv. ìVi'tr ir nVa/i / Jir;j/ , che noi 
diciamo in Italiano , gli pjtvc *• ejjtr mefìo in 
teffi. Arrian. Exped. Alex, lib.i- tsvt»' ficai 
ir 9f/tt,f III ^a«i/ir/a> Ti-.u^i» ìf)d* t e'.q 
ras eompejiùus vinchi m Uzeedonitm mtjjit in 
n;.\U'A* . Ldliilo in quella fteda Trag-dia 
r.ict. xaiVtp HfstTip»?» 'Br >v;:»iV*r alni- 



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PROMETEO LEGATO 



TRAGEDIA D' ESC UILO 



Robuft. 
e Forz. 




Robuftezza e Forza , Vulcano e Prometeo. 

ELLA Terra in paefe lontaniamo 
Siamo venuti nella iìrada Scitica 
Ad una impracicabil folitudine. 
Tu , Vulcano , convien che abbi penfiero 
De' comandi del Padre a te commefli ; j 
Di fermar quello temerario a un afpra 
E fol levata balza con legami 
Adamantini , e con ceppi infrangibili : 

Perchè 

cJcutrV. l'rcJot. lih, III T'.il -xirra.r ìf TtVmr/ 

Xtv</iv»i /t/i'#4oj i emntt comf aibui aureit 
-..•«';'.•. fi.i . E Clarone de Lfgib. x. 2 K Aui 
**■'/«' ITI I» ••l'a.K-n Tff ?if*n*i » a putriti a 
*dhut i.téie nutriti, o n trovali «r per plco- 
nafmo in $. Marco I. 8. <',5iirii» 5» L'/ari » 
che S. Luca ><c?. 1 . 5 . Se 11. dice fcmpliccmcnte 
'^jticji i/in , E lo fieno S. Marco 1 v. 14. 
*v « p'rfm ftiTftm 1 /»iTfi6«'»T«^ i/»?r > che 
V. Luca dice lenta ir» vi. 38. t3 y£f ivr» 
uiTpwi u attrpftm *»T(«iTf»6«»iT«f Cu?» , il 
«jmlc per altro ha detto xxii. I 9. *i *xrdZt,uir 
f»«X«'V* lr**ft»tùmitì nr in gladio ì Ne que- 
llo è un E brillino, ma qJU maniera ufita da' 
tnigliori Scrittori . Tedi Omtt. Odyft . k, v. 3 8 $ . 
Ariflof. Pluf. v. 4I7. tV7tfj. Luclan. D/'akf. 
Afcrr. xxin. fi. tt ibi Hemfler. g. in HtreJ. 
Jiw Mt*ttpf. le Jhi Rtitt.Borip./iVmi.v.^g, 
ir xp«x(»»i3Ai.Zti|«A«a/ Sff*»#l »5\»r 'ti 



J'axiafct -xìnhlva à/ituflitlti t ',..•;>■ , hi tre- 

et» v--j!e jun'unt tarmi tquos , f tngtni divtr- 
ficoleribitt filit , come jia tralutto il Crcvio 
nella nota a Luciano de Conferii. HiJ. cap i 3. 
e non come il Earnc» in mrttjìtinjìs erette fiere* 
deferii tafttibut . L" errore è nato dal non av- 
vertire 1 che vi è nella oniroliiiunc della voce 
irBsxpdioJ»! la voce «po'*. 1 e non K(t**t . Una 
limile inavvcrtcnia ha ccmiacJfà Scanlcjo , il 
quale > al ver. 8;. Sept, j i rht!/. d' Efchilo « 
rende la voce Ti/.tvu*.-:, j:j per mrntitiMH ■ 
flrrput » credendo che nella cnnpofiri .ne villa 
la voce »»A«r quando in verità vie JjtA» trat- 
tandoli ivi di cavalleria , come 1' ha avvertito 
0- d'Arnaud AnimA.i. Ctit. cip. xxxin. Non 
m* uniformo però al Crcvio , che ì» /«f/«A««,»i 
voiaiAAvra li* in luogo di 1» tcìk/AXi»»» j ma 
credo che tr Zia il pleooaino l'olito uimi nega- 
tivi d* iftrumcnto • 



s 



nPOM. A££MATH£ 



To eroi $à £v&c( , 7T<urix*x Topo? triA*$ / 
Qr*$o7rt «a.*^*? u7toltz» * 

rotìt; JV to/ 

'il? «; JVJW^flj? A/o? TVpautu'S'a 
"ZTtpyeip , <pt\aM6f>u7rv Si jretut&at rpórr* . 

U<p, Kpa'ro? B/a ri , ctpuìr (lìr crrcAt» A/ó*$ 
*E^i/ riAof JVj x ùfir iptroìeò* ir/. 

'E>« f aro* fio S tifit o-vy>u>* 0toP 
Aho-«u 0/a qjapayyt «pò; cW;fc«fl«p£; . 
Ha''ra$ eT àrayx* tffi JV f<0/ roXfxxv %Ì9etr t 

$ò 7rctrpo\ Ao'^w? /9apJ . 
T»$ op0o.5»A» Otftifo; 

ài7rvfinra. ttou , 
*A*orrét <r a%att e?vor\xjTOtq %a)\K&fiet<r/ 



IO 



15 



V. 7. t( #2? >«tp à rtti • Ha tradotto il pre- 
gio tuo in vece di il fiat* tue , come ha il Gre 
co 5 « cosi (piegano i due Scoliaili Greci } il 
primo de' quali cfpcnc rìt tir mV^tr ; e il fé- 
condo .. j>;ififaa . Starile )'o porta dagli Ora- 
coli Caldaici il v. » 1. nella Storia FiloC d' cito 
Stanlejo *,Ut evflfurt »f»r»» «Vu/ftì iviìt 
Sito , init traéÌHi prefier eifeurat fierem 
i*nii . H Clcrc dice beniffimo , che tvfìi 
c la fiamma . c cita il verro d' penero riferito a 
quello luogo d' Licinio dallo Scoli alla A .Avrif 
<«lì WVfìt Srl«l àl(»T«T« 1 »»f»«T» | xfj- 

pefiaunm avolavìt ftes iptii e? dtftitit fiamma. 
E predo Lucrezio lib.I. v. 899 , fulferunt 
fiamma', fiere cectt' , come leggili ne' più an- 
tichi Codici > fiei fiamma non è altro che un ?r 
/<aì /v«?r per fiamma . E J7« non è altro che 
«r» »5 i come anche in que' modi fin Uteri ,fiei 
Bacchi in Pacuvio , Plauto e Lucrezio . Ma in 
cucito luogo d' Elettilo non pare che abbian luo- 
go fi facte nnervav-ioni ; perchè non dice »ufi< 
Irtti > ma t ò rìt £rt*t il fiere lue » cioè il fiere 
• fi* 1' ornamepto di Vulcano , ìnlignc Ha gela; - 



IO 

*u 

mefite pel Fuoco» come Giove pel Falmlne > Pal- 
ude per l'Afta 1 Nettuno pel Tridente cVc. 

V. I. «Ai^ai tiarii. Sofocle perciò nell' 
Oedip. CU. v. $6, lo chiama t «ruta i>« Uh Ti- 
ràr TìftfntiZt . 

V. 1 u r(»Hr . eenteatttm efi , beni confa- 
lere . Più frequentemente quello verbo In quello 
fenfo fi trova ufato col dat.Arillof. 'E»«a.v-}«3. 
r(f>«l #«•(></ abjif muna cementiti . 

V. |4. rawVr . Da quella voce fi vede, ch« 
Efchilo introduce KtdrM c&t'f,, come due per- 
fone • Apollodoro Biblieth. lib. 1. cap. v. $• 4> 
dice che i\ Pattante e Stige figliuoli dell'Oceano 
nacquero Sice , Cratet , Zelai » Eia . 

V. 13. a* v/tr ùn/ìr . A rifiutane 1» F«c« 
v.11 t. Mi *«»x^mv V *«af#>iì/. mettf i»/»' 
)>e«/' Jr ir v»7> ,i%. T * Tir liti 

'{ixxvraj ne fcrocient ejr vetifirans , qurm*d- 
titt ium eum hic trai , impedimento fit atte mi- 
•nus Deam extra hai ti E Tucid I. 1.51- pi?. ì7. 
luti }'2p vixtu.' t. 1 Pi<ir^a> r;i*aif»M« 
t " -t : 1' «r irnts iiia i 'ra.: :/m>.-i r N, i;.» enim 
nvjtret h.ftes Mlct/ccntibus impedimento eftit » 

fativi 



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PROMETEO LEGATO. 



9 



Perchè avendo rubato il pregio tuo, 
Lo fplendore del fuoco, eh* è di tutto 
Artefice , a* mortali il diede : e adeflò 
Per fi fatto delitto gli conviene 
Pagarne a' Dei la pena ; acciocché impari 
Ad eflèr foddisfatto dell' imperio 
Di Giove , & a defifter dall' affetto 
Verfo gli uomini . Vulc. O Forza e Robuftezza, 
Per parte voftra il comando di Giove 
Ha già il fuo compimento ; e non vi è cofa 
Che l'impedifca: ma non mi dà l'animo 
Di legare per forza un Dio parente 
A un dirupo infoffribile pel verno : 
Ma pure onninamente aver mi è forza 
Quello coraggio ; perchè è gran pericolo 
I comandi del Padre trafeurare. 
O di Temide Dea del buon configlio , 
Figliuolo d' alto fenno , conficcarti 
Malgrado tuo dovrò, mal grado mio, 
Con ferrei legami «d infoi ubili 



io 



ao 



i.. d .1 t x in net fumitit . lucia». GeM. cap i o. 
nxt uip/a> fitti ■ f±T.J '■■ • ir«?T<l( frxernti mor- 
ii qumttvii impedimmo Imi . E di mioto Tn- 
c i l- t.i I.cf J. pag.l 1*. ri /i pi ìpT</«r dorè 
lo Seoliafla cfponc r* /ì («•»/•» "x" "* ,r ' tT ' 
V. \4. »v»iti . Da Celo nacquero saturno 
ed Iapetoj Afollodor. biblioth.Hh.u ci. $.. J. 
Da Saturno Giove} tbid. Da Giove Vulcano c. ». 
$.>. Prometeo fu figliuolo d' lapctocap. a-*.}, 
onde Saturno avo di Vulcano > c lapcto padre 
di Prorreteo furono fratelli • 

V. ig. e'fti/3»v>.» {l'ui/cx . Qucfto aggiunto 
ip5i^ o; è dato folle a Temide dal noftro poeta, 
peithè 1 emide e la Terra , come fi dice da Pro- 
meteo al v. j i o. e una cofa medefima . Ora vi fu 
anticamente un oracolo della Terra , come rac- 
certa Paufania Eli»t«r. lib. v. cap. 14- Onde pe' 
configli dati da quell'oracolo è forfè chiamata 
Ten ide tt8i$ nnjiliii felini t F e,'jg»x«r . E' poi 
tanto veto ellervi flato quello Oracolo , «he Ar- 
pocrazione v. It/»;rtt«r vuole che dall'oracolo 
di Temide fi 6a fa'.to il verbo tt/»ir«6«iF natiti 
nsri. E Ovid. Xirtam. lil-.t. v.i > i. T*ttdttam 
jut Thmm , j«4 ttmt orati» ttneUt . 



B 



A quefto 



V. io* à*ar6p«T* riyy . m&)*t c quel che 
dicefi i tuffi > cantei . Quella voce è ftata in al' 
cani parli degli antichi o guada da' copilti , o 
malamente refa dagl' interpreti rloeiei • fc* vo- 
ce Omerica: Odyfs. E. 401 . «xx' ciurmi TptjSxJ- 
Ttf Ita.' *Ti\a*u ri »«£>•* tu fed Ut fr» proie- 
tta front , fropuliane (*x*qtu . E v. 411. i«- 
rt«tt? pÀryàf *iyu «Su/. Sofoel.^»fif .v.J«t. 
ula la fteiTa voce . Perciò Ennio ditte nell* En- 
menidi del noftro Tragico da lui ini ,rtr Areo- 
pagitiemm t» de rt vocant petram fecondo la 
correli* ne di Scaligero» o come feguitando i 
vellu • delio fcritto di Varronc , emendava Gi- 
rolamo Acquaviva , come riferifee Girolamo 
Colonna , Areopagnm inde eam dixtrt petram : 
le parole d' Efchilo fono al v.tfji, Eumen. ...... 

11611 W \iinvftts n«rf>> »d>M t' "A(k*s . 
Quella Curia era fopra un colle . Areopagnt 1 
ttUit Martii malamente da alcuni e flato inter- 
pretato da chi virus Mmrtii , da chi Vons Mar- 
ti$ . E gì* interpreti di Luciano in Vii Atene . 

Icap. «• i quali aveano refo t»i *•>* fnptf rum - 
psm , o fufer vitnm fono flati corretti in r*fts 
dall'HolAeuJo ad Steph. Byt. 



IO 



nPOM. AESMflTHS 



n I/ «ti yavtw 5 ari w [tofxpluj /Spera»* 
s/ 04« j raG^ro'j <JV nhU tpoi/S* <p\oyì 

Xpo/Sf a/u«4-«s avQos • àvpiv* cTt co/ 

TpvVw a-' . 0 Xutpna-uf pò « iritpux* ne». 
Toictvr aaWpA» » <pi\at9pa>7nt '£o7rn, 
Otò$ 5*ft7r f oVowTn'orwr %pXov 5 

Bporo/ff"/ rz/Ua; to7rctara.$ Trtpet cJYxhc; . 30 
'A/0* »; aVipxi» t/o/cT* ^p»pnV«5 TTtfas , 



V. a 1 ■ 7»' «vr« f M>»r • Nota lo Scoliafta B, 
che manca àxev'rii . lo fitti non può riferirli il 
J'olo vcrlo c v| h come a fitff ir coti a fmiit . 
Qijefto è un Zeugma cumc io Virg.v£j»«V,l.xii. 
v. Aìi-Diftt puer virtuttm txmt verumqu* 
labortm , Urtunam ex aliti : cioè opta , ptte 
fortunata come ivi Servio . E Giorgie. \. ti. 
Ut tenuti pluvi* raptdivt pattati* foliiAcrior, 
ty borei penetrabile fiigut adurat , dove con 
tenuti pluvi* non conviene il verbo aduro , 
ma deve intenderli «MttMf.Ciccr. ad Attic. 1 x. 
ep. a. Fortuna , >]«.* illt JUrtntiJlma , net du- 
rieri confittati fitmut , cioè qua Hli ufi funi 
fiyrtntiglm* . Per dar qualche efempin anche 
d" autor Greco profatore , Lilia «ir' A,/,»//» 
«»i/8. pag. 107. ediz. Taylor. »Jx* »\itr\ Cm7» 
\vn «t/t« TtTt t» »i>w T«T* turfiut , 9 *A»/»- 
x ''< r * Xf»«*°V > fitti non poflt tum ut Ugibut 
tivitatit utamini , tum ut Andotidtm ùuo- 
lumtm bmbtgtit . E tontr. Erjtoib. pag. 19]. 
•Sri Utis , ovvi ji:,'»M; ttfn'^H , neque Dtet 
ertdit.ntque hominti reveretur. E kìt' 'Aax*/8. 
A«»«Ta{ . pag. t7?. vtxi uà\\»t »' T ;St?»5« 
tovx rtt «vAltW rc>*/ , i va» «fai t»i)x voxi- 
>»Au n/r/uior, muir» m*jii civittit legtt veri, 
bomim , qu^m ptrteulim tx boftibut tmmfiit» 



E coti nella congiunzione d' un verbo con piìi 
nomi vi fi deve intendere alle volte altro ver- 
bo . E Umilmente nella congiunzione di più ver- 
bi con un nome n calo debbono intenderli altri 
nomi o cali . tucian. Dialoga D. xr. I . >., t/twt 

tji»v re» Iiti àvrir »if r.S j. '■■ su' TI ij flXoùvi , 

x, »v?xaJtv/ka-< , dove 1* ultimo verbo richiede 
il dativo &vrf 1 il che è (iato praticato da' mi- 
gliori Latini come a quel luogo di Luciano han- 
no moltrato gli uomini dotti . 

V. ì». -,-a'nT :j . ujfulntus : voce fatta da 
ntn'» verbo » che lo credo fatto da ed 
tu» . Al verbo fxiiu» allude la voce raUfi 
a vero ra$ifi /*i *»,ujSp<» firvcntijfimn meri- 
diei , che pure e fatta da "raeiq coli* alluGonc 
a 6ipi00<xf eAefieri . come oderva il Bcrglero 
ad Alctpbr. lib.i II. cp.u. L'Etimologo v. r«- 
Utìr Ipaf la deriva folamcntc da ir«r6«r > 
perche il Sole t com' e' dice ) nel mezza giorno 
pare che Aia fermo . Meglio Io Scolìifta | , il 
quale vuole che raStv»v lìa brueiarfi a potè * 
potè, e che fia fatta quella voce da 7r»/»i . c 
da a'.»« uro . 

V.a}. xp«'«^ «t6m. La voce Siln fi trova 
ufata per toi»r< . Onde da Efich'o /»»>.aT»ì» fi 
efpoae £ coti per tanum deve renderG 



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PROMETEO LEGATO 



ii 



A quello si difabitato monte; 
Acciocché tu non fenta voce d' uomini , 
O ne veggia la forma . Dalla fervida 
Eiamma del Sole abbruftolito il florido 
Colore muterai : di varia vefta 
Ammantata la notte afconderatti 
Con piacer tuo la luce ; ed a vicenda 
Diffiperà la brina matutina 
li Sole ; e del prefente male il duolo 
Sempre ti ftrazierà ; che non vi è ancora 
Chi te ne alleggerifca : tali cofe 
Hai guadagnato pel tuo naturale 
A gli uomini propenfo ; perchè eiTendo 
Un Dio , fenza temer l' ira de* Dei , 
Tu ha* fatto un dono oltre il dovere a gli uomini 
Onde di quefta difguftofa rupe 
Starai alla cuftodia dritto , fenza 



3° 



35 



la parola Mvxa.tu in qnel pafló di Sofocle 
Otdip. TJr. v.761. X'^C'» «F TI »«"**r8u 
Riifai , tui txput frim» tanitit pubefttbmi . E 
nell' Elettra di Sofocle v. 4] . ti yif », pi yicx 
T% ìj -, y. i-j ^uoxfa Titta > tv J Cvovti k«h y 

/* »'rj«r^iF«» 1 ntfue tnim te pr* fenia Unga- 
atte tempere naffi patnunt , nequt fufptflum 
bbtiunt itm teUrMMm ; dove beniffimo Tri- 
clinio dice %Zrm *.txfl*arir/i'%rn . In fatti in 
Efichio a»e« , xp*M* T * ! 

V. 14. »•«»*♦/>•» . varia ininta amili» . 
Delie due fign incastoni» che da a quefta votelo 
Scollarla A , una che la notte ila varia di Aclle 
come il prato di finn ; 1' altra che fi a vcftita 
A' una veflc di più colori , fcclgo quella fecon- 
da , come ha fatto lo Scolialta # . In fatti nella 
compofìziunc di quella voce è più giudo tro- 
vare la voce «Tp* i e che *«ikUiiV«' fia for- 
mata come multe altre voci iaf**ft>/*mr MVX*£ 
fXmr ed altre limili . 

V. Mf. ru/a • in vece di #Kt/dV« : Atti- 
eifmo , per cui fi contraggono i tu™ > in «#« , 
\«-è mrm • Vedi Mattairc de DixleB pag. 48. 

V. 17. j >.#$i!»«t» • Scholiafl. i wtiiimt Km- 
| Smn . Il nodro Tragico al v.4jj. dfa quello 
verbo in £goificasion« neutra, come l'ha «fa 



4J 
Sonno, 
B 2 

to Sofocle Ai jjat. Tltg. v. Si. Tit/' ìli*»*** 
f (va , alt bar ei.de rtqmtvit . E* già fiato ofler- 
vato che molti verbi neutri fono alle volte ufati 
in lignificazione attiva , come in Eurip. Batch. 
t. 14-. f*l>a *tva.ctr "i* r<£«s»*oi" 

à'-'-.' < ifnttam factm imitai , cioè tmitart vtl 
txilire fluit. Vedi Barnct al v. i/j*. /«»• d'Eu- 
rlpide , al quale è frequentilKmo un fi fatto ufo 
di tali verbi . 

V. »8. THitra imifm . Stefano, e dopo 
lui Stanlcjo vorrebbono che fi IcggClTc tvavfuc 
Il verbo ivmvfim fi trova quali fcmpre ufato in 
fenfo d* etipi» , priva come fi vede in molti (lìmi 
pallidi Omero. Il verbo* poi t»avp((i ha la Ggni- 
ficaxione anche di tanfequar , ajjeqtur ,aufir»i 
onde in quello luogo leggerebbono più volen- 
tieri \w*6f , fr#3*m *bjìnUJÌi , eanfeqttutut 
tt . E' flato tmlladimeno oiTcrvato che V Etimo- 
logo v. à.9*i(aJ dice «ri» ivfm ri ໫X»(J». 
onde non c fuor di ragione che «««va» egual- 
mente che ì*«Vf ù lignifichi frtuium aufrro , 
eMpia. Tanto più che in Eurip. Andram. v.t 02*. 
lì dice di Clitcnneftra ••,•■> *ià' t'*»*» 
a fliis ttdem tanftqmt* tfi . Onde fi può far 
di meno d' una tal correzione . 

V. ì 1. tv *d>** t-ut . Quello è lo AeiTo che 



nPOM. AESMflTHS 



QbtyZji ' ìvaarapaitTATOi <ppi'et$ ' 

"Attui; ^ 'fa^S óV/$ viov xpxrji . 
Kp. E?w • t/ ptAns, ^) xaroixTtX*i fUtrtw ; 

"Or/? to <roV fonroian 7rpòuìa>xzp yi'pctq ; 

Tè ertv^cW; rw eTéWr* , » fi' éftiX/et . 
K P« Ivfjapìifx , aVuxBreJ'i' j 3^ 7rct$è<r "kóya*r 

O/oV TI TTdWJ ; 

» raro ftifJiauvHZ TrXtov ; 
Hip. À/W ts efw >>m Ah^ ery, ^ 6pa'<r«; frAi'a»? » 
Kp. hxoe, pì> bcTiV ToVcTt f)pltveì&xt • tri/ ^ 
Tot (inìtv eitpiXoojjia (jlyì Trova (xdrlw . 

Kp. T/ wyèìz ; 7roruf jb, <J{ «VAa? Xoypy 

Tav vuu 7ra.pó»T0ùv «JVk àtri A ri%y* . 
Hip. Ef*7ret<; tic; àvrluì a^ot; Jp«Ac#- ActfcwV • 
Kp. Kirtv/T i<wf>ixxb* 7r\luì facto-/ xoiptuèif . 



Hp. 



'EAei'Gtpoc §ò «r/$ ir/ 5»"A&jJ A/o? . 



3? 



40 



4? 



5?0 

Kp. OJxhk 



w<» quitfctnt . Stanlejo citi Efìchio , che dice 
><»v ;• a !■ > ì.»jsr»S» : e reca di quella 
ilefla Tiagcdia il v. j^j. Si può aggiungere che 
)<> Scol lile B. (piega cv xfc/rvr . E in Omero 
Iliad. H. l l K. yiiv - ■ ! ■ ' ii' - 1 1 Scolij ("pie- 
gali àra*aitr>ty . Filoftr. Vit. Sofhtjl*r. il. 
cap. 5. <ed. ). pag. 57 I. ì r ra li . <f» > >»»v 
■ ■ .1-, u ■ e . hit , .ut, reauitfcamm . fc Sofocle 
in Oriiip. Colon. ». 1 9. Ou k^Xci nel^.*' «"tV 
W òf ir» t/ts « , Aie tmftde i» ifto impeliti» 
fate. 

V. jtf. ifir . Significa quefta terza perfona 
per lo pili Ej'fo i e (pcile rotte ancora ftd dt hit 
bui miti . Qui pctò vale fatti de hit , come ap- 
piedo Luciano nel piincipio del Ottani, ed è un 
modo che corrifponde a ciò che noi , volendo 



far finire un dik , diciamo , B*Jl* teù . 
Platone de Reputi, lib. I. pag. 70. edix. Canta- 
brig.t 7 1 ). «>« /t «91 , uà . rtklt yfttveì ra.1t 
Ttùl fiit*l klytvtail , itir 1 !pw . ^ «iraili/- 
et/Mof > if i'.jpi>r:« i. > dove fc > come li ha in 
alcuni Codici , in vece di iettf retti fi legga» 
.'••.-71: ficcome creJo doverli leggere » ne 

verrà un molto miglior fenfo che non ha la le- 
zione voi «Ita , ego VITO y.tcm.t insdum putr 
anieulit fitMl.it n*rranttbut , »atii ds mn$ 
die*m > (MinH^w , jj. abnu.t r. . 

V. jl. ><par . Giove dopo aver cacciato 
Saturno e i Titani , venuto al regno , (partì agi' 
Iddel gli uffte j , e diede a ciafeuno un particolar 
dono, come racconta più a baila Prometeo alle 
Ninfe dell' Oceano • e a Vulcano diede io fuo 



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t 



PROMETEO LEGATO. 

Sonno, é fenza poter piegar ginocchio: 

E Griderai con molti pianti , e inutili 

Lamenti : che di Giove è ineforabile 

Tu' animo : e ognuno , che di frefco impera , 

E' afpro . Rob. O bafta . Perchè ti trattieni , 

Ed hai cotefto van compatimento ? 

Perchè non odij un Dio nemiciffimo 

A* Dei ? che ha dato traditevolmente 

A' mortali il tuo premio ? Vulc. F una gran cofa 

La parentela , e la dimeftichezza . 

Rob. Lo dico anch' io : ina cora' è poffibile 
Difubbidire a' comandi del Padre ? 
E non temi più quefto? Vulc. Sempre o Giove, 
Se' difpietato e di fierezza pieno . 

Rob. Mi il piangere coftui non è un rimedio . 
Ora non fare in van mai quel eh' è inutile . 

Vulc. O abilità di man troppo odiofa ! 

Rob. E perchè la detefti ? A dire il vero 
Non è cagione de'prefenti mali 
L'arte. Vulc. Nulla di men foflè pur ella 
Toccata a un altro . K$b. Ogni cofa a* Dei , 
Dal comandare in fuora , è ftata data ; 
Ne fuor che Giove, alcun di loro è libero. 

Vulc . Il f 0 ; ne polio a quello contraddire . 



13 



S<> 



5S 



60 



6$ 



Rob. E perchè 



pjrtieolar dono il fuoco . 

V. 10. ri tvyrsrls ti **Hih . I Greci tifano 
la voce /*»ò» per lignificare h* Un* gru» fin im 
come in quello paflb d' Efchilo , e come in quel 
«T Euripide in i htnifl. v. aj J. S«<,ìr >vrafì;ir 
«;/«'•/.'>•> 5CT«r x, •ixrrtarcr té»' »à» yv 
»«,Ki?«r >ì»of . M*gn*m in fiminit vini h*be*t 
ohi eum datore emittuntur purtus , ae cmne li- 
tncr'irn umani ejl muiitrum genut . Significa 
ancor» furh « un* (tran* cofa . Eurip. fh*é- 

ttm.J'Kti' >« TU »*»T»Ùr/ , TtÙT» /' tatOl/TC», 

«Tra/ : E Un» (Iran* tot* pe' ricchi , 
m* p-.ire loro inn*'* di egire flolidi . E nel!" 
Ecuh. ». futi* y* » irtrtis »j ì wo.tr a. «vu- 

»/T»iTi5»f h'wi*ccj* {Ir *n* come tutte le co fe 
avvengano 4»i» uomini .jpe. cioè che i nemici 
•Ut «ohe debbano farli amici, e vice v*rf*{\ 



ilqual diffidi patto e flato faltato nella pretella 
Tradutione flampata in Firenze nel 17,5. lìc- 
come una gran parte di quel difeorfo che ten- 
gono tra loro Ecuba ed Agamennone ; la qual 
mutilaticele fi offerta in moltilfimi altri luoghi . 
Luciano Dial. D. lx. dicendo Mercurio, che 
Giove era malato , rifonde Nettuno , *é9i» 
Z ' ! f - i /«»ir yìf t,vto fi* » ftr qu*l tu- 
(ioné o Mercurio ? Tu mi di' un* ce/* flron*. 
Per I' una e 1' altra lignifieaxio ie , come i Gre- 
ci /«»•'», coli noi ufìamo dire E' un* grxn co/*. 

V. 41. in' t« /i TUA»! **> • botano i due 
ScoliaiH , che quelle parole di Vulcano fono in- 
dirizzate a Giove, e non a Kfirtt , nel qual 
cafo averebbe ufato 1' epiteto neutro e non il 
mafculloo »»xf/. 



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Kp. 



Kp. 

H>. 
Kp. 



14 nPOM. AEXMUTHZ 

Owxa* fV«'£jf <Pe<r/ua r£<f» sriy/SaX»? , 

Kou «F» 7rpo'x&pa -^a-fA/a ftpiti&cu -r-tpa. . 
A<t@eev ttt , %%pvìt iyxpxreì &ìph 

' Peus-Xf£* 0«Vf ) 7raard\d>i irpòq TTtrpeug . 
n«pamrett cTm *' a /uara ripyop róìi . , 
"Apaari fjiaXXop , tr^/yyt , (infapìi %dXet , 
AHrò$ pà st/par xat£ àp*x**to v 7ropor . 



SS 



Apapzv Sìt y eàXivii <JWt*At/r*; . 
K P» Kcu r&u^f ru£ ?róp7ra.cror àiripaXètt; ' hot 

M«'9j» eroipirns av A/c$ m-GrVzpo? . 
Hp. IIAfxJ wcT' sr a'JW? ivìlxùx; fik(i-\,auró (Xoi . 
Xp. 'ASafiauiTifu vuuj trtplwò$ àufjctS* ytnz9otr 

Trippa? J&(* 7re *h wctaraArfC' ìppapittas . 
Hp, AV cu npo^tifGoC' , <r«v> oViprtVfi» vrovuv . 
Kp, Sw «w xaroxi'ft'c 9 ^ A/c's r' J^^pJi' uVip- 



60 



V. e«. /«va* >ip «v»i*r xpg i/^'X*'»'* 
Ariftofane Eow/r. r.ji6. »,\ T »r 
eri)»* ì-.n'-x*"-' ■•f't** » 9*" *■ impediti! 
viti fibi ereditai paret , al quii luogo lo Sco- 
liafta dreco porta il preferite verta d* Efchilo . 

V. 64. 'av«a/> >»•*'.-; • Stantcjo fi con- 
tenta di dire ! clic- quella un* metafora , e che 
mafeeUa della zeppa o chiodo » tetris >«<Mvr 
non c altro the la ftefla zeppa o chiodo . Rife- 
rii» le parole di Accio , il quale voltò in La- 
tino qacAa Tragedia 1 Hot ili* cdnhoi fabrica 
crudeli infermi Ptmpit mrtm . E nota che 
Efchilo altrove ha detto *v f ìi yrU,t mafttlla 
di futi» ; e che Omero nello IteAb modo ha 
detto Hi Ad. B. v, <■ - 7. r*ti pixriwàff*! navrs 
rubrai-gtnai-babentes ; e Pindaro Pytk. tv. 
v. 41. S>nvf*T v ni ' > ****ram ire»s- 
ftnat-habtnttm . Ma fi vede bene perchè Ome- 
ro chiami le navi i*i\Tt**f}*J j perche la pro- 



ra, che va avanti , e che perciò e confidenti 
da lui come la faccia della nave . ha i due Iati , 
che la compongono , come in figura di guance • 
In riprova di che fi legge in Efichio Uvfavfov. 
\ irtrptVtfver . E quanto a queir cip: efliooe dì 
Pindaro ajuvfa» ytAMtMtnn > quel che è detti 
in quelle parole di Virgilio dente tenuti jtneent 
fundabat navei è yirvt in quel luogo di Pinda- 
ro* , il quale ha an. !,r detto Pjth. I. ver. 84. 
X»»*«»dfaor «i«»»t» tUTeA MMUtmHnitam fa- 
gtttam i non altro volendo dire che penetra»- 
tem , cffendo i piani oppofli della fletta , come 
anche de' chiodi e generalmente di tutti i cu- 
nci . quali ganafee o mafccllc > per I* inclina* 
zione de' quali piani a una medefima punta fi 
rende il cuneo penetrante • E lo fieno può dirfi 
dell' Epiteto qui fopra riferito, dato da Omero 
alle navi > delle quali la prora in foftanza non 
è altro che un cuneo , che fende V acqua . Quan- 
to 



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PROMETEO LEGATO . 



Rob. E perche dunque tu non ti folleciti 
A mettere a coftui dintorno i lacci » 
Acciocché il Padre Giove non fi avreda 
Che tu frapponi indugio ? Vulc. Ma fi poflòno 
Veder pronti gli anelli . Rob. Adunque batti 
Prefo il martello con gagliarda forza , 
E conficcalo al monte . Vulc. Già fi compie , 
Né vanamente s' efeguifee 1* opera . 

Rob. Batti più forte ; ftringi , e per niuna 
Parte non allentar : perchè ha coftui 
V abilità di ritrovar l" ufeita 
Da cofe , che fiano anco ineftricabili . 

Vulc. Quefto braccio è aggiuftato di maniera 

Da non poterfi fciogliere . Rob. Anche ftringi 
Queft* altro con la fibbia ■ acciocché fappia 
Coftui d' eflèr accorto men di Giove . 

Vulc. Niun fuor di coftui potrà riprendermi . 

Rob. Adeflb ficca parte a parte in petto 
La fiera punta della ferrea zeppa 
Gagliardamente . Vulc. Ah pe' guai tuoi 
Prometeo fofpiro , Rob. E ti trattieni 
Nuovamente, e fofpiri pe' nemici 



70 



7<T 



80 



SS 



90 
Di 



to poi all' altro pattò d* Efchilo accennato da 
Stanlcjo • e che è Chetpher. v. }aj. ffittfta 

rijl-ìiuijiJ lù/tna^M lllpl i uaXlfà yl&- 

*«i animum mortiti heminit non dentai vali- 
di ignit mMXilU i di quella ciprcil'ione non vi e 
altra ragione che quella ftclfa , per cui diciamo 
U fuoco diveratert, c gli attribuiamo 1' azione 
di divorar* : e perciò in quefto Hello Dramma 
al v. t<3. a' fiumi di Lineo , che fcorrono giù 
dall' Etna , Efchilo amibuifee le mafcelle , e 
inficine l'azione di divorare > *«t»us? wvfìf 
/«tSTffTW '«>fV l'iUu Th K«XM*»f*0U 

2(KlXl«f :a; yJiJ , fiUVÌÌ ìgHtt ftVtt V«~ 

rvtr.s maxillit Stradi Sititi* plana arva-> . 
Del rcfto merita offervazione che i Greci a mol- 
te cofe acute , e cuneate Uno dato non folo la 
nafttlla, ma ancora la betta % e la voce r«'ju» 
non lignifica in quel cafo altroché atta, punta. 
E in quel luogo di S. Luca «x t . 14. *«»ovrrcu 
m ri fan *iax« tadau "» ort fWw «""> 



è un pleonasmo come ha creiuto Oleario de St. 
N. T. Acche noi Ga altro che im gladi», ma 
lignifica quel che diciamo a fil difpaia . Filo- 
«rat. Htreieer. c. 10. T J /} ri fi a. TV ilXfiSt 
Iftpeuris r\ iTraf, tufpidtm auttm ha/i* ada- 
muntinam fjfe ; e Sofocle al v. itij. Anug. 
•vorrtv rit à^f<6>xr*i fertnljit aliquii 
ancipiti [latin- , lo Scollarla Greco dice *f*fi- 
Hkt» > »>■» Stri/i» : ed Eurip. Ortji. v.i joj. 
ili'iTixa. flftfiu, ;<f;a;i ti'^-i lt«. E in que- 
lla ltcfla Tragedia Efchilo v. «7 j. '«{ 
MiW; XP"**"" Simulata otflro . Dalla 
voce firepus creJo venga il verbo /ir«u<« 
che non trovo nel Teforo di Stefano, ma che 
però è in Sofocle i» OtJtp, Cele» v.i 041. 'A*x' 
i» yi t »vf t£ti/« • »• /»» Ulrr" V»* » K "''*' 
t» T«Ira /iro>»«rf . i7»Mflf *W »*vi , fé vWr»- 
rrm hit mt j> illam prebrit preftindtrt . Nè mi 
pare che vi Ga bifogno che (ì corregga /vro^*»7» 
averebbe voluto II Cantero . 



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16 



nPOM. A E S M il T H 2 



off»? ft» ff'floro/ e/Jtr/«« jrcrf . 

Hf. 'Opài Si'afia. fuStctror oppao-tp . 

Kp. . 'Op* xvpovuura rótSi r$ ina^ieov • 

'Alk' àpipì jrA^pcu? pa%ctXi?np!t<; /2a\t . 

H(p. ApàV mur àpa'yx* 3 pnììr ìyx,tX£ ayajr , 
Kp. H ^£a) xtAdtVa» 5 xaV/ÉW^a» >t <apo? 5 
Xa/p« xa'7», <r*«A» ^ xlpxuvov $U . 

H?». Kai JV artVpaxrai rwp^of u paxpp 7róru . 
Kp* E ; ;•</;,. v; ftw fcm #«Tcp*? yri/a; , 

'il? ci/V/r/ftHTit'? i^ftf tp>a>? /Sape/? . 
Hp. o" «c/a papati yhcZosei <rv yuputTou . 
Kp. Sw pa*0*x/£« 9 

'Opyriq t« 'ftf^t/rifTO /uh WjrAtOFf • 
H<p. Srft^w^cr, xwXotort* àp$i'l3X»<rp' . 
Kp. 'Errati* ytw vfiyi&i >«'p a 

Su"h£» 1 ìtpHfitpoio-t 7rpor/6« . t/ <tm 

O/c/Vl 0?>ito/ J^T' aVa#rA»V«u aro /-fi»»-; 
*ds$cotvpa>$ <r« feupovis Tlpopn9iet 
KaX««r/f * «WoV j-ap a-* eT« wpo^*3tfi>? 
CTta» rpcVfi» T»?<f' ìkmXi&htìi tJ^m? . 

np. n J7o? */$*p, TaXUJTTtpO/ fffOfiU, 

TlOTapuv tì yrmyaì , ttokt/W ri xvpirav 



70 



7? 



80 



8? 



V. Ci. f»«f ;.ì **utÌ» • Avverte opporto- 
rumente lo Scollali» fottintenderfi , o ve- 

ro .««.frequentiffima Ellifle in tutti gli Scrittoti 

Attici , e fingol irmen,e in Ariftoflne « in Eur '- 
pide . Vedi Kuftero ad Arifiefh. Pluf. <r. ti«. 

V. 7j. K«'*(f»v|» >« Demofteni Af hi- 
lip. p»g.i 7. C. rvrtr. JHrtl. AUohreg. 111.1667. 
t*x«jt« Immura % f <«f w •« , 



gintM ttltnt* , teque fsuilulun fi • • »m 
flint • Lucitn. in Htrm0t. cip. 6 i . *. 5> *« Wr 
«fx« mfe 6- ni&l iw/tyer -ww* : e Gif.*//, e. «. 
/tiKfit ri wfis • 

V. 7 j. i, /i *<» f «!tT« r*Zt>"' Ari/Ji,le 
Or«f. S«<t. il. T. 1. f j . . cdit.Jttb, T «- 
rfxiroK ri »»ir«>M» • rmndatmm ptrfrffiim 
tfi. Luciin. i; it«{«ì mitr* /t/f«R«A»tr , 

<•»»/* 



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PROMETEO LEGATO. 

DÌ Giove ? Guarda bene che tu. non «leggi» 
Di te fteflò una volta aver pietade . 

YuU. Tu vedi uno fpettacolo , che agli occhi 

A rimirarli è orrendo . Rob. Per me veggio 
Coftui aver trovato quel che merita . 
Or mettigli alle cofte intorno i lacci , 
Sotto l'afcelle paflati. Vulc. Egli è forza 
Il farlo: Non ufar troppo il comando. 

Kob. Comanderò, e di più griderò , 

Va più baflb ; e le gambe con gir anelli 

Stringigli fortemente . Vulc. Ora fi è fatta 

Queièa faccenda fenza gran fatica . 

Gagliardamente adeflò batti i ceppi 

Penetranti: perche di quelli fatti 

E- rigido il cenfore . Vulc. La tua lingua 

Dice cofe, che fono fomiglianti 

Alla tua faccia . Rob. Tu intenerititi ; 

Ne in me voler riprender la protervia 

Ne l'afprezza dell'animo. Vulc. Andiamcenè; 

Perche coftui nelle braccia e ne' piedi 

E' ben legato . Bob. Or fa qui 1* infoiente ; 

E involati agi* Iddei Jor premj, fanne 

Agli uomini regalo. Che ti pofTono 

I mortali feemar de' tuoi travagli * 

Con falfo nome chiamanti gì* Iddei - r 

Perche hai bifogno d'un altro Prometeo 

Per te medefimo , onde tu ti poflà 

Difvilupparti da quefta difgrazia . 

Proni. O Etere divino, o alati e celeri 

Venti, o fonti de* fiumi , o innumerabile 

C 



17 

A 

9Ì 



roo 



ioj 



no 



omnia fiti mut , q Ht jqgff, E , txx . im Em _ 

ebirl.ix. ti. »«»./.«„ «.»«/ ititi/a» noi fili 
utmihi impervi,. 

V.lt. 'fl/;« i,tì,. Nota lo SeoliaftaA. 
che in quelle ctcJamazioni Prometeo invoca i 
quattro clementi . E di quefti sfoghi . «he fan- 
no i miferabili ai CieJo e alla Terra , lo Sco- 
liafte d* Euripide in Medea al v. S7 . ,5 T , ,j fa . 



I20 

Incre- 



»? ufo , dice : ha imitato qmeUi , the fi tro- 
vano 11, grmn difgratàt , i quali m perenJo 
taceri i loro travagli , t temendo di dirgli * 
gli Mimmi , lì r attutano al Cielo , o ni Sole , 
oalia Terrm o agli nitri Dei. Be .ehè Prome- 
teo , come fi vedrà più fono , non hi riguardo 
alcuno di afpranteitc . tf 
con tntti di Giove . 



il nPOM. AE2MSTHE 

Avn&i$fiOV ytXarpx, w*ftfHtr4p r* yn 9 90 

Kau ròv TrtuQTrrìV xvxhov ifoi'bt xaì cò . 

AN AnAUTttl 

AtpX&itQ' ci ai; cu*, tauri 
ùia.xvcuóp%vo<; rcv poetivi 
XpoW d$\&<r» - To/orcf* 0 9*0( 

T#>6? (4*x<xpa>v ò£.Sp' «fwt* Q * 
ùtrftoY aetxn • 

■ 

A 7 cu rè yrapòv , 
To', t' tVip^o'/uirof 

Xp? rtpftara 7$tT ìxtTeihxt . Io0 
I A M B O I. 

Keurot ri $*fxi ; vrivra. Trpov^iTri VeCMaU 
£**Sp<wc; rei (xiXXovr , W«Tt /ue/ voTatxrtov 
Hip «t'efiV »£« • 

A/Va# 0«p«r- «7$ pà>« , y/K«'r*tfK$' or/ 

To^ r»5 avd-yxns Ip ffl*n*i ùirot;. ioj 

A'*V *tì triyav , «ri ftV WyqHv rugete 
Oìoilrt poi TAarF iti . -3y»jTo7{ yiptL 

IIop«r 9 

É 

V. 90. «u'ffl/M? >(x«r/Mi. Tanto 1 Oreoi • leggera inerì rpumento i i*aua , di qui abbia 
quanto i Latini attribnifeono ii rifo al mar tran- I a*ato erigine la metafora . Leonide AntMog. 
quitto . Lucrezio lib. I. !• Tièi ridtnt tq no- I Iie.nl. cap. {// r>v«}i*«rrar pig. 186. edìz. 
rm fonti . I due Scoliafti Greci a quella luogo 
danno per ragione di quella metafore , che il 
atte ocl tranquillarli fi diAende • con* fi di» 
Uccidono quelli che ridono. Lo Stanlcjo perla 
wee )u»r.„ aaatta irifpii* dicendo «W»**- 
rumque fluamm erigati» in»*mtr*kilii . Po- 
trebbe dir fi ebe . come nel ridere fi fanno a 
multi nella accia «Icone pozzette > che fanno il 
rifo più grazipfo , chiamate da' Greci yv.*ihu, 
come fi ha da Snida ». , coti nel mar 

a«uUM4o4 U « ia tt fet tao 



Aid* 150». uni ice 1' usa e 1' alita cofa | e le 
(tenderli del mare • e il dolce incrcfpan.nro . 
'Ov/' ìi' uni ji"»' 1 nar*r:p«'ir«t >■**>* K i' • 
parai if aakuìi 9f~«a ft'f*< C ,eu M x ' Nee- 
tir., tutela *c. Ne» fi mthi rtdent ìhrnsf 
tTM>h)tiiUit** tuuks . Umtm^tu first Zrfky 
rms tnjfmtimtm , me vidtbitis avevi/*»»*»» 
Adira cofa poi è mmrit etubimmu come «* quel 
ve r in a» Phrnifi. di Acci* » Cmm enfitu cUm,- 
l*»t*t tmtkimmsat ; imperocché quello appar- 
tatile li leggera frano » che nafte dal battere 

acciai 



Di 



PROMETEO LEGATO. 19 



Increfpamento de* marini flutti. 

O terra madre d' ogni cofa . Io chiamo 

Anche il Cerchio del Sol , che tutto vede 

Vedete quel che un Dio foffre da Dei; i*$ 

Mirate da che ftrazio 
Lacero mi conviene 
Soffrir mille, e mille anni. 
Tali lacci ha inventato 

Contro me indegni il Principe 

Noveno aegi laaerr 

Ahi piango la prefente 

E futura difgrazia . 

E quando farà mai 

Che di quefti travagli 135 
Ne forga il termine . 

Benché ; che dico ? Io preventivamente 
So per appunto quel che dee faccedere. 
Ne giungerammi nuovo male alcuno . 

E bifogna foffrir me* che fi puote 140 
La forte desinata , conofeendo 
Eflère inefpugnabile la forza 
Della neceflìtà . Ma ne il tacere, 
Ne il non tacere a me non è pofllbile 
Quelle fventure: perche avendo i premj 14J 

C 2 Dato 



agevot dell' onde del mare tranquillo , qui, co- 
me dice S ; if!. Pel. r$> Tbtt. Catullo tarde pri- 
mum elementi flamine pnlft Vroceditnt , le- 
Vtttrmue fenant piangere cachinni . Scanlejo 
ave* dato an cenno di quella di ftinz ione : nulla- 
dimcno qualche Erudito non vi ha fatto atttn- 
«ione , e confonde quel che c rifo del mare eoo 

pag. 7«*-«Ha nota 5. 

V.01. folinr ;,.,'« . Quelli che 

i trovato Urano ci 



aria*, ne quello di Sofocle in Antig. v. an- 
che ha «fato parola per parola quitto (UfTu He- 
miltiehio di Elchilo anatrati i> 18 irexXo» 1 ne 
quel d' Euripide Hecnb. v. 41 a. &*>eì tZt va- 
rif«TK 'A«T.tj »v'«>o> '>.!■■■ 1 .ce 1 u n t ne 

quel di Staaio Utv, 1. flnmnem tré» &c. 

V. »d?T« *t>lì\i(r**v . Muret-. l'-i». 
L*9. lib.v. cap. i«. crede erfere flato fjttcAn 
d'Efehllo avuto in mira la Virgili* in q«f 
veni ,/Entid. 1 .;>. v i.v. li].»» niu tgknmm» 
O virg» , ne va mi ficitt inapinaque fu> nt ■■ O 



«anno i i u . ».o wwv >.o« ninno in un componi- : O VITg» > t»*V* mi f. tetti tnaptnaque (H> flt ■ 'J 

mento poetico abbia modernamente chiamato il ] ruma prittpi , ntque animo mtrum ante pttr^t 
t<At fiammeggiante cerchia non aveano U mca>. J v. ioj. T* t»j mniynnt . Sofocle Avf. 
te quello parto di Efchilo i né l'altro i* ferf. I *. n,|. ... W,«» wtf /v#ai«x»f.ir , 
».to 4 . A«/u»ft/ Mi #l*n4id,u Satit \ non enim enm nttejiiatt p»gnand»m . 



Di 



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10 nPOM. AESMflTHS 

IHi^nV xXozrcuar , 

IlaV»? fiporoit; 7ri<pvK% ( wo'po? « 

Ta/«<r<f§ jro/ia$ à/jurXaxHpdr&r riva , 
'rirauS&oq ila-polvi 7T*oTa.\<bro<; eSv . 
A Ci M lf i 

Gio'orwTo; , « /Spargo? , S xtxpafiiim • 
"laro rtpfióriov Ì7Tt 7rdyOY 

XIÓYÙIP tfXÙV £»*po ? , H TÌ M 

AN a n AISTOI . 
ToV A/c? i%9pòir ) toV :r«V/ 

ÒTrócoi 

T»V &io\*àv\h cìroixv&o-i * 

ùià rlw t\tav <pi\órnr<t /SporaSV. 

<J>o£ pdC, t/ sror' «J xivdSiirfJix xAu'a» 

IltAa? òicevàiv * a/&«p-J* iAet?>p«ì$ 
Ilrtpc/^o»' pWeu; 

nó> /ko/ pe/3tpoV TTfiOO-tpirOV . 



ITO 



11$ 



120 



V. ioS. '«n^na/j t«?»/' • ta Toce 
>*» è ufara qui per «u/rr* yf*/« , miftrim , come 
l'adopra in qucfto lignificalo Plat. W» Mf»W»» 
p. jc>7. edix. Bafil.del Valderol $ 14- ri «wt» 
/lavw.'i K«T«>i>»r« '«£ 'EiiTfiV* lìi M«fo- 
Ìi»Oi à»f irci/uor efitu it , K) Aiuta in S I» ry 
'ai/Tj 'a'a)«a (iw|«Tr»l 'EptTfilZ*!' a)«r > 
«•> tvufuie ex Erttrt* Mar*lb.ne-n ftft eonitUt- 
itUU i jiW /r» wfw» tfftì tjjet ttdtm, Ere- 



ANTI- 

tr in/et , e*Umitmte infittito! Athtnienfet **• 
duetti . Nelle Sacre Lettere i lxx. job cap. xr. 

T.J4- ira;.»» /i «f uh-M , tM- 

Umttms ò> affittito eomfrthauUt tnm . 

V. too. »fl*«*TX>'f S r*r . Vedi a quello 
luogo Stanlcjo . al quale non ri è che aggiun. 
gere . Vedi anche Hitronym, Col»mn. ai E*nti 
Frttrn. pag. i »o. tAit. Nt*f. i j #o- 

V. I » J • rU Ufà *t»i*Tm . Eurip. Hìfpollt. 



v 



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PROMETEO LEGATO. 

Dato a* mortali , per quefto allacciato 
Mifcro in quelli mali io mi ritrovo ; 
E per aver procurato la ferula 
Furtivamente empier del primo fuoco, 
Il quale è fiato a gli uomini il maeftro 
D' ogn* arte , ed util grande . Tali pene 
Per sì fatti delitti io pago , Mando 
Legato e conficcato allo feoperto . 
Ahi , ahi ! Ma qual fuono , o quale ofeuro 
Odor divino o umano , o mefcolato 
Di divino ed uman mi viene intorno ? 
Forfè è venuto a quella rupe eftrema 
Alcun per rimirare i miei travagli? 
O che altra cofa vuol egli ? Guardate 
Stretto da' lacci me infelice Dio , 

Nemico a Giove , • . 

Venuto in; odio 

A tutti i Dei , 

Quanti hanno ingreflò 

Di Giove nella Reggia 

Per troppo amore 

Verfo i mortali . 

Ahi ahi qual fento 

Moto d'augelli 

Qui appreflò ! V Etere 

Pel lieve fcuotere 

D'ali fulTurra. 

Qualunque cofa, 



160 



16% 



170 



xci» ftr > »*io>»» r:w . Appreso gli antichi gli 
fpiriti benevoli fi credevano gettare un grato 
odore . Vlr . v£W/<, I. «07. Am--r.-(,c V ie ra- 
mi. div$n*m -virtice edertm Sfirmvtr* . Dal 
prefente luogo fi vede che «ttrlbuiv.no anche 
all' uomo un certo <«lore , compresile per al- 
tro a un Dio . G- 4'Arnaui Anim*dv. Critie. 
cap. «««ti. volentieri farebbe dir querto e il fe- 
gucotc verfo ai Coro ; e che Prometeo ripl- 



Che 

gliafTc'jxir» Tifarla» ore. Oltre che quefte pa- 
role lì adattano bene al «*nro , il quale ha l'cn- 
tito Prometeo gridare l i ì« ì« »»• induce an- 
cora a credere elTcr qnefie parole del C»fo dalla 
voce i/>fàà che e pura Dorica , I* ufo del qual 
Dialetto ne* Drammatici fuori del Coro è ra- 
riflìmo . 

V.ia?. *Zt pti ftBifìr ri TfWp*or . Sofo- 
cle in Aj*e- v.ai 7 . ?: a,~-.- ; rò »fc»i' f , } r , ad- 
■venieni m»Um memo . 



22 ITPOM. AESMfìTHS 

ANTISTPOGIK A. 
rpepw * . 

Tlrtpoyar 

ITp<5<r*/Sot reVcf» wayor t waiftfmt i^O 



'Ex cT'ja-A^f f*« rei? 3«pp.p*V/F a/<f*' 
ANAnAISTOI. 

np. A* al «T, 

Th Treei ?rà«r*'f «à/esnyti*» 
X3oV à».oifjtiÌTùt f)£pa.ri yroùSif 
Uarpòi Q.*.ittvS . 

Ti<rìi (pdpstyyoq o-kottÌXoiì c* *xpo/$ 
*p«p«èf «^wAe* «^»V<y. 

ANTI2TPO*H a. 
Xe. AeiWé» np<y*N$dC"« 

tpo/Sep* <T ìfioi<nv oasotq 

V.ijt- *t«t* yàfixù. Swnlejo trajuce, * tindofi chejl fucno Ttnir» dal battete i chio- 
K»« yrrw fenittH ptnttr*vit /ecejfum Antri- 
rum , perchè lo ScoliaAc fi ha 2»rp*r «..yet *; 
Ma è gii flato oiTcmto 1' errore j ed è flato 
beniftim» corretto SrrMM ] jBvxSr&c. fatlan. 
deli di fuono dentro le fpelonche i il Poeta 

«iudUiofatntntc fi t»1c dell* voce ix-»«««" J «>«"» w# rt/eimlwu Jc*?uu , fuman- 
ti* 



«si , proprnfllmamente fi vale della »oce któ- 
•j*s ; donde »iene utvti* » che ha tifato 
Sofocle per lo ribattcrfi il fuono dalle rupi . 
Trachin. t. 800. i,ufì »«tut»» »'Tfaf » 
A*Xf«r %fft, vpartf , i) 'hvfitmt r axf «/ , 



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PROMETEO LEGATO. * 



*3 



Caro. N on temere: Amorevole 
Quefto drappel con celeri 



Che mi fi appreiTa 
Mi fa fpavento . 



I7f 



Gareggiamenti d'ali 
A quefto Dirupato 

Se n' è venuto , dopo ,3 C 

Avere a gran fatica 

Perfuafa la mente 

Del Padre fuo . Mandata 

Mi hanno le veloci Aure, 

Perchè il fuono del battere l8 
Il ferro è penetrato 
Nelle noftre fpelonche; 
E mi ha fatto giù porre 
Il roflbr verecondo ; 

E in fretta fon venuta Ig 
Scalza fui cocchio alato. 
Ahimè , Ahimè ! O Figlie 
Della feconda Teti 
E dell* Oceano Padre ; 

Che con fluflb perpetuo JQ( 
Scorre intorno alla Terra . 

Deh vedete , mirate * 
Con quali lacci avvinto 
In cima a quefti fcogli 

Dirupati far deggio 20C 
L' ingrata fentinella . 

Io ti veggio , o Prometeo: 
E s'è avventata 



tu Lctrnum f»x», er Eaiiof* fremitoti*. 

V.iiD. ,.x ( «t,^,,». Si aggiunga a quello 
ehc .lice a quello luogo il «Jotio Stanlejo , che 
ne' torri tempi antichi ri e «ita V opinione 



Piena 



fi wvius fit , ?jm umiviffam umbit Urrmm fri. 



V.«44- v**t* /#' IfuSm ìvtn fatfeta Ite. 
Ear.p. Htrt. tur. »., ,«o. rfra^St >« f «, 
ptgaAXH rif4i > fuff>iri9tnm » ,• • t rumati ntt- 
bti cj. Mede* v. ,07. f'f i f X'> 'jf»r*A>im Ni- 
fi! ■W«J , «4 Ma* un»» cp/f, 



•ag. 4I1. dell' Oecano Ì/ T l t/! ìrf »»t«m»ìJ 




< 



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24 IIPOM. AEZMATH2 

'Ofti'^n 7rpo<rjl^ TrXnpni 14$ 

Uirpoug irporctuouvofJtivov 

TcÙVcP' àìotfJLltVToStTOITI XVfXOUt ' 

N«'c/ òt omo va' poi xpaiSv òXufjnryt ' 
Ntùfflultt $ ro'fxoiq 

Z<£$ à&trfia; xparw/« > 1JO 
Tat 7reJiv J 7T%\(àzj-ft 9um dirci . 



An AnAISTOI. 
ITp. Eì ydp (x virò ylw 9 

Tw ViKpoSìyfAOYOq «5 Ù7TÌpiUT0V 



Tdprapov tixtv Stcpoii; ùXvtok; 
Ayptat; «AaVa? , 

* • 

Niw cf' aì$i&ov xivvyft 6 TitXctq 

B^f9pW{ ÌTTICO. pia 7Ti7FOV$a. . 

S T P O * H 0. 

T/f &»Je r^no'ixetpS'ioq 

Oicov } era ratsTe «V/xap» . ItfO 

T/? « 

V.ijj. i? yif f,.' Iti yZt . Stanltjo trtJnce | fpcrte volre con I* InJic3:i vìi , come net prefeote 
Quod fi tntfuittu ttrram . Mi pare doverli tra- I palio d' Efchito ; e in Ariftofane verC a*, 

«^"rre , Utiasm m* fitbtms ttrram . La ptrtieolt ! "£i*' ì£ ikÌt»» »f *rtf or rir te-fa**»» */*• i *"~ 
li è poft» per ùit utitiAm ; e ia tal lignifica- I num tr.tht f ruii la}t>lc trutm ffct »ad*t* Tro- 
«ione non trovo che vada disgiunti dalla parti- I vali frequentemente w congiunta con la voce 
cui» >- v f . Si congiunse u lUcornc \,U . ed £,(• I ? f t>ur . E quando I.t*.» Ca lenza la precedente 



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PROMETEO LEGATO. 



Piena di lagrime 
A gli occhi miei 
Fiera caligine ; 
Vedendo a quefta rupe 
In fortiflìmi lacci 
Straziato il corpo tuo: 
Perchè i novelli Principi 
Governano 1* Olimpo ; 
£ iniquamente impera 
Giove con nuove leggi ; 
Et adeftb cancella 
Quelle d'innanzi, quando 
I Titani regnavano. 

Mi avelie pur cacciato 
Giù lotto terra , e lotto 
L* albergo di Plutone , 
De* morti ricettacolo , 
Giù nell'interminabile 
Tartaro , fieramente 
Con lacci in JiiTblubili 
Legato ; acciocché alcuno 
Nè Dio , nè altro che fi» 
Si pigliaflè piacere 
Di quelli miei travagli . 
Or come traftullevole 
Figura in aria mi fero 
Soffro colè * che porgono 
Spallo a' nemici miei. 

Quale è quel Dio di tanto 
Crudo cuore , che fentt 

ii, V indicativo o ottativo che viene «ppretTo 
£ perchè non può enee ma) fubjuntivo fenia fo- 
lecilmo, Lucita. im ScImc. eap.i.] eretto non 
gii da IfiMf , come volgarmente fi crede , ma 
dalla particella u , clic vi fi debbe fottintende- 
re . Ma non e qui il luogo di dimoftwe que- 
Ao infegnamenta . 



210 



ai* 



220 



22$ 



23O 



D Piacer 

V. Ijj. iti W%rXnfi)LÌf/i»t . f Oprato 
in q u erta N in/a per quelle p role e quelle eh' 
ella ha detto lòpra v. 144 > e feguen. il carat- 
tere della femmina , della quale dice Arinotele 
Hifi.Anim.X.xx. e. 1. p. io*}. A. >vr« «u/pìc 
«M»,u«»t>tpo» , ìf ùfUaitfv fiakxti , mulier vi- 
t* mtgis miftncns, & ad lutrmw frmitu 



26 



nPOM. AESMXÌTH2 



Tie/V/, S/x* yt 4/o 5 ; è S' Ìttikot^ dei 
OifXivo$ ayranATTTOv róov , 

AaifiPXTou- ùpa.v/etp y%vvav ' 

Oóìi A>,|« -ap/V av 9 toptry xt'ap, 

H* 7ra\dpx tifi ràv JvroiKcàTOf tAjl r/« àpjfcaV . 

ANAITAISTOI. 
H film ir' i/u» , xoiVep «parepea? 



Xp«'av é'0« fxtzx.txpar irf>urae/<; 
Artidi T © x «e* 0x\&ia tip ont 



V. grattini »o« • "* offertilo il 

IValTe a Tucidide lih. ni. eap. 5?- che dopo i 
tempi di riamile andò in difillo quella maniera 
di fcritcrc . e che fi principiò a fcriverc xsu- 

f raTM ptr )rauj;'ij, ; a!j;HTiI pCf ujtì<*- 

»toì &c. Che per elegante metafora fi tratferi- 
fcano quelle voci all' anime lo ha inoltrato Stan- 
lcj'o , e prima di lui Stefano nel Teforo della 
L. Or. Si può aggiungere agli efempj da loro re- 
cati anche della prefente Tragedia il v. 994. 



I70 



F.J Eurip. //nE»i/. in Taur. v. SiJ. ««./Arar* 
t*» V"» «<»^»t» (ff ni» , * ch»rijìm* 
preft munii fleffis tnimum . 

V. 170. v.-iii: . Naturaliffimi fono i 
fentimenti cfprcfTì dal l'otta in perfona di Pro- 
meteo adirato contro Giove pe' curiti tratta- 
menti, che da lui ricetc. Si confola con la certa 
fperanxa di tendicarfi di luf : defidera che ten- 
ga quel tempo : e penfando che Scuramente po- 
trà fodditfarfi, fi compiace di quella fua irami- 
ginazionc io mezzo »' fuui dolori . Tutto quello 



Kount fi ù fAthiyXcJaxois 7rei6àg 
'E7ractìoùtrt '2«A£ef, 

ertpta'c t 

OÌ/7T0T aV«A«t; Vrn'ijat; , to' ìyù 



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PROMETEO LEGA 

Piacer di quelle cofe ? 
Chi è, che de' tuo' mali 
Compaflìon non abbia, 
Toltone Giove? Quello 
Tien con tenace fdegno 
Un animo infleflìbilc ; 
E la celefte gente 
Va domando; ne mai 
Reflerà, prima o d' eflere 
11 Aio cuor Tazio , o che altri 
Con qualche attuta macchina 
Gli tolga queft' imperio , 
A occuparli difficile. 

Certo che fin adeflb 
Di me fi ftrapazzato 
Da quelli duri ceppi 
Avrà bifogno il Principe 
De' Dei , perch' io gli fcuopra 
Il novello configlio , 
Per cui farà fpogliato 
Dello fcettro e del regno . 
Ma non con dolci incanti 
Di Tua perfuafiva 
Potrà impiacevolirmi; 
Nè le forti minaccie 
Io temendo giammai, 



contente con quel che dice Ariflotile tXhetór. 
J.il. r.if. pag.6;i. C. che e neceflario Tn»6a,' 

T/'a >/•»»» T»» iti T«« IkwU'tl T«« TlfiKf»- 

#»#S«f , Ut «rnntm irsm eonftquntur Volupttt 

«JiqU» tX ritieni, fc* . Ili yàf t» ùtriq 

r-til***, l, iy, T «, • S/ ;*>!{;•>»(( iftW*, 
«vt» J i . * .- . ■ ,jU(Undum tnim efl rxiftimare 
tn ft tmfequuturnm , qtu nfpttit : *t «vi irn- 
fatar ntpttit r», «tu * fé fitti peff*nt -. £ma««i7 
yàf i 5/of» tu /jet t» t«vt« , <, Siiti /<« T |l'- 
/!»»/» ir t«T ri,««f«?»iw T» //aro/z , MM r$» 

v> lupi ai jutJsm fejuttur tum tx h*t ipfg , 



I 4 0 



24* 



250 



2?? 



D * $CO- 

r«n» ex t$ mud ctgiutìont immtrantur in ipfn 
ultient: e finamente, » •£» rirì tfjtptaHn f «r* 
tmi'i I/irir Vili? , SfTtp ■ rur ìrv*rf«ri 
ilUifitur, ijttt tune ori tur imagtnjtie, -volu- 
ptAttmfmriurjutmadmodum veluptmt V u ft in 
ftmnis. Perciò Omero dice dell' ir» tifai S. 

V.top. "Ot TI »«X0 jH'.w ,n>;-: <»T«»W 

£:/iirtii 'Ai/pur Jr radar/' *i'{tT«f • 

V.17]. ,., 1 ;. , ; > v u -j i ?T«0(/a7#/ . A tofane 
*Opnl. v. joy, f«/tì /itxj.-i...-»!/ Jt«»» It?« 
«Il/i» «ce. 



■2$ nPOM. AESMX1TH2 

KamfilwtJTù) , 

ANTI2TPO*H ,3. 
Xo. Su f*ì* Sparvi; w jr/xpeut; 
Ausuar ùììp iwtx*\fc » 

E>*5 $ ?p»V«5 itpt-S/rt cT/aropo{ ■ 

Ate$& «7*?' <rcu$ TV%au<; 

Ili TóJfcT* 7TÓPOV ^p» ITI 

*H3«* , ^aj xtap àvapapuSof KpoKK sraie; . 



AN An AISTOI. 

O/V or/ F**"'? TC 1SH ^ * auT £ 
To J/XCU0F i>f ZdL'«- 

EVai 7tc&\ orav ravry pu&f' 

Tlt» cP àrtpAfJLvof ro?U*4 òpylw 19° 
E/< apòpop ifxot <t p$\or*m 



IAMSOI 

V.i,o. r«f{»*« • Come l'ine quali 1 tumore. tlegifltsmente per tanto dice il nortro 
fwifcm tmimi timer , ni) al contrario il I poeta ip>ìi rop<^ per qael che lemplteemcn- 
«ranquilUrfi e come appianare e diftendcre quel I «e dice Arifwfanc «pj^T X»*" • 



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PROMETEO LEGATO, '29 

Scopri rògli il fègreto » 260 
Se prima non mi fciolga 
Da quelli atroci lacci, 
E non mi paghi il fio 
Di sì olcraggiofo Grazio . 

Coro. Tu Ce ardito , e per gli afpri 26 j 

Tuo' guai punto non cedi , 
E parli troppo libero. 
E un pungente timore 
Mi follecita 1' animo : 

Che della tua ventura 270 
Io temo, dove mai 
Imbattendoti, il termine 
Veda de' tuoi travagli : 
Che il figlio di Saturno 

IV d' indole fi fatta , 275 
Che non fi può comprendere ; 
E ha il core ineforabile. 

Proni. Io so che Giove è afpro, 
E che nel proprio arbitrio 

Fa con fi fiere il Giudo . 280 
Nulla di meno io penfo 
Ch' e' fi farà piacevole 
Una volta abbattuto 
In sì fatta maniera . 

E l' ira ineforabile 28 j 

Deporta, con fcambievole 
Suo defiderio e mio 
"Verrà meco in concordia , 
Ed amorevolezza. 

Sve- 

V.i,j. *»iv/if mti„7.»ti , QjjeRo plf . f mo rimette molto ddlt fu» p»ffione , x|,,r yl f 



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30 nPOM. AESMfìTHS 

I A M B O I 

Xe. Uavr' ìtxdXo-^op ^ yiyuv' ip7p Ì\óy99 t 
Ilo/p XafitoV ce ZdC? tV axrta.pa.rt » 

Oor&j àrt'pco^ » W fl"/xp&>$ oùxt'^t^) ' jpj 
*AA^o; $ ciyar , wafitcx^ b Jvcarorpo., 

2raV/{ t' c* à)kìt?\o/r/r eàpo&uuiro , 200 
O/ fteV StAomc ix0a\*ir *<Tpa? KpoW , 
fl*« Zdtf« «Wc/ cTm^cf * 0/ $ rZpna.\tp 
2tt(&'Soptì<; Z<£$ (xittot affai» Sta» • 

'EptuC^ Tfl * X<5r* , Tri-Set* 

T/rà>a?, Ovpapu re X$ovó$ rt'xpet, 20J 

Ot/'x iftwi&tw ' axpuXaq $ p»x&val<; , 
'Aripóraprts xaprtpo?? ippoPìlpaciP , 
v ^lo^r' àpo^Sti <9fòq @ta.p ri $\<mè<rstv » 

'Epct Sì pilrup v% atirtt.% povop Oiui; , 

KflU fola 3 ^o^àV òvopetreap popoli pia t 210 

Tò ptìkov S xpaJpotro 7rf>ÙTi$i<m/itei , 
XI'? « xar' /#aJ 5 «eTi »-po$ ro xapTspo* 

Xp«" # , «f{fo« ^ V7Tipt^OPm( XpttTHV f 

Totaòr tpn Xéyotrtp c% fiyevptPH j 

Pvx n'g/War tiJt 7r$oerp\i-\.ax rè tt»p , 31 J 

• 

KpàV/ra ef» /«e/ j^f 7raf>t<rcJr(k>v tot* 
'EqoJpìt' sipou , 7rf>oe-Xa@o'prt pnripa , 
'Exqp$' ixorri ZW <rvp7rafHtrctTétr . 



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PROMETEO LEGATO 



Coro. Svelaci tutto, e a noi fanne il racconto. 
Giove in qual fallo t'ha colto, onde tanto 
Ignominiolàmente ed afpramente 
Ti maltratta? Raccontalo, fe pure 
Non fii per aver danno per fi fatto 
Difcorfo . Prom. Dolorofe a raccontarli 
Son quelle cofe , e il tacerle è dolore , 
E fon per ogni parte miferabili . 
Subito che gì' Iddei principiarono 
A fdegnarfi , tra lor fedizionc 
Si moife . Una fazion cacciar dal foglio 
Volea Saturno , acciò regnane Giove : 
Al contrario facea 1' altra ogni sforzo , 
Che mai Giove a gì' Iddei non comandale . 
Ivi io diedi un buoniffimo configlio : 
Ma i* non potei perfuadere i Titani > 
1 figliuoli del Cielo e della Terra , 
Che difprezzando co' fuperbi fpiriti 

I modi lufinghieri, fi penfavano 
Facilmente per mezzo della forza 
Che ritenuto avrebbono 1' imperio . 

Ma Temide mia madre , o fia la Terra , 

Poiché in un fol lembiautc ha molti nomi, 

Più d'una volta avevami predetto, 

Come adempiuto fi faria il futuro : 

Che non già bifognava con la forza, 

O per potenza coloro vincellèro, 

Ch' erano per regnar . ma con inganno . 

Mentr* io diceva ne' difeorfi miei 

Sì fatte cofe , quei non fi degnavano 

D'avervi fopra il minimo riguardo. 

In tale (lato di cofe allor parvemi 

II me' di tutti a mia Madre attaccarmi: 
E volontariamente , e di buon animo 
Mio c di Giove a lui recare ajuto . 

E pe' configli miei il nero Abiflò 



3* 



nPOM. ^ESMflTHS 



'Efieuq $ 0a\cù<; 3 raprapn (XtXelfi0aSu; 
Ktl&pàr xithuwrH rof TraXcuytrìi KpoVor, 
'Avrò to'/ trvf*fià^otrt . 

TCt<tì' o£ «/u* 
'O t t jj &i*P rvpxepos àtptXnfitfoq 
KaxeùV/ 7roivauq roìerc/Y fi' c^h(ih-\,xto . 
EVijv j-ap thto rf ropcuvt'ìt 

NcVa/ua , rc/^ (p/Xotcì (xn 7Ti7rot$ivou . 
Cfo »v «parar* , oùrietv xa$' ìwrtva 
A'/K/£«rctf /u« 5 raro JV <ra.<plwià> . 
OVaic; Tfié^/s-a toh 7rttTp$09 ìq -d-pórov 
Ktf3*'£«r' 3 iaufiocrif vipa ytpx 

A^o/er/p a^a , {94 <T/«ro/^/^«ro 
K'pxJw ' 0pof$ ^ 'TP TCtXou7reópur Xóyor 
Ovx i%tv Mir' 3 ài tv rete; ytroe; 
Te 5r«K , «^p^e* «t^o <ptrv<rax vtov . 
Keu roivif àvr*0oun 7rXhù ipS, 

E'yat </V roXpns a^ipua-àfAUM /Spor»? 
T» ft>} ^ppeufi-iVra; a<f« ^<?A«f • 
Ta» ro/ ro/cua-Jt irvfxovcuo-t xafJtTrroficu , 



220 



22? 



23O 



*3* 



GVMrOO? eP' C# 0/*rp irpO&tfM V0$ , TUTU TV%MÌ 

Ovx *%iu$Uu àvro$, 

«ppt/'fy/^eu , Zlwì Jvo-xXrìs Mot . 

XiStipóippur tì kxz 7rC$ct$ cìpyctrtxtros 
0V/5 HpopnQ& , coìrti « ^iwa^x^f 



24W 



V. iti. r*i*S' Té v-«* • Tra* mot i ri dell' 
ira mette A .fiorile Rheter. Uh. il. cap.i. il re- 
deifi mal eorTifpofto da chi ha aruto da noi be- 
nefici , tri ( * ' . ) Vf * Ir t/« fi»T»l 
iv •tl«x«' /tir. 

V'iti- iftXtfitnt . lilla Orar. froTolj' 
yir«f» FV . J7 o.#*Mond. 17 Jp. Atjir* 



inni cui 



mtgtt 



memora > jUJm btnepcii . 

V. a*4< T»ir»ja/Tv '. La ragione di ejue* 
fto può prenjerri da quel che dice Politilo lib il. 
rtis fia*i\%7t lì/i/ fisti fth rifti^tt- 
t«J ivt» Ìx*r» i2rt | • ral» /• Ttv»v/w 



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PROMETEO LEGATO. 33 

_ , * 

E profondo del Tartaro l'antico 
Saturno in fe racchiude e i Tuoi co m pagni . 
Ed il Re degl* Iddei , che ha ricevuto 
Tali lèrvizj, quelle acerbe pene 

Mi rende in guiderdone : Perchè quello 330 
Morbo in certa maniera ne' tiranni 
Si trova , che diffidati degli amici . 
Quel che poi chiedevate , per qual caufa 
E' mi flrapazza , a delio inoltrerò v velo . 

Subito che fedè fui patrio foglio, 33$ 

Dillribuì a chi uno a chi un altro 

I doni a* Dei . e llabiliva il regno . 

Nè fece conto veruno de' miferi 

Mortali ; anzi diftrutto tutto il genere , 

Ne volea generare un altro nuovo: 340 

Ne alcun fuori di me fé refiftenza 

A quelle cole . Io liberai ardito 

Gli uomini, che dillrutti non feendeflèro 

All' Inferno : Per quello travagliato 

Io fon da quelli mali a tollerarti 345 
Tormentofi , e a vederG miferabili . 
E avendo avuto pietade degli uomini , 
Non fono flato riputato degno 
Di confeguir compatitane, e fenza 

Mifericordia fon così malconcio, 3^9 
Fatto da Giove opprobriofo fpettacolo , 
Colui convien che ila d'animo ferreo» 
E fu fatto di pietra , che non fente 
Compaflìone de' travagli tuoi . 

E PercV 

tV't«f't«a«' ."i^.r»! TÌ.; /; : f »Jil,| V. »4i. w,^fi ff »t. Omero Ojyff r.io|. 
•ia4j . Ei Arifcocile ito A,,,n „lm> di kl I T.ì -/>•_.'.> . ji /. .... I— i_> ./a... u ^ 



•VTÌr ««hxt7r . , | ttr/ùtei , 



34 



nPOM. ùE?MfìTH£ 



Mo*3o/? • iyd $> «V *V «V Jfr r*l* 

np. Kcu ftfoì *'*o/? towwffi «Vjp?' W« 

Xo. M» Tra ri' *j»«/3h? Wl <jA r*fwfo i 
IIp. Onfw's r* iVcti/<rat pt» jrpoJYpxtiS'cu pto'poy . 
Xo. TÒ «op«V rifcr/g yt?t****9 rar*> 

np. Ti/^«? c# cloro/"? «Aar/eTi? iLOLrótxtra . 

Xo. MÌy' oìpi**u<z rùr iJ*»p>»V* ppiroìs • 

np. npo^ Toìo-Jt fccV to/ jrup o-^/r «Tara. 

Xo. Ktà >au q>\oyat7ròr Jr«p ?^a<r* f>»/*tpo/ j 

np. 'A<p* » xo&cèc Upt&iia-orTiu rt'^m? . 

Xo. To/oro-cTt «T* o-» ZdC 5 bV «ti^ao-zk 

W(>r«i « , *' Jtflt *» K 5 

Ow<T SV" «SA* T*p/t<« o-o/ TrponHfitror ; 

np. Oux a^o^' H J«V , OTaK x«>« cfoxj» . 

Xo. Ao£*/ JV ; n'i 'fXw/'si a* òpa? ori 

H>apT«? ; «? eT* H/uapric , «V t>o/ A«V«" 
Kct& iSoth , <ro/ r «X>o 5 . a** rauia 
Mt$£uiv , a$\ar ? ixXvrtv &th rivi. 

np. 'E**$>poV, or/? 7rmuaraiv i£* WJ« 

'lì^w, irapaivii» ruStTHV rt t«? xcuw? 
npawoi-fa? . iycì rmì& ftrmr' i*tt*pb* . 

'ExaV txaJr Hfxetproy , «x àpvUouau* 
Qr*To7i J* «oro? ivpóulw 7róva<; . 

Ow ftZw t/ iroivaus >' oìo'ft^ rotear i (Ai 
Kario'X***'& eu T 0 *» vtrpeu^ yriìttpciois , 
Tvxévr 'ipH>s t»J^ àydrovoq Trayv. 



*4S 



250 



^55 



260 



265 



*?p.» . Sofocle ^'«f'/- 1T «'f«»f«' 
«sipif 'E*' «i/5» ?fX«*«f Ti ' *^ ° m ~ 

ni* i»gaù»fu$ , inoft tonfili! mb il fttw 



270 
rum *ffeauiiur> 

v.i fi. . 



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PROMETEO LEGATO. 3$ 

Perch' io veder non volea quelle colè ; $jf 
E poiché l' ho vedute , ho il cuor do gì io fo . 
Prom. Certo io fono a veder compaffionevole 

Agli amorevol miei . Coro . Forfè più innanzi 
Di tanto ti fé* tu inoltrato ? Trm. Ho frtto 

I mortali ce (Tir dal prevedere 360 

II lor dettino . Coro . E quale hai tu trovato 
Rimedio a quello male ? Prom. Meflb in loro 

Ho le cieche Iperanze . Coro. Hai fatto a gli uomini 

Un gran bene . Prom. Oltre a quello ad etti ho dato 

Il fuoco. Coro. Ed hanno dunque adelTo gli uomini 36% 

Chiaro il fuoco e vifibile ? Prom. E da quello ... 

Impareran molte arti . Coro. JDunque Giove 

Per sì fatti delitti ti maltratta ? 

Nè per alcuna parte ti rallenta 

I mali tuoi ? Nè di quello travaglio , 37© 

Ti è il termine proporlo ? Prom. Niun altro. 
Fuori che quando a lui parrà . Còro . E come 
Gli parrà ? Qua! fperanza ? E tu non vedi 
D'aver mancato ? e il dir come hai mancato 
A me non piace , ed a te duol : Ma quelle 37$ 
Cofe lafciam da parte • e cerca un modo 
Di liberarti da quelli travagli . 
Prom. Quando fi è fuor di guai è cofa facile 

L'efortare » e avvertir quelli , che trovanti 

Nelle difgrazie . Io tutte quelle cofe 380 

Sapeva bene , ed ho voluto a polla 

Quelli delitti commetter ; noi niego ; 

Ed ajupando gli uomini , mi fono 

I guai trovato da per me medefimo . 

I' non credea però che in tali pene 385 
Sarei tenuto a quelli alti dirupi , 
E mi foflè toccato un fi deferto 

E 2 E fo- 

V. \66. *vk Iftirt/itf . Efprefiooe ipcdic* 
Sofocle «on clcgintc giro dite il mtdefimo 
EUBr. tttf. 5»p. rmt Sf«#M »v* \nt( 
(tu. 



tftnmi . 'Eifin /'«l^ìf tftn ITfìr »vpi ttfftJ 
mUm. ti» »f«»»f f > Vag* tmm fpet mnl.it vai 
dtm *J'Htu<nt9 t/i, mnltei vere Utttfit Uvitn$ 
(upiJitAtib.is ; nulli tmm ^uUijnmm tmtingit 
gn»f^rinffMm attuai ign* tdmrotrit fetùm. 



3* 



nPOM. 



Kcei ^0/ TÌ pi* w*pir** H **■ - 

ni<To7 5 /3«<TflU rat rpoviprotirat 
•Àx»W «5 pd$»T* iti ti Akc to jrà> . 

« 

• < 

viw fioyotwrt . retvro. rot 7r\av*fAtvn 

r AN Ali AISTOI. 

Xo. Ovx àt*arau$ tVi3*ò*^a? 

* » * 

X&on rìfcTt t«A* .>**< $ 

G*. "Hx* ìehtxH tipa** x«U'0« 
Tor »ripu><Mxi? roVeT* £f»rof 



275 



280 



28$ 



«ohe Tolte , particolarmente nc'Tragicl, un ver- 
K> ehe (lenifica un' «ione modificata . fi tro»a 
ìon* fignific.re ahro che 1' «I. «e p"« • Co 
"i Sofocle i* Ai*c . p .»<»t.». 4Ì«»Uw* per 
femplice«..te . Coti qui .,,«.,»«» 

con lignifica «hro ehe . «1 «.«I 

Man fitto»» «fato anco fopr» ». i»7. Ed 
Arillofane Efnif. l$*o ; M W I» TÌ «,•■ 
•»f«»rj «i/W eliq*odk»c mtctiitì e ». tJ ai. 

K.ÌtÌ* >«if I n.rr.M^*' S '*S »* TÌ ' *' , '* 
j»A r/W» OamiMtor frttr hne 

luvetttit In Euripide P-tonitf. ». 4*« r«ecun. 
M cioeaftì che Edipo e L.lo too»»tifi in un W- 
TloZ incontro .lF.Hr. . dite i. Coccbieto d 
laio ad Edipo . «he fi *•* da patte c M 
luo'o i ma Edipo Tene, risiere feg-lu». 



,S» . Il lame, ha mi! tr.dotto , ,U* W 
h*>n, ji4*vw<i do»c». dite ili* ?tr» f.rjt. 
b*t t*cit*t , m*z*°> frrit*' g*re»i - SoFocU 
in EMir. »• riffa »f««ì>» ,T **•' » 
ctjS *i t»m»l*m fruivi . 

V. ttf. /»e r *« T -*>»" M • fingolare il ligni- 
ficato di quii» »«•<«• 9<» n h|o efpone /oA/X»« 

Attium «mtnfiés . Lo Scoliafte /S /iB/M^dj»»- 
fit ] /lU»^' • I» 1 P* à *»'«rtirG ,'erw i »etbl. 
che per altro fignifie.«o «a anione determinata, 
alle »oh« lignificano non quella axione . ma o 
la ea.f» ehe produce quel!* aaione , o V effetto, 

a l. _ ..III >«Un«i e nr \ »f . . PfT ClC^TiptO 



la e««f» che produce queu azione . «« 
cht da queir «'one è prodotto . Per efempio 
dal federe uno appretto V ahro ne nafte che 
natilo i prefente »IT .hro ; onde tro»aS »•«»!- 
per ^/e. Il»*n.arfi in effetto che 

nafee i» fidaci» , « perciò **W . « h « P« «*■ 

trq 



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PROMETEO LEGATO. 37 

E folitario monte . Nè piangete 
I miei dolor prelenti , ma di Ice le 

In terra udite , quel che di (Ventura 390 
Mi fopravviene , e di tutto informatevi 
Intieramente: Sentite, fentitemi, 
E compatite me, che ora travaglio: 
Perocché la difgrazia va girando , 

E altre volte fi pone ad altri appreflb. 395 

Coro . Con noflro gradimento 

Tu ci hai detto, o Prometeo a 
Quello : ed ora con agile 
Piede lafcio la celere 

Mobil fede > e il puro etere • 400 
E la via degli augelli ; 
E a quella dirupata 
Terra difcendo . Io voglio 
Udire intieramente 

I tuoi travagli . Oceano . Io vengo». • , 405 
Prometeo , a te , percorfo 
Lungo tratto di itrada. 
Quello veloce augello 
Senza freni guidando 

A voler 



rro lignifica glorior , li trova «fato per etnfida , | 
fiera , come in Sofocle El*8r. r. 4% , che non e I 
flato avvertito <la ano per altra valentuomo nella I 
induzione Italiana di qui .Ila Tragedia , e re lo 
contro ogni ragione ìnav/Ji mi fi iella • £ per- 
ciò avviene che un verso di una determinata 
fign. ricezione . alle volte trova6 ufato in due 
diftercntiflimi lignificati , perchè I* azione della 
fua primitiva lignificazione p«ò elTere congiunta 
con due azioni differenti . Per efempio ifuffint 
eambiar* , alternar* va congiunto col vicende- 
vole parlare , e però iutifici,, fi gI1 i£ca i ifpon- 
dere, come in Euripide suppiic. v. t.7. K»? 
■fSr« »• *f«' ri ifutytmai , c 

Omero lliad B. v. 17$. H, ìp t fa r > ? WT . 
•iXWt/)( *f(»fi'r» , laqual lignifica ztonc e 
taciuta da'Lcilicografi . Il cambiare ed alternare 



è un azione che va anehe congiunta col cammi- 
nare al ter nani,, fi i palli» e perciò i^ffinr trovati 
benché raramente ufato per incedere . Apol RoJ. 
I.l. »er.U5 Niìv» «»' àfita//»f Wyni'ist ifyn 
ifiti-lat T.t •/«» 1 »:<:■'- r si ArcaJis ad Lyn- 
mmm Atfat trartfgrejfut ilio itinere . Coti il 
noflro Tragico dice Smuti'-l-a un. ; 71,-"* ai* 
>. i . : « : e fi ferve nella compofizione della pre- 
pofixiooe é*ii • che fpertò, come qui , lignifica il 
total compimento dell* azione lignificata dal 
verbo , col quale cita prcpofizione è congiunta . 
Il noflro Autore Choepk. v. 1*19. tvrit /tifi*- 
««? *»/?«* /8/»t#f aitai »d,T* Iriptt »/*iAJit«/, 
dove dee fecondo lo Scoliafta unirli f li coti 

IaatiA^iT^ : Stanlejo traduce : nenie bemitnun 
m<n>oi*m vitam omnin* impani lui permuta* 
bit io direi , trsmfigtt , tranftmret , trsdn(tt t 



38 n P O M. AESMHTHS 

To' , ri ydp fit , c/W , fyyyttis *r*? « 

'Eravayxàfyi , x*d<; fi 293 

Ou* fc# , era» pc/geiu ftoTptr 
N«'ftfiUft' , w co/ . 

Tftlff $ ra<f* irojt*' , »J» /uoJrta 
X«e*TO^Aa»iWfiV ir« ftp/' 

r. 

Sw'ftca/ «» fi *p>/ e-vfiTrpttTTftv * 29 J 

J A M B O I. 

'Avróf'f' *Vrpa, r&y ^ì^ofivrop» 
*E^^«f »C i " •&«*P»<™>' ^X*$ 

Aip*» StV* . ro/«Ti tof A/e« » 

v.,. ? . wtì» • osiate, j^^ 1 :^;:;^^;:: 



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PROMETEO LEGATO. 



39 



Le tue difgrazie : sforzami 
A quello , com' io credo , 
La parentela ; ed anco 
Fuor della parentela , 



A voler mio . Tu devi 
Saper eh' io compacifeo 



410 



Non vi è alcuno , a chi dalli 
Dell'amicizia mia, 
Che a te , parte maggiore . 
E tu conofeerai 

Che quel eh* i* dico è vero : 420 
Ne foglio far piacere 
Vanamente in parole. 
Orsù dunque dimoitrami 
In che debbo ajutarti : 

Che non potrai dir mai, 42? 
Che ti (ìa alcun più itabile 
Amico dell' Oceano . 

Ah ah , che cofa è quefta ? Ancor tu vieni 

Per veder le mie angofeie ? E come avuto 

Hai tu il coraggio , abbandonato il mare , 430 

Che da te prende il nome , e le pctrofe 

Spelonche nate da per fe me de fi me , 

Venire a quella terra produttrice 

Del ferro? Forfè per vedere i miei 

Travagli fe' venuto, e per avere 435 
Compaftìon di quefti mali ? Guarda 
Che fpettacolo I lo , di Giove amico , 
Che gli ho acquiftato il regno , in che miferie 
Sono oppreflò da lui ! Ocean. Veggio o Prometeo ; 
E benché tu abbia accorgimento , io voglio 440 
Suggerirti un buoniffimo configlio. 
Conofci te medeGmo, ed in nuovi 



Lo od. 1 7Jt. Cref.) , fatto prigione i» Ciro e con I gii molto tempo t*nto Ssvrif > tv- 

Uri ragionando de' «afi firoi , interpreta l'oracolo | /•(poti Kf ,7« t , «pi«fft i riferendo il «ono- 



Coftumi 



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V 



4 o nPOM. AEIMflTHS 

• ■ * 

E/ aefi Tp<tfc«$ , ^ Ti^n^ftsKa; Xe^¥{ 
'P/-|«5 » «' ^ (JHtxpàr ivuripot 

Qaxuv xhóot ZdtV» 

fl?r« Ter v«a ^o'As* 
riaperti* póx&atv Traxhfa eìveu <To*«r . 

*A>k' J ratXcuTrcop' , èie; «^«? c'PT^C f 31$ 
ZifV« i^tTl 7TYi(Jidrup à-a-aWiiyat; . 

» 

rAft»£v»5 * npoftM^dC , T«a-/^«pa yt virtù* 

IIpo{ to/{ Tra pax/ <T à^.ct 7rpoa-^a.0€itf ^tAw? . 
Ouxhv , iftotyt xpeéptroq (Piìaa-xixXa , 
Ilpè? xivrpet xaTAo* ùnrw? opJv or/ 
Tpat^u? (JLÓvcLpxps t/T v7rd,$iwo{ xparrt , 

Kou vu« «ya» /uiv efy«/ , jrwpaVo/tieu 325 

tf' »ert/^flt^t , ftn<T* «jack Aa^poro/"" . 
*H a* af*' . 



IIp. Z»Aa> 

gMrrirt» Si può aggiungere che i Greci in fignl» 
ficato di fluttui a dllirut tifavano la voce &#- 
X«?ti • Ariftuf. v. pia.Nub. ri ,/ 1 àfx a ~*' > 
Sf4 tu flolìdut . Cicero >e anc.ra ! kkift. I. 
Klf /r'f mm f/« , f> w«h ««ri}*» £ jfftfci «7- 

V. fSt. »»Ìr to7/ m*f»Z*t f'ixx*. Sofocl. 
£/ertV. v.j i«. *Ou »r«,uar 7^x«' «{ •*•» T« r»- 
firv" iiMi»* ti» *t«* 'Eti»/»t«». 
euiqut nterts fingunt ftrtunvm . V. |aj. »j>»( xurpa «">•,» ì«r»ri7» . Il no- 

V. ji7. fcfX«*« • Sranltio ha notato the } ftro Tragico più lotto al v. tft». ri /' 2 «u>4 



fcer Te fletto alle proprie forze : 'E»«ì ; ì ; V;. >*, 
tju«urìr u-i (Karjr 'un uì/^cìm , ìr«iv..t 
rt!» «r«T 9*-/ à»7> Ss» : e poto p«ù b»lTj al con- 
UAtioiyttZt afa. Ìju»utÌ» ■ *ri rei «rr/»ex»- 
«t«7ir ?Ka»»f "ii- » #?.•» . 

Ibid, tnHr**e* . Sjviffimoeonfi|lbj nel- 
la pratica del quale c infitte totta 1' arte del 
vantaggiare la propria fortuna, e che è c-ncl 
folr, che melT» in cfeciizione verifita quel detto 
$0$ cinque Htarts fìngunt fertunum . 

V.j 17. fcfx*"* * Seanlrio ha notato the 
Tueld. lib. iv, ufa Jt»x«V»*»>»*» P« r filtititer | »»\a«T?r»r \ jl$*mcmn. r, "itfj «. »fì« a«»Tf« 

?* 



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PROMETEO LEGATO. 41 

Coftumi muta Ja condotta tua , 

Perocché nuovo è ancora il Re de* Dei . 

Che fé butterai fuora afpre e pungenti 44? 

Parole ; forfè Giove , anche fedendo 

In luogo più fublime , fentiralle: 

Di modo che 1* amarezza di quello 

Prefente tuo travaglio ti potria 

Parere un gioco . Ma , disgraziato , 4fo 

Lafcia gli fdegni che tu hai , e cerca 

Di liberarti da quella feiagura . 

Per avventura ti parrà ch'io dica 

Delle feiocchezze : Così fatti premj 

Si acquiftano, o Prometeo, per parlare 

Troppo alto . £ non per anco umiliato 

Non cedi a' mali , e vuoi oltre a' prefenti 

Aggiungerne degli altri . Prendi il mio 

Avvertimento : Non volere itendere 

11 piè contro lo tómolo , vedendo 4*o 
EiTere afpro il monarca; e che comanda, 
Senza dar conto a chi che fia . Ed ora 
lo me ne vado , e tenterò , fe pollò , 
Di liberarti da quelli travagli . 

Tu ita cheto ; e non vogli arditamente 4$$ 
Troppo parlare . E non fa' tu beniflìmo , 
Siccome fe' prudente , che fuol eflère 
Conneflò il danno a temeraria lingua . 

E lo 

■ * 



h" *^Kr/£i , fi* »»*«? f»»>9* • »' ndvtrjus fli- 
mnium catcìtrts , nt patendo fattoli . Eurip. 
i» Bttah. v. 79 1. Jlt'/mÌ!).)!, » 

*l'»::,...,cr TTfìf surf» **KTt£u!*l, tfrìl *», 

htt 1 fetiui iUi fatrijiean/n , q mi furent ad- 
vtrfitt jUmulum Dtì , mcrtatit eumfim, calti- 
trarem . Pindaro hyth. il. ». \6i.Xfì /i v( j< 
ttìt ti*. lf •'>» , imb ifarttt étutim cum Dto 
ttmttndtrt . e al ». 1 7 » *TÌ n<»Tf« /< T ti 
*«»ti{;«/»«» tix<«« ixi*Wfì$ «*V*f , Mdvtrfiu 
auttn fttmuinm calcitrar* farnitiafa tfl rit- 
ti» . PUui. l'trf* , AH. t. fe. 1. Cum Di'ti 
ktlligtrtm , qttihtt f*t tjfe non ourmrn ? 

V. H4- tmw«<'»»« «f«T«7. rtchUofi 



vale del termine 01/' trivi urte per cintteriz- 
xare Giove per un tiranno J del quii termine lì 
ferve Ariicotile per muftrarc quella eh' e' dice 
elfef propriillì nameate tirannii; , »ti« itunt- 

tvttt Zfx« T "' •/»•<«•»*) |8»*tu»«i» Mirrar. 
Politicar 1 ». eap. x. pag. 47J. L. 

Jj3. ^»/'S>«> ,^,}; C r^v.,,.Pir. Un, Correr. 
».8 4 . «*Ìf/H» *ixo>x« «»X«>*f«lf.NMr* 

fuhtndtrt jeltt fitamn't* nutlcutcoi, . 

• V.JIy. 7 >'ì-ii uxruU ***!x 7 { :*:ì!ì*t3j . 
Euripide in «/£fo » in frarmcn- »• )• li *«• 
>>.»4.-«r 1 Tri #«< «**d 1 lingnam nifi cut ■ 
tincat , maina tifa immintni mala . 



42 nPOH. AESMATHS, 

Tip, ZifXJ e' o$' Sri* ÌKT9f vivimi zvp*!< , 330 



Kat pwu latro v , ftifJV vo/ pO-Marài 
Tìttvruq p*> « 7reì<rei$ viv 

ITaVram >' avro'c /u»'t/ Trtipav&jìs cJp. 
Xlx. noi^À» >>' àpeirar t»5 wt'^ee? ppir'àv tf u$ , 33 J 

*H o-*utoV • tp^p x' « ^«Vj» Ttxfxoupofjuu . 

'Au^a «u^a? tZuì'A ìtupià» ipcì 
Authy ùi" , «Vi j^F/ì <r' iuXvccu Tróvetv . 
np. T« p'r <r' itoìk* , x* *<?Ajxn X*%* Trovi . 340 

YlpoQuftiat; pà héJVk (^«Vm; . ct'rap 

M«JYr« W-oVw ' fXar 'jjj yàp , 

ilx, Ov eTitr' , tVtV {ti x) **vty*n*ii ró%tu 

Tetp»<r' "ArXetVTOi; , 0$ 7rp^, tWipy? tcV»; 
"Es-wxi x/W bpar» ti %&opè$ 



Ter* ^v^try té K/Xìxì'mp 0/xnVopa 



'ExfltTO- 



V.tjf. Tif/t /«fitl? . Più baflòa) r. «17. I V. Uf> tSf«r«Z ti «j X*"^ • ° mer * 

S. luca x ». 17. ì, ,J, Tir 'r»r /«fi** J , «t >*Ti» t« *, .v f «».» «X»". 

•>•*„ ivr.r« { l.ì. .fi tW/«r 1 W™> jrafMin I fi>fimtt mnttm colnmtw tp fi U*g*t . fU »rr- 
^ itói . I r*» £ w/iw» *JI*rmi»Mt i il ,<ul paflb tro- 



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PROMETEO LEGATO. 

Prom Io t' invidio perchè fe' fuor di caufa ; 
Quando fe' (lato di tutto partecipe ■ 
E hai fatto tutto meco . Or lafcia dare» 
E di me non pigliarti alcun penderò -, 
Imperocché perluader noi puoi » 
Perch' è ollinato ; e guarda ben con quefto 
Andar da lui di non aver del danno . 

Oc. Tu fe* meglio per dar configlio a gli altri , 
Che a te ileflb . E i* ne prendo 1* argomento 
Certo dal fatto , e non dalle parole . 
Ma non mi ritirar per alcun modo , 
Portato com* io fon ; perchè mi Tanto, 
Si* mi vanto che Giove quella grazia 
Mi farà di Jevarti di tormento . 

Prom. Io per quello ti lodo , e di lodarti 

Non lafcierò giammai ; perche non manchi 
In modo alcuno di prontczia : pure 
Non voler faticarti ; perchè in vano 
Senza recarmi giovamento alcuno 
Faticherai , fe pur faticar vogli . 
Ma non far nulla , e di qui parti . Ancora 
Ch' io mi trovi in miferia , i' non vorrei 
Ghe molti altri per quello aveflèr danno . 

Oc. Eh nò , perchè mi affliggon le fventure 
D' Atlante tuo fratel » che all' Occidente 
Sta del Ciel foftenendo e della Terra 
Con ie Aie fpalle la colonna , pefo 
Non facile a portarli . E nel vedere 
Quel figlio della Terra , abitatore 
Delle fpelonche di Cilicia , io fento 
Compaflìone , quel nemico moftro 

F 2 



43 



470 



47* 



43o 



48 J 



4S>« 



49 $ 



Di 



da Stanlc)o , ed è anen riportato dal- 
lo icoliaftc d' Euripide Hifttlj. 74S. « q a ,| e 
Ipiega onde fu nato il dire che Aliante (ottiene 
il Cielo , dicendo cffcr qatllo un ahi filmo mon- 
te , fai quale parr che il <Jielo 6 appoggi , e 
cbefidue^fWi-i ri 5t*.W 



; li ivrìt à,*6xtr, . 

V. II 1. rir >»>«r? 
tarma di quello 
1 parte della 
«he ne fa 
c. }. 



Quel che dice Efehllo 
no gigante e 
te e orrenda 
Btbiioth. 1. 1. 



n P O M. A E SMATHS. 



'ExtfTGKTOxaprft/or/ jj-pòs /S/*/ xttpupirop 
Tv far et &odpov , jràff'/»' 05 àvrt'r* , 

tfiipìvou<ri yetfJnpmXaucri e-vti^w %óvo9 • 
'E? èfifiareav cT «rpa^ri yop^tyyoV triAaj , 
'11$ thV A/o$ Tvpaffii* Ù7rtf><re<>9 /Sta ? 

'A^' fltWa» Z£u><>5 ay fumoir fit'Xog, 

THctmi@<tr*q KipauAjòg i*VT§*9 fXoya, , 

Jio(i7rATfA<tTùi9 . <pptret<; §à «$ «urei; ruTfi? 

Kcu *>lu7 àxpeìov j(eq 7ra.pilopo9 J-'mx,- 
K&rcu rirawa 7r/\nn'o9 SaXassi'tt 
'ìttvhuìvo*; p/^oua-/9 \\trvautau$ u*0 ' 
Kopvpaùi cP C» Onpuu; npivo; ixvSpox.TUTTH 
ìCpaxTot; , «k^k ÌKpetyiia-ovTcu ttot* 
TVorafioì Trc/po; $Ìwto9t%ì àye/au<; ypai9oiq 

T»? xaAA/xapjrr* Zi uhi 04 htvpò$ yvo; ' 
Toióvìi Tvipeiq ó£«r«£fVti %o'Xov 
0ipjt*o/$ àarAaV* 0%M<ri Troppo'» » 

KouVsp xtp«'xu£ ZHfòc; tuì9pa,itat(At90t; . 
IIp. Su cT ax aT»/p5$ , 8<T' «V*« <T/ef*rxtf^« 
Xpiì^ffj , rictvrÒ9 <T6>£ owmf iT/Va<r** " 



3*$ 



350 



365 



370 



B>«ì 



V. K»Taij8«ÌTvf »if«v»i« . A tjuefto 

luogo porta Stanlejo le differenze de* fulmini . 
<iJoro particolari nomi , adducendo Atiiìotilc , 
o crii ahro ne Ha I' Aatore > <& Mund» cip. 4. 
pag. ino. C. il qaale dice enervi il fulmine 
detto PfoUis, che fa (uligine > un altro che feap- 
pa fuori velocemente , chiamato Argii ; un al- 
tro detto Htlitio che viene in forma di Arifeia 
0 riga , che coti intendo in quel luogo >f »,"• 
/»•«/•( ftf*ViMf j efiulmeate quel che col- 



pire qmlche eofa , chi» na-o SetptJi . Dice in 
oltre Stani' ' che della quarta fpccic e il fui' 
mine . del quale parla qui Elettilo» chiamato da 
Oraaio filine» rJ'iWxm , e che di qui è detto 
Z.Ot K»Tcu*«T.f da' Latini chiamato f*^"»* 
Baiali. Aggiungo a tutto quello che Ariftoti le 
SUttorslogicor. lib. III. e. 1 . pa». y«o- i- > f* 
menaione di due forte di fulmini i 'Bit 



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PROMETEO LEGATO. 4S 
Di cento tefte a viva forza domo > 

L* impetuofo Tifone , che a tutti 500 
Gl'Iddei G oppofe, dall'orrende bocche 
Sibilando la ttrage , e folgorando 
Lume da gli occhi a vederli terribile 
Per lo regno distruggere di Giove 

A viva forza . Ma il vegliante dardo go$ 
Di Giove fu lui venne in giù fcendeodo* 
Spirante fiamma , il fulmine , e da dolTo 
Scortegli i vanti altitonanti; e fino 
PercofTo nelle vifcere medefime 

Abbruciato rimafe , e per lo tuono jio 
Abattuto di forza: ed or fen giace 
Inutil corpo ■ e difpregiato appretto 
Vno Stretto di mare abbruftolito 
Sotto l'Etnee radici : e neH'eftrema 

Cima fedendo Vulcano le mafie 505 

Infuocate percuote, donde rompere 

Vna volta dovran fiumi di fuoco ; 

E fi divorcran con difpietate 

Ma feci le i piani campi della fertile 

Sicilia : tal darà fuora bollendo 520 
Ira Tifone co' ferventi getti 
D' infaziabil turbine , fpirante 
Fiamma , ancorché bruciato fia dal fulmine 
Di Giove Prom. Tu fe* pratico , e non hai 
Bifogno, ch'io t'infegni : come puoi, 525 

Salvati: 



Ì-» t'«T« >ta>nov , fi qui 4M V.lldt ttniU flit - 

nt . fr fri t*ntùt»t* ntn miurut , tjuod petti 
ciAKOM *pptll*»t , fu* autem minm mdurmt , 
yud rotioiNoiVM \-oc*nt • Non può per ranco 
negarli enervi fiata appreflb gli antichi quella 
diftinxionc i ed Ariftofanc EfKir. ». <o j. lì ride 



mei tVMtfefnt afptlUritnt . E' però ancor »ero 
che Omero non ha guardato quella diftinxionc 
Odjff H. t, J4j. t»if fui tim ifyìrixf 
fWtJ Ztvr ì*,.i taUtri» f*l.i».:mm>bi»*- 
ve»» vtlettm cauÀtlti fulmini Jttpittr j*c*U- 
t*t di fi-in : e f. ». jjo. m< »!» Uh i/3«x» 



delle minaccie di Cleone , chiamandole 4«A»- 4 */.«*., ti ntfuvyj Ztùt i^ifi t tMm . qwde 

ntuiUi fiimidMs j*Ba»tt*i } al qual luogo il } nuvtm -utUtem ptrcu$t ttrdtntifiUmi»* idoo- 

Calaabono, 4*A.< Grtit , fumnt , *nd*J»lmt» I de apparifee che confonde col fulmine detto 

^vdfint ?u>xa tivtnitbxt 4.*,,, ^ in \ Sctft » gli «itti due 4».h. tif?"». 



45 nPOM, i e ni n T H 2 

E'}-* «Ti rtuù ir*p«7o**r «frAnV* tu'xCuu # 375 
E v $r' ctr A/e?$ <ppóvnfiet 

X2*. OJ*w npo^if^^T wr9 , «r< 

OpyHi rorurnq cirir ieìfot Xoyot ; 
IIp. 'Eetr rts cV x«up£ >• ftaA^aW» x»ap , 

Koi /uif o*$et>*>'»« fhtpif icryyaxttf $*jt, j5 0 
XI*. E> 7rpo$v(ieì&ou 3 W vXftSir , r/ra 

O'pf? C#£<r<*F £■./{/*? J JYeWftl p« . 

IIp. Mo'^o» sri&tflroV , xafioW t' An&Ur . 

O*. E** f<« t&jo«Ti joVo* yo^Hi } »V« 

KtpcT/ro') <<C 9por»f7tc feti <fc*«V ypoveir , jgg 
IIp. E'/wy fornirei t' àfJLTrXaxnfx' &*au rói% • 

fin. X*p<£? f»' t? o7xoi' o-ò; A&Vo? «7&« IfttX'F « 
np. Mrf <ri SpÓtào? «5 iVfx»" 

flx, H r t£ r&f HfarouMTi vrayxpttTiHt tfp*s ; 

IIp. Ta'w $f/Xaar« finyror àx&*&j< ***P • 390 
XI*. H* 0** j npo^tw^iw t vufitpopà JtìaTueiXci . 

np. Iti'»,»» , x<y«/£* , iretpórm r*r . 

XI*. 0'pf*»fW$» f«o/ TQtJ*' iSttuZat Ao>0'- 

A&pov jì) 07/401» aì-Stpos -J,eup« TfTipo/? 
Ttrpcer*iA*$ oiuvòq ' arptiroi Si v ài 

MONOSTPO*1K A. 



395 



V.,7,. i,rx*,-. DU«fi irrxf. di «/» | Jfa* jBf. t.eUno ir **«W C***. e. ,r 
gr .,c . LklU i Ut^i, W A.aA I nfiU. i,/ f Sr ..X«r. *Xu., •^"^ *. 

rìS {{..TM«ir«i . ^«w 'I'»»» ^ ««"•«♦«««K";- « ur : rS j e irarnfr 



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PROMETEO LEGATO. 47 

Salvati : ed io la preferite fciagura 
Soffrirò , fino a tanto che di Giove 

L* animo pofì dallo fdegno . Oc fan. Or quello- 530 

Non conofci , o Prometeo ? che a un animo 

D' ira ammalato il rimedio è il difcorfo f 
Prom. Quando alcuno però mitighi l'ira 

In buona congiuntura, e non pretenda 

Abballarlo per forza , quando è tumido . 53? 
Oc. Ma che male conofci che vi Ga 

Nel fare un tentativo , e ufar franchezza ? 

Dimmelo . Prora. Vna fuperflua fatica 

Ed una fciocca leggerezza . Oc. Or lafciami 

Patir di quello mal ; vantaggiofiflìtno $40 

E' ad un che penfa bene it non parere 

Ch' e* penli bene . Prom. E' parrà che fia mio 

Quello delitto . Ocean. Manifeftamente 

Quello parlare mi rimanda a cafa . 
Prom. Vè che il dolerti per me non ti getti 545 

In una nemicizia . Ocean. Di colui 

Forfè che tien novellamente it loglio 

Sovrano ? Prora. Di coitui guarda che mai 

L'animo non Ci adiri . Ocean. Mi è macltro 

Prometeo il cafo tuo. Prora. Va: ritornati» 550 

E conferva il prefente fentimento . 
Oc. Vna cofa m* hai detto , che già in animo 

Avea di fare : E quello auge) quadrupede 

Tocca la fpaziofa via dell' etere 

Con 1' ali ; e volentier nel proprio albergo 

A ripofarfi piegherà il ginocchio. 

Coro . Pi an g 0 [' e fa h]t 

Tua 

x. 47». ti»?» V' .»«/«; » «, kiyu ttMtri'fui , f tts. quiins bum Unir* itUrm Te (fu . erma- 
ftutt MUttm intMMMtaut, ^vnb* mmtmmm I gnmm >,,orbt d*ptlin$ parttm . 
dtmuittnti* i al qu*I luogo riporta il Sanaci • V. mi/t^Hi» >ar« . Tiffbni il gì- 

qae 1 «rerfi d'Orni» I. LBf-l. Rrrwf «Mi*** I nocebt» , «ioc fiMftrÀ. Vedi UMottfopr» «i 
tnifirtjM tvfiiint f*am ì %mu vtrb» £ «a. | ». i a . 



48 



HPOM. AEXtoXìTHS 



Tux*t Ttpoft»$£, 
ùcLApuo-iS-ctxror «f aV oarav 

P'aftvàir X&0ofitra p'1'9? , zrapftoV 
Hortoiq STiyZtt yraytut ' 
'Afttyapm rdìt Zdìg 
'I<P/o/$ ve usa; xpetT'JUUM , 



400 



40? 



4IO 



ANTISTPOGH . 

A«Aa*« ^4»'p«, 
lfl.iyctXoo'Xìi'ftorot r' a'p- 
Xcuo7rp*7rì rtrafl"/ t«k ceir 
Luxtofxatuo-'cov ri , 
'OttÓvoi t Ìttoikov àyvà$ 
'Arieti ISoe, fifUtVM , 
fAtyaXoró'otort o-oìs 7r*uzn 
XvyxdfxyHart &rnrc*' 

• 

T P O X A I O I . 

KoXxiJoq n yà$ ivpixoi 

fta^aC arpicw, 
Kai £xt/&Ng SfJttùot; , 
O/* tr^a-Tor Tropo* dftfl 
Mcu«t/k ìxa<rtr hififttv ■ 



Burp.W,,**. r. >io. ptufempliccnunte r<>5«. I Ff'PP» d' OrrUle the 1 poeti ulano t»>«. r< f 

-rWlft/tm. I l*rrimt i E ne |a CMi quefto u Ebulfmn come 

V. 401. tit/«i* *«>*?f . Chtritone ^ww- j hi crtdut.. Stinlejo . jddocenHo a" Euripide 

Ur.H»rr*t . dt Chàr. r> Callirr. lib. I. e»p. ». «• »« I «* £ .V/ìÌt.t 



41? 



'Apa0/*e 



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PROMETEO LEGATO, 



49 



$70 



Tua difgrazia , o Prometeo ; 

Da' molli occhi vcrfando 
Stillante rio di lagrime . 
E di liquidi fonti 
Ho bagnate le gote . 
Perocché amminiilrando 
Con le lue proprie leggi 
Imperiofamente 
Giove le cofe , a' Dei , 
Che prima governavano , 
Mette in pompofa moitra 
Sua potenza fuperba. 

E già fuona di gemiti 
Tutto il paefe ; e piangono 
Queir antico e magnifico 
Onor tuo e de' tuoi 
Fratelli, quei che tengono 
Abitatori il fuolo 
Della chiara Afia : a' tuoi 
Travagli , che fon degni 
De' più grandi lofpiri , 
Tutti ti compaflìonano : 

E le feroci Vergini 
Che abitano la Colchica 
Terra in battaglia intrepide : 
E quei che della Scitica 
Nazione occupan l'ultimo 
Tratto , che intorno iìendefi 

La Palude Meotica : j8f 

G E la 

ipnirm v £f*S« »»>«£<• I mi/ara ; come mali finta nn'fitra fidevetr»- 

\ . 401. iui;;.TB. Prendo quella voce IT- I durre quel patio d' Euripide Hcrui. »• 19 ?• 
verbalmente, come bcniflimo avverte Stintelo, I >ttfraxaxtir : traduco poi nfa-rCr»? f*wriM»- 
benché nella ina verdone fi fia contenuto diver- | do fecondo la figoifìcazionc che ha 11 verbo m< 
famente ■ Ayu!)afro( tr.Hlttts, ita magniti ut fu- j r Ci* preflo Sofocle EUQr. T. IW« ttit tf lf«« 
ftr tnvidinm jtt . Ho detto imperio/amentc , I . i »«rr« jf *f«T»rit • 
cioè /iuta /u^ttitme 4' alctmo , o vero /enfia \ 



S7$ 



J80 



* 



$0 



HPOM. AESMAT HS. 



np. 



'Ap&filnt; r apeiot ì$po$ 
T-\,/xp*fivdp oì TFoXia-fitt 
K*P*aV» wi Xas ptfioprcu , 

e n n a o x . 

Amos rpetrè$ , 

'Olft/a-pA/po/cr/ /Sptfjtur ct> ai ^ fi cu ^ . 

Mo'pop JV Trpóvfhp aUkov c# Trópotf 
ùttpivT' ànafAavTofiTOiq 
ItT&va. bvftous eìvtìófxav $i£p 

'At\*v& , o? cùiv VTTtipoxaf «^fVo? 
Kpara/^F vpiviév rf wóXov 

@o$ $ ttoptio^ xXt/'*P*r 

Zvftx-iTveSr , 

r£s , TrayeuS' àyvopparuv 7rorafttop 
T.ripwtt aXyot oiirpóp . 

I A M B O I. 

Mrf t/ aA/<Tff ckx«r« ftwV àv&aìi'f 
Xiy$p ' <rwuvo/p Jet7rT0f4ai xi'ap , 
*Op«i> tpetvròv *cT| Trporthitfztvov . 
Kca rtf/ Stoici ro/5 ri's/f roóroig y*p* 

'A&.' ac/rai o-/j,a> • ^ pà eìty&irtv *V 
'T/tur X%yo/ft t • r «K /Spore/ S 3 Trvfiettx 



420 



43J 



430 



43? 



V. 414. «Vi»*» ì» i/XA»"?* ■ Euripide «1 
Mmi^ hi irniuco il ttaftro Tristo mj- 

<■'■■ «vrrti'x Jf Jnrr Altifrofte I.ItT, 
Ep. «|, nyi /j Ir/ T »v tv/»*» Tf»r« , fiUntmm 



X*re tjf iraeundit efett . 

W* »7 rtWf» j>tr Cunifitire noi ^rividimi mole- 
flia d'animo è metafora volgatiftìma . E ("chilo 
JVr/. v. 84». juix/ra «i>/tf«fsi /«*»« » 

*W irw tnUmitnt m*xmt erHtiM . Teognii. 



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PROMETEOLEGATO. u 

E la fiera d'Arabia 
Gente : e quelli che tengono 
La Città fu gli altiflimi 
Dirupi preflb al Caucafo : 

Ed il pugnace efercito , 
Che con l'acute cufpidi 
Fremendo roraoreggia . 
Io prima un fol de' Dei 
Vifto aveva in travaglio , 
Da ftrapazzi fieri (lìmi 
Domo , il Titane Atlante , 
Che con fovrana forza 
Del Cielo il fermo polo 
Su le fpalle foftiene . 

Mugge feco medefima $ Q0 
L* onda marina urtando : 
Ne geme il fondo, e il nero 
Recedo di Plutone 
Freme fotto la Terra; 

Ed i fonti folpirano 5 0 - 
Delle riviere limpide 
Pei tuo duol miferabile . 

Prom. Non penfate , eh' io taccia per fuperbia ; 
Ne per protervia : ma un penfier divorami, 
Si fattamente oltraggiato vedendomi . g l0 
E pur chi altri a quelli nuovi Iddei 
Spartì fuor eh* io generalmente i doni ? 
Ma taccio quefto ; perch* io conterei 
Cofa. che già fapete. Ma fentite 

^iÀÌÌTXlÌ2£7f *"P r "^T \ E " . *i™ tori— 

UHI. di nuovo »ooV^ M « /} U„, «he Cicero». r«yW , , ò . hl t „d..„o , 

a»Urii nnllut *tttdtt yrert . Luciano lutti » n, r v « j J s 

«/* ty> mnttm f Omero Iiiad. 2. r. aoj. o*, nniM , d,ffin tmm* tmfm in *n»*m . 



$2 flPOM. AESMfìTHS, 

'Axvra£*, ole, <rp«? tnwUi eW*s to' ^p/* 

'A7k>' ar JVcW' éovciav c%nytSftiT94 ) 

f : • 

O? TrpàVa pfr , /3\ì7tovtì<; %(Ste7rov park» , 

flè^k' òvHpdratv 
'AXlyxtoi ftopyuiri , top (taxpov xpo'vov 
tf^upov cìnti 7rdvTn , x uri 7rXiv$inpei$ 

LòfiHS jrpcWAas ttrav , a %v\*pyi*f * 4J0 
Karapo^t; cT Ivouov , 417' àei<rupot 
Mt/p/u»xi; 9 avrpvv vt /ttw^o/; irtàfott .. 

14% «T BtftV «T« ^«/UtfTO? rtxftxp t 

Out' cè^«/ua»'/a$ wpee;, «r« xapTri'fJtn 

Of'p«5 /Ss yS etto K • «trip yvafxtn; rè 7ra¥ 4$$ 

"jEtf'pfitarot' , «<rt JV erp/r 1 eè»TO^ct; 

AVp<MK «cTui** 5 rae; t« JWxe/r«$ <To<r«$ . 

Kca àgji-Sfxòv t$o%oy vo^iff^àrccv 
'E^oCpo/ àvro7$ , y pappa tu? ri <riuj$to'ei{ , 

V. 44). trine 7fU*« • Per quello Prometeo 
Cri onorato infieme con Minerva . Imperocché 
gli Antichi, fé univano inficme più Dei eoi porre 
Jc loro Statue o Copra una medenma bafe , oin 
ano Aeflb Tempio • aveano riguardo all' effere 
ci e 'i Dei o della medefima condizione et natu- 
ra | o d un medefimo ufficio &c. Al quii pro- 
porrò dice lo Scoliate di Sofocle al r.^i.Otdip. 
Colon. t'..Ìti- < Iltcanjivr ) i,lt 'Aita/a' 
.Jitz ri /.in* xa6aTip ó "lla^flf ' «,tfìr iv- 
t<i Iffvft* ij tm.it ir r%/*(tH t5« 

• 7 ^ «fi «, fiini « f x»'V *«T«i ri» | 



«*»»/•» > ?» X t»v ti TTfttuS*'«< Id' rvrti «> 

/£/oVm t»»£tx«t . Troppamente ì»H^oxtr 
e quello , che avuta min ad una cofa , come chi 
tira al legno, I* ha confeguita . Lo Scoliafte 
d' Omero a quel verfo dell' Odiflra B. t ttf. r»ic 
ì»»/8«xoc fife, efpone Jt/tuX"' » ì>*f«T»r • «»i 

r>r. Diff.xxtv. pag. jg,. «te. Csnr,br.< 74". 
tri »fi>,«a ✓(TT»v, vi /uìr*f»T»J » ari-'aexor , 
ri /nix*»!'? *v,u»«a;iix<« . 

V. **tf. £M»5rr« t^Xifljr m^"». S.Luea 

fUti io. 



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PROMETEO LEGATO. 53 

Degli uomini i difagj; e come quelli 61 j 

ElTendo in prima di giudizio privi , 

Gli ho fatti accorti, e giungere al buon fenfo . 

Io già non dico quefto perch' i' abbia 

Agli uomini da fare alcun rimprovero : 

Ma per dir della mia benevolenza 620 

Per quelle cofe, che a coftoro ho dato: 

I quali prima vedendo , vedevano 

In vano ; ed afcoltando non feotivano , 

Ma limili all' immagini de' fogni 

Per lungo tempo fecer d'ogni cofa 62% 
Un mifcuglio : ne avevano notizia 
Di cafc fabbricate di mattoni, 
Rivolte al fole; ne fapean del legno 
I lavori ; e abitavano fotterra 

Negli ofcuri recefli quai formiche 630 
Rampanti ; e non avean ficuro fegno 
Me dell' inverno , ne della fiorita 
Primavera , e ne raen della frugifera 
Eltate : ma facean fenza penfare 

Tutte le cofe; fin ch'io moftrai loro €35 
Degli Aftri i nafcimenti , & i difficili 
A conofcerfi lor tramontamene . 
In oltre ritrovai l'arte de* numeri, 
' Pregevol fopra ogn'arte, e l'unione 
Delle Lettere; e quella delle Mufe 640 
Madre, ed operatrice d'ogni cofa 



viti, io.7»«gM*5TTt< pìfafxMi tMtviim- 
tti ncn vìdtant . 

V.458. ìj pìi àfiiuòr . Stanlcjo ha ino- 
ltrato beni flìn 10 V errore dello Scoliate Greco 
A > e dovetti incendere non la moltitudine delle 
arti infegnate da Prometeo > ma bensì tra quel- 
le anco 1* Arimmctica . 

v. 4 ; ;. jjai-".-»' ti rvitlrnf . Euripide 
TnU'-'td. v. ». T. «1- pag. 4%6. introduce Pa- 



La 

ego mutai varala in oblivioni rmudium 
Uifpatttns tompefitit /)tUitt txcegitAvi ©»r. 
dove in luogo di fmZirm legge Hemfterhui» 
f «mra • Sopra il quai luogo d' Euripide > e 
tuli' opiirione che avea clTerc ftato Palamede 
inventor delle lettere , vedi lo ftelTo Hemllerhuii 
*A Lutimi, Judit. Uetal. cap. s- pag. 88. 

V. 4«i- M««»/"'T0f' Ù^tì» . Nelle Offcr- 



lamcde che fi attribuite l'invenzione delle J vaz. Mifcdlance Batav.Vol. v 1 1. Tom>t • p> 4> } 
lettere: Ti r*t >i *►'»»« e*fp«*', o' f Si<r«, I fi nota, che farebbe meglio leggere fm^imf 
tihit , A"fwt* *) ftWtT» w\\*$it T/6ur, | O on vedendoli come poli* quiti Hmc V adjctci 



t4 



nPOM. 



Z&yhouri ìaX&ovrx <r»ftxriv &' , orrt>$ 

Ortiroii; fHyirav ìidS~o%ot po)($n parar 
Tiravi' • vip appar vyayov <piXlwi'ttt; 
"Ia-jras , ayaXfxx r»? t/V«parAara £X'/»{ • 

QaXaaT07rXatyxTtt S" ar/; a^o? dvr ifi* 
A/rcVrip' «t/pi vavriXtuP ò%ìifiara . 
To/avTte [Minati! par' raXaq 
Bporo/V/r , 

àbro<; hk %x u o-ópTfi' f erp 
T»; putì 7rapH<rHi Trtpovìis «W^aj» . 
TlÌ7rovSa<; àemis 7r*fi' , ànov^aX^ tppuùv 
IlXara. ' 

xdxog <T' iar^òq u$ rtq } t£ foVoi' 
IT-Wj' à9v(ttì$ , riavrò* Jx 



46? 



470 



VO »'rij;u«Tif a • Hemlterulf riformava tutto 
quello paltò leggendo «wtir/r Mii^iii iwiirmt 
put-apti-t»' \pitwr . Io non vedo ncceuuà al- 
cuna di farri mutaxlone » e ilo per la lesione 



• 

V. 46%. «>•*/»• rnt IwtfwltCr* X*!*' • 
11 tener cavalli e (lata fempre confidcrata m 
('l't'i, che faccia fegno della ricchezza di quello 
che li mantiene . Erodoto lib. vi.num. xxxr. 
pag. )44. ediz. Francof. icTot. non con altra 
ciprcilìonc moftra lo fplcndorc della famiglia di 
Milziade figlinolo di Cipfelo che col dire . che 
egli era ilxfwt Ti»p;»»«Tf»t. Ex f*mli* 
qtkt qtudrijuget equet nleret . E lo Scoliate 
d' Ari/tofane Nub. v. i a. inoltra quanto grande 
Ipefa cunfidcraifcro gli Spartani edere 11 man- 
tener cavalli con dire ■ /.*«/ > * p /aT«npJ» 
«7rof > T**«f Tf(f«v t *j yif /■ «f t»Ùt# •* 

> a XI / a/ u I : i : 1 11 xa T a ( t ! I r s r ;n f M • L' in. 

tera imprecazione fi ha da Suida V. /urfjnv 
vtt t ed « la leguente : OÌk«S./»ì », >«.nr • if 
à«l6ex(J, ? t« "rvif , i, à >wni T n /x./X" 
«XM • Amor tdtficnndi & protrmfinmndt , te 
tapini i <$. tqun nUs , fi» «xor tu» * Julienni 



V. 4*7» > ,ri»T«»« favr/im? iy .'«jt» . 
Non è fucglto alla diligenza Hi Stanlcjo il ver- 
ro di Catullo Nuft. rei. v.#. Jpf* levi fiat 



volilnnttm fl*mint eurrum . Vedi appretto il 
medciimo gli aliti paQi d'antichi Greci e Latini 
1 quali hanno conGderata la nave come na 
cocchio • A que' palli può aggiungerli Ovid. 
Tri/1. I. Bleg. |. in fi»- Aurignm video wll 
dedijfe réti» Virgilio Aentid. lib. vi. verC i. 
tlafiqu* immilli: hnitnns . Plauto m Ru.if.it e 
Ad. L fc.V. v. «. per ifchctzo Comico ha por- 
tato più oltre la metafora , Sempe equo ligneo 
per vìm etrulest E/i; j vitti , delia qaalc ef- 
prclfionc per altro ha avuto prima di fc Omero 
per autore Odyff. A. v.7ot. Ni«r rnuvrifui 
{»i(8af»</»«r » «i** ixì«7»»ti 'Ar/pdri >!>»•»- 
t«j . N«v« cri«r#, eonfeendere, qut m»ris e .ui 
fimt hcmmtlus . Varronc chiama i marinari 
cquifonet ; e un antico Poeta preltb Carifio 
Tfphin Aurigam celeri» (tetre earint . Euripide 
Hippoly. v. 7f i. 5 Mviilvrtpt K ;>».'« Jlif: u.'t . 
/j>jbijf . i» T»ur. v. o. NiVor »'/*(** > 
vebieulum ■■ e MrW. ». 1 1 a j. r«f«T <*»»««» n#- 
v«.«m t«rr»iw . Mattino Tirio D-Jjért. xn- 
pag. ijo. parlando dell'origine deta navi(fa- 
zione i «tara lBf*X^ */*ì*v«* ■ «Srlawi 

•juov T»f XO>l»,u»f ìrtgWgtT. *> lìlWft» •X"' 1 * 
*•?*«« if.we'ui'c'r ri &c. pMulUlint tum un» 
eum rettone jtnfut precederti , extogttavit Ó* 
inventi cnvum vehiculum , qnodtemi*ct m- 
fellerent &t. 

V.473» 



PROMETEO LEGATO. 

La Memoria : ed il primo fui , che al giogo 
Gli animali congiurili » i quali fervono 
Col corpo e !" giogo ; acciocché de' mortali 
Alle più gran fatiche fuccedeflèro . 
E (offerenti del freno i delìrieri 
Ho melTo fotto i cocchj , onde ornamento 
N' abbia il luflb de' ricchi : E niun altro 
Fuori di me trovato ha que' veicoli 
De' marinai , che con ali di lino 
Giran pel mare . Tali arti per gli uomini, 
Mifero , avendo ritrovato, il modo 
Non ho addìo ond' io polla liberarmi 
Dalla prefente fciagura . Coro . Tu foffri 
Un' indegna difgrazia , traviato 
Di mente errando vai , e qual cattivo 
Medico in una malattia caduto , 
Ti perdi d' animo , e non lai trovare 



64? 



6$Q 



Hi 



V. 47». *«*•« /' ìarfìt Strie . Sulpizjo 
a Cicerone tamil, lib. tv. ep. 3. Seque imita- 
ti mal et meditai , qui in alienti morbii profi- 
tentur fe tenere meditine ftientiam , iffi fe cu- 
rare mnpoffunt. Lueitn. Apeloj. prò Mere. con- 
du3. cap. \n\ltm r<S «*f ( ua*o»ÌA» tomai. 
%i i****fC4»t /8»x«« ^ip^Muco» . ij iurUn 
tiùi 9ó\*x*iT«t Ititxfifiiru , «u- 
TÒ< ^it«|ù nv»i( vii fi»X>* ijnrrir», 
fharmatopoU Mi fimilit et , qui tufit reme- 
dinm pr Mattanti , rv fintine Jt fila laberantts 
peliteli hs liberaturum > intere» tuffi appareret 
tum eenvelli • E quel verfo d' Euripide citato 
da Piutarc. De dtferim. adulai, am. pag.71. 
V. appretto Barrici pag. 511. v. aXAa» 
iarfìt iurì* *>.*v#j fiflmt . *Uii medttur » 
>!■/■' s ulteribut Jtateni , al qua! verfo allude it 
Nazianzeno Apolog- Saavi <*Tftv«» !»/x«- 
ftwni àt re. > * a voi $(iitrrit • 

V. 47). * t «ii'/Tf ■■<■'. ■-/'<: • Ha creduto 
un dotto uomo Oéftrv-MifteU. Amflel. Vol.vm. 
T. ni- pag* J44. provarli per quello parto ciò, 
che egli per altro dimoAra bemfliino con vatj 
altri luoghi di Greci Scrittori , cioè che i no-, 
mi verbali di lignificazione tranlìtiva egualmen- 
te che i verbi > donde derivano 1 ammettere 
1' accusativo , e che «tavrì> dipenda daziavi. 
H»f come fe Efthil» diede iva «X»»' «vii?» 
■Wn* f*ffU**it *i»vr*r t*e% , Ma io non 



Quali 

trovo qui altro che una antìptofi a tutti gli At- 
tici frcquentiOìma di porre 1' accafatìvo in Ino- 1 
go del nominativo . AtiAof. Pluto v. 5/. nulli'' 
/ut ir rìr ;/ f»a-u: r ìftut > S 1 ti vitT » in vece 
di *v8t''*M«* ir i Xf»»^«» I » ti voi". 

Vedi il Kullcro a quello luogo di quel Comico 
che porta moltiflimi efempi del mcdeltmo Comi- 
co e d'Euripide . A quelli aggiungo Sofocle 
EU3r. v. «54. XlafUtta* pi» i7r4« àj *lw* 
fi' A «si 1 r (l< ivrir ifth «ri» > per tìeia. ìft 
•vtii u;w» e i'/b» »/«i» ìr/» . Voftì qua*n 
nuli* noeti ftt amteorum copi» » e v. 1107» 

'A Ili' tìxvalV iV;fù ' i > a, . djtdum ejl 

enne antro ubi Aegiftbus habitet . E ncir Aia* 
ce v. 1 li. 'Qf$t 'Ofv*t\Z rìr tiùt '"X*r ter* 
viJen' , Ulyjfe , quanta fit potenti* Deerum ? 
Vedi Triclin. al v. io|. di quella Tragedia, 
il quale porta altri patii , che fi trovano nelle 
Nuvole d' Ariftofane riferiti dal Rutterò nel 
luogo fopracitato . Termina la fua Nota Tricli- 
nio con dire che quella antiptolì è tifata non tolo 
da' Poeti , rna ancora da' l'rofatori . In fatti ve 
ne fono gli efempi in Dcmoftcnc Efchine . Ifeo 
Platooe tVc. Lilia ini» tS» Ap/rif XP/*' ?• ' *' 
t«» «i'iar , I» KtiT«ai*l Tnf vIiT. li »m/i»i« 
i$U ìrir . S T»»3«r»' * T»AÌr T n» • 

res.quam fine reiifit, non plnris e,ì qn*m*iv 
talentorum . Quella eleganza è Hata praticata, 
da' migliori Latini. 



!6 



'EvpHf ÒTrolei; tpappaxo/f ixr/ftoi • 
O/a* r«2'*C rf cfo'Aas iftteéfUto . 

To /m fiiyi<ror , «*r/$ «5 ^oVor 7riroi , 
Ovk Ujj àM%»(i 5 aef« $pu<ri(js.ov , 

Xpc-t'a. xem<r ut Aopto , «V* o-q/tip 

*EJeiìi;ct xpa'er«$ ìncttav dxttrfixrùnr , 
A/? t«5 fléyaVa; cfcafi'jjjonrau yoth$, 

KfKOjiya, irpàiToi; C% óveiparuv a ^p» 

xXyìo'vxq rè eJWxe*rs$ 
'Eyvtozicf àvTOit . c^oeP/H? t« cvfjt/3ó\ns , 
ra^*™**" T * Trrnortf oìoveov <rx«Sp<y; 

04Tifi$ ri JtJzioì <pu<rtv » 
'EveJvvfiotTt , <£ ì/curav hrnx 
É'^ht' t**70i , jqh i*pò? « WA«5 t/V«c 
E*x-9-pou ri jgù Tipyn^p* » ) JSH vuutf&icu • 
Eir\ay%ya)V ri Xnórnm , ^aj %potxv ri va 
E^ojt' «k «» ìtti^oct npoc, Uoetw, 

XoXw? j Ao/3à t« TroiitXmv ivftoptpi&v , 



47$ 



430 



4&S 



490 



V. 479. i*/t »/r»r . n» »/rìr pofultntut 
Facilmente fi e potuto fare »/r/*»< : e può ede- 
re che in S. Giovanni cap. x l i . » . aiutar vi;;, 
»tm»« fia re-; -, wjrrfi p»1 abili t . L'olio 
di nardo fommamentc predato , come altre 
quinteflenxe preriofe fi mlicolava nel vino 
dalle peribne, che viveanoin dellcateita:'ufato 
da Maria per ungerne i piedi di 6ciu Cri/io, 
moli r a il di lei amore verfo lui . 

V. 480. K«rtrx(;ao?ra . Scoliafte A. xa 
Tit«/n?T» : Scollane B. aì*ttr»r«ar . Per fi. 



gnifìcare tal<fi« fi fervono i Greci de* verbi , 
che fi^niScauo exicntre , ntef.Ktu . Su^ra al 
v. I 47# rìr /fai*» »fo»«va/'ó,"» W . LdcllM d$ 
Cen/tr. Hiji. i. }}■ WtiSti naT»»*x»nif. 
ffi ceru-*i>HÌt . E'iionr Ut fi..it , morir di 
//te fi efprime p * vcihi «ara»**-/*/ . «»>«v«- 
fiou. AriAdbac 'f ««x. v. 140. ^AJ,» >s2f > «< 
!»«,«• à?*v«»t »«^«»/ 1 tnim , p><*»r , «'»- 
ta be 1 Alcifrons llt. Ep }.pag.2$j. 
jia»»l/ij *«Tar«>«"/ > ri;'» n:/V/» 

WM*bfji<n4Hm ejjrt . Ed aoco il nome «Jot è 

ufato 



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PROMETEO LEGATO 

• 

Quali rimcdj portino guarirti . 
Sentendo da me il retto , maggiormente 
Ti maraviglierai quali arti e quali 
Jnduftrie abbia inventato : e la grandiflìma 
E' quella, che fe alcun cadea malato 
Ne per maniera di cibo o bevanda, 
Ne per unzione eravi alcun rimedio . 
E per mancanza di medicamenti 
Morivan , prima eh' io moftrafll loro 
Le compofìzioni de* rimedii 
Salutevoli, onde ogni morbo (cacciano . 
Molte maniere ho ancor d'indovinare 
Ordinato ; e de' fogni il primo ho fatto 
Giudizio delle cofe.che fuccedere 
Debbono realmente; e ho lor inoltrato 
I prefagj difficili a conofeerfi ; 
E gli aufpicj , che incontrano* per via; 
£ degli uccelli da gli adunchi artigli 
Precifamente il valore ho diftinto: 
E quali deliri fono per natura, 
Quali fi mitri ; e quale abbia ciafeuno 
Di viver la maniera ; e quali fiano 
E gli odii , e le amicizie, e 1* unioni 
Tra loro ; e la Jifcezza delle vifeere ; 
E qual colore avendo, fiano a' Dei 
Grate ; e l' afpetto vario del fiele , 
E dell' eftremo fegato; e le membra 

H 



■tato Umilmente da Àlcifrone Db. III. ep. 4. 
•b«< XifitZ ftmt cntRut . Ufano ancora quel 
verbo |>er lignificare quel che diciamo mar ir di 
ri/*: ArifW. in Rai. v. lui. à*ic*v«>9»r 
>tXar rifu tneìlni fum . V hanno ufatu ancora 
pet ttdiarfi , come quin to fi dice : fonmerf, 
fin frcc.it» dalle tante inttrr*g*tÀ*ni . Luciano 
hit Actttf. cap. 14. Iwì rmi fttròùn if«T»'- 
»t»i«aTi»»»im'T«, ferpttttit HMcfum initr- 
regAtiomtut . E' maio ancora in quel (enfoche 
Orazio ha detto lib. I. cp. 7- r .t f . Tmnuritur 
flmdiis, & tmtrtfntftit h*L$ndi ', turno» 



57 



55o 



66{ 



*7S 



58o 



58J 
Rico- 

Gali, cip- ìf. Karif'AiKir •»•! «nriraitati 

l-wi «ftlTiV . r » tetHS CXJrUlt curii t nif'j lus. 

V. 4iii. >x-t '< ti 'tj ri;-,''-;* . Dell'ami- 
cizie ed inimicizie che Inno eia alcuni generi 
d'animali bruti, Vedi Arillotile WJf. A»tm. 
lib. I* e. 1. 

V. 4PJ. »f»« i/«ìr . Sopra quelli modi 
•tic «/•»«» . »fòl $i'mì . *f»< à»d>*«» • *f* f 
Ifyit.Vfit . atti ix*f«" . »»,« fixiar 

vedifi DorriUt AnimUvtrj,«n- sd Chartton. 
P 1 *- 5!4« 



nPOM. AE2MATHX 



Ho. 



np. 



KtJarf ri x*A« «vyxaXvrra ' w paxpftV 
'Ofpvuì rop»V«c , «Ti/ri zptprov «c ri^Mr 

j^o) ^cytùTrà (TìlfiXTa. 
E%<»[*fiarura 5 Trùèbtv orr' Wp^ljM» . 

Tomwr* /uir JV t«ot • JVipS. $ *$«rò, 
Ktn.pv/Jtftir àvSpoÓ7rot<riv àpt\ilfia.iu , 
XetX*.òr f «r/fnpo» » «p>tvpoj , ^ptW* ri n't 
<t>ri(TH%f àv Tape/Si» ó£c£p<iV ifXH ; 
Ou'JW ? » r«V o7Jì« , fx» parino pXvfeu $iX*r . 
Bp**« U !*ó&» *±»m ruXXn0Stw ftc&t , 
TLxrcu T*X*eu j3poroiewr tx Tlpo^S-iu; . 
Mn *ujJ /Sparge ^tiV titpiXet *cup* T«p« , 
Stfww «»' Jim ìurvxSrros • 

*? 

EJiWc «fu r$ii er'ix f*rp»r in 
Av&irnz ftnfìv pàot ivxv***' A/o;. 
Où murar raurf fw/p* a-* rtàirfopet; 
KpóVoc xixpurau, 

fjtupjcuf 3 [*or aiti, 
ùvou; ri x«y*p$«, , »cT» «ftVp» pvyydvàt . 
T^vd J' àràyx.*s à&trtrtpa paxpp. 
T/{ h» «Va>xiic oiaxorpeV°5 » 
Mwpoi rvpofxpoi pvnfMVir r i&Lrrvts . 



4** 



So* 



SU 

Xo. T«T*r 



V. 4*7. ? xt>a tJ >;jit. . Delta Pyro- 
minzia lo Scollarti dì Pindaro il v.lit. Ode vi. 
Olimf. dice che appretto i Greci in Elide limo 
« 1 di lui pofteri eferciravaao qoeft* arte d" In- 
dovinare pel mexxo del foocn cnl mettere le 



pelli degli animali nel fuoco j e fecondo le feif- 
fure o rette o oblique di dette pelli rotte dal 
fuoco davano le loro rifpofte. Vedi anco lo Sco - 
li »rte d ' Euripide in fbmniff. ». i »*"»• 

V ',~i ; ytn*. Elichlo Sp>«^« , T» 

•») .finali Mv»*V««« ArltWt. H.Amm. 



I 



Kb.».*». «•*> r *T* •/ , 

V.,o f . .^t.V-- Q^» •«•»»'•"• 
«Ili al genere umano . tanto feuo in n»m- 
;lo flato quelli elle le proletono . fetond; Eu- 
ripide Fr4f*.pae ♦♦<>. O. rdi t.X'«« «JT 

aut.' 4<>w n.Taanj /«*X«f'' " *" 

J.T»x'« • JaVjfrri» J« ■JJJ 



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PROMETEO LEGATO. t9 

Ricoperte del graffo ; ed abbruciando 

1 luoghi lombi, gli uomini ho condotto 

A un'arte di difficil congettura . 

Anche i legni a vederti della fiamma » 

Ch'erano prima ofcuri, ho dichiarati . 690 

£ quelle colè fon com' io ti dico . 

Ma i vantaggi degli uomini» che (lavano 

Riporti fotto terra il rame , il ferro , 

L' oro a V argento , chi farà che poua 

Dir che prima di me gli abbia trovati » 595 

Se pur cianciar non voglia : Ed in riftretto 

Tutto in poche parole intendi : a gli uomini 

Vennero tutte l'arti da Prometeo . 
Coro . Or non vogli oltre quello che convenga 

Far del bene a' mortali « e te me de fimo 700 

Trafcurar > che ti trovi in ria fortuna . 

Perchè ho buona Iperanza che difciolto 

Da quelli lacci, in avvenire avrai 

Non men poter di Giove . Prom. Deftinato 

Non è che a quelle cofe in tal maniera 70* 

Dia termine la Sorte , che conduce 

Tutto al fuo fine; ma che Graziato 

Da mille e mille travagli e milèrie » 

Al fin così da i lacci io fcampi : e l' arte 

Della neceflìtà molto è più debole . 710 
Coro . E la neceffiti chi la governa ? 
Prvtn. Le tre Parche e 1* Erinni ricordevoli . 

Ha Coro . E di 



mi 

ufisti tfl ut Mtcmfitrt imftritié . 

Ikid. In nps^.K» t . La prcpoficlcMC 5» 
nota alle voice la caule o 1' origine > come han- 
no otTenrato i Grammatici . Vi fi pud intendere 



v* mi tnvt i» fàtimenti > che la Lattoo r ca- 
dono m J0VI m*U trmà* . Blog. Laarc fex. j*. 
«X«f< •»/#irl«f '.'>.«>» U IWirpdri . 

mièti tmjmomditm m Fift ìrM» 
rau» . per parte A i Pififtraio . 



Ta««i di modo che fia omntt mrttt m trtmttkt* \ V. $ i a. /v«;t ri M/aptiif . Metafora ala- 
Air' htmintt vrmtTt . Ladano hi lenza E Ili (Te I ta anche «elle faere lettere . Pfmlm. urvtll» * *• 
tutta I' intiera frale ìm G*U. cap.a;. ufi ••«/- I «j rit rara? àrrar //*»«r r , t tvyn+ft^rr » Et 
rair àt/n '£"r ì**i'(w» , ai ,Uii /™- | dtfnm t*rum ftmftr inturv» . L'ha ufata 

ftrm*UMlifuidvmtur#mwututrt, ficchi lia 1 anche fopra il noflro Tragico air. )««-. *>«h- 
quel che diciamo ftr f*rU f un* . Cori al I *»>r 



60 nPOM. AESMX1THS. 

Xo. ToCrttf *p' o ZéÙ<i few HHrwtfOS. 
IIp. Owkwk a* ixtpuyoi yi tIuj TrtTrpufttrlw . 
Xe. Ti jrtVpaTOi ZW , JJ-X/u) *« xp*T«*> ; 

IIp. Tour* cùn *t cvp wiiSoio , fumai > /t.* ; u . 

Ity. 'A^w Xoya fJtifivH&t > róvi' vfa.[AÙ<; 
Keupò? yiyetvétp , 

Aio- fin; a«x«? ^ óvcli; ìx.<pvyy*v& . 

MONO!TPO*lKA. . 
rpepi» « • 
Xo. MifJaft' èva vm Ptf**r 



M«<P iXlVVUTCUfJLl 

Gts'c oV/'ou; 

Qohcuq ttot tv tosoni t(t 

Baerete , sr*p' 'rUtacJOfO srarpo; 

Mn<T' àXtTOipt Xóyois . 



HO 



Kai p*7T0T ixt«**V» . 



!3S 



ANT12TP04H *. 



'Hcfw TI SaparaXtouq 

V.ft6. iZ«Ci ir:' a«f «?(rtf(« . I>i qne- 
fi» foni del Fato anco foprt Gìoy* Miffimo 
Tir io Differì ut. si. f. c. pag.i>i*T/f«> -ra/tv? 
Saura /#Vrt« t> t'/Mprirt ì*av#</»Iii 



ToV 



ri» 



ft># 



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PROMETEO LEGATO. 



Coro. E di coftoro Giove ha minor forza ? 

Prom. Ei non potria fuggir quel eh* è dettino . 

Coro. Ed a Giove è forfè altro desinato , 71 j 

Se non eh' ei fempre imperi ? Prom. Deh non vogli 

Chiedermi quello, e non farmene illanza . 
Coro . Certo gran cofa è quel che tieni occulto . 
Prom. Mettete in campo tutt' altro difeorfo ; 

Che quello non è tempo ora da farli : 729 

Anzi più che fi può, vuoili occultare, 

Perche fcampar , tenendolo fegreto , 

Potrò da' lacci indegni e da' «vagli . 



72? 

Coro . Giove che tutto 
Governa, il fuo 
Poter non voglia 
Opporre avverfo 

Al mio delire . 7 ^ 0 

Nè farò lenta 

A prefentarrai 

A* Dei con vittime 

Sacre di buoi fcannate 

Preiìb il Buffo continuo 

Del Padre Oceano . 

E guarderommi 

Di mai commettere 

Error col mio parlare . 

E fempre rettimi 7 ^ 0 
Queft' avvertenza, 
Ne mai dileguili 
Dalla mia mente. 

Dolce cofa è produrre 

la 

*fl fm . Jti |mj S«r*»/{,« f ( x . I V. si,. ^ìxitifH. Earip.^*./. mTmir. 
Mi.p' v». IIa*ffaMM Mmwt^/m /«• I htute ftrauntm , # irn^fr . 



62 1TPOH. A E S M T H S , 

'EAsr/V/ , parerle; 

Qgiar* St <rt <Tff>x9/uirn 

Krcué(Htor . 

ZUZa «' rpofttatr, 

2 T P O * H 



'OXtyoìpar/lui Ixixwu , 5JO 
'IrÓVHpOP, f ro (f> ut tv > aAaoV 

OÙ7T0TI rat A/0{ àpfiov/af 



ANTISTPO*H ,5. 
r*<ft , <r«$ Jjj 

Ti 

•Vl'f grati» . 

/**at Sx*r ,[ X*»'* • i»!rM*fr*tÌM. Pià 
tarto »I *•♦□!. iiixi^n ?/« >' 2 wixiiiii , e 
i*«rj« v.« ?i,i> B1 ! 7 ó,( amijjì nn-ves, e altrove 



rpecie di contradiaioac, chiamati de* Greci 

.'f-Vapa « hanno raccolti molti gli uomiii 
dotti a Luciano D* Atrrr. CtnJuM. cap. « 
quelle parole i/afa tw ••< ri /ipa . Anche 
i Latini hanno alato qacftc maniere • imita- 
sione de* Greci , come namaara nupin per «f- 



ai*(t Xmvi< atri* rvtrf* , « in Sofocle EitBr. '. priajtcrc o>aptf > ip.it : v/'M iwvit* per tra 
V. fltfo. afra; òaarof . Dì quclti rondi di I darre /gì'., Ìj/ar*< &c. da' quali ce ha fatto 
* <hc c<hu(p 5 obo inceri* maaicr. una | q«af «at raccolta U ▼cchaero MtUouUx. 1. 1 1. 

caf. 



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PROMETEO LEGATO, 



In coraggiofà fpeme 

Vn viver 1 ungo ; e all' animo 

Àccrefcimento porgere 

Con fplendida letizia. 

Io fento orror vedendoti 

Da mille ftrazj lacero . 

Perchè non hai , Prometeo » 

Timor di Giove; e fai 

Di tuo proprio volere 

Troppo conto de gli uomini . 



Orsù deh amico vedi 
Come riman tua grazia 
Priva di grazia . Dimmi 
Che forza, qual ajuto 
Ti recano i mortali ? 
E non hai tu veduto 
La fiacchezza degli uomini 
Deftituta di forze 
A un fogno fomigliante, 
Onde è tenuto il cieco 
Genere umano ? avanti 
Agli ordini di Giove 
Non pattano giammai 
De* mortali i configli . 

Quelle cofe ho imparato, 
Poiché ho vifto o Prometeo 
L' cfizial tua forte 

Cip. I }. rum |j. | 
V. 5| I. l\,yUf*lf,r lt, KV f. lli»d.I.V.JJ». I 
Bttore grav idratamente f«i, 0 e bob reggendo I 
pia le membra è calanuto da Omero ixiyU»m- 
timt, che Baraci rende **im*m afrni : me- 
glio imperni j come ivi lo Scollarla Wntfwm 
i+mi i l\tf*t ì*ximi i ovvero come Uiid. 
V« l*t. cf»one «juefta ftefla voce ixtytt iryimt 
I» t5t tù *ip»7tt f»xit . Dalla voci i*r>i- 



74* 



7*0 



760 



765 



770 
Troppo 

/f»» ii viene tktytftmltm » eke quivi vale *m- 
pttrniA , UngHort cfprcflb divinamente 4a Vir- 
gilio in Tomo oramai vicino alla morte MatU- 
lib. ni, v. 90I. Je irti tu in ftmnit ecuUi uH 

iMgMid* frtffit Keflt Mitt , Bt**itq MM» «VI- 

i»t txUmUr* mrfiii V*U* utèmm . & '» 
mediti itnutibui tgri Suteidimni » ntn li»- 
l*m vmltt , ntm €*f*t* »«* Stffitimt vitti » 
mi vn , 011 yìtr'n* J~tqunntnr . 



t>4 nPOM. AESMtì.THI 

Aoirpet ti é X*%o 
Sor vfAtnuur ìÓtììti yd(t*i 9 

"Ori r&d ò[X07raLTZH09 $60 
*EJVfl/c; ìyctyiq Hrióvlw 
IltSeìv SdfixpTX XOtrÓMxTpor . 

ANAnAISTOI. 
I*. T/'c , t/ >,iVof , r /v« \&osh? 

To' vì* x** t,0 'S c# Trtrylvoiei 

0-ìÌ(JI,lwOV 07TÌÌ 

Ti?? » /wo^ipà 7r%7r)\av*fiau . 

MONOSTPO*IKA. 
" A , £ , | a 9 1 et • 

Xe»« r/f atT fti ratXeumv o/Vp»? , 

¥ E/cT»Xof 'Ap^« wirbc , «Atft; J fi, $70 
Qo05fiu top fxvzjLttTrip tìropMoro. ZJrxr. 

'O cN TTOp&tTCU fÓXlOf Ofift' *x*v, 

'AXXot 

V. 557. vpm'vra- Qol non tuoI dir litro l ^«.Similmente più h»flì> al v- «4*. oéi» jue, 
che tuivtsit , come che Stanilo traduca */- 1 #x* tA '" »f««{»T«T». Sofocltin Ajac. v.iSj. 
vtLroit. l'ano ci' litro ScoluiU efponc t'Wxji I tA >df «ir' àfx» »«8 »f»'<»TaTs. 

V. 57J- 



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PROMETEO LEGATO. 



Troppo diverfo canto 
Mi viene ora al penfiero 
Eflèr quefto dal Cantico , 
Che pel tuo Ipofalizio 
Ti cantai preflo al bagno 
E il Ietto tuo , allora 
Che mia forella Ermione 



770 



77? 



Da' tuoi regali indotta 
A parte del tuo letto 

■ Ma* • • 



La conducefti in moglie 

Che terra è quefta ? 780 
Qual forta d* uomini ? 
Chi dirò eflère 
Coftui, che in lacci 
Petroli Gretto 

Veggio in tempefta ? 78 j 

Per qual delitto 
Muori fra quelle pene ? 
Moftrami in qual paelè 
Mifera rado errando . 

Ahi , Ahi I Ahimè , Ahimè ? 790 
Mifera nuovamente 
Yn affilio mi ftimola . 
O Terra altrove volgimi 
Lo fpettro del Terrigena 

Argo . Io mi fpavento 79 j 

Nel veder quel bifolco 
Da mille occhi fornito . 
Con fraudolento (guardo 
Ei fe ne viene; e morto 

Ne pur lo tiene occulto 800 




66 nPOM. AESMnTHX. 

A'&a (li T*V rdXeuvav c£ wtpeor ?r»p»K 

Kuvmytrèt , 7rXava ri t>H?ir àrà rat jr«paA/'atj 575 
*df*uov , 

V7rò Sì xupÓTrXaros Òtto0h «ToVajj* 

'A^ITOJ V7TV0Ì0TAV VOUOV * 

tòt IO , 7T0I 7F0t 9 

TI» ^« 7™ a-H f*' 

rnXt^XcfyxTOi 7rXdvot . 
Ti 5T0TI /tt' eS KpoV/8 jtou , ti arcri , 

T/ JrflTl rauarì'' cW£tf£/£<x$ ^'palr $80 
Afiapvio-ctv , e* ir ti por cu <r tv ; il. 



'O/rpif^ar^ ^ JeiuatTt ìdXoùav 

TlApazoTOV aii r«p«$ ; 
Ut/e/ f»At^o»' , 

noyTiotf Somieri «f&$ /Sopaìf , 

fin/*' jgj 
"ASStw ut voXu7rXa.yxrot jrXareu 
r*yvpraxartv , 

»<T t£« ftoL'&HV e»» 
II Nftora; àXv^ù) , 

I A M B O I. 

V. j«o. T «7< {*lfu$M . Di foft* «1 | Sofocle .4j«f. t. #*>k»t/£iv*t* St» 

T. 1*1. fcipup T «7» /* ^(117^ 7-*«< I IWX* r*}*Ut*i *Jl »*U . Eurip- HW*». 



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PROMETEO LEGATO. 67 

La Terra ; e dagl' Inferni 
Luoghi venuto mifera 
Mi perfegue , e digiuna 
Andar mi fa girando 

Per la marina fabbia . 80 £ 

L'incerata firinga 
Con un fuono fonnifero 
Sommeflàmente mormora . 
Ahi , ahi ? Dove , dove ? 

Dove , dove mi portano Sio 
I vagabondi errori . 
O Figlio di Saturno , 
Che delitto ha' tu mai 
Che mai ha' tu trovato 

In me, che m'hai involta 815 
In fi fatti travagli ? 
Ahimè ! Ahi miferabile , 
Per un terrore meifomi 
Dall' euro forfennata 

Mi tormenti . Deh bruciami 820 
Col fuoco, opur nafcondimi 
Sotterra, o gettami 
Ad efler pafcolo 
Alle marine belve . 

Non t' increfca afcoltarmi 8a$ 
Signore in quefti preghi . 
Quefto girar continuo 
Per unti luoghi troppo 
Ha fatto di me ftrazio ; 

Nè faper pollò , quando 830 
Vfcirò di travaglio . 

Cor. Senti il parlar della cornuta vergine ? 
Prom. Com'elTer può eh* i' non afcolti d' Inaco 

I 2 La fi- 

r.ìft. rbi *fcv»f W»C*WJ |M f*t» Jkm imfUtit» ì Vedi anche PUie-nt nel P »flb citalo 
qui ttg ra «Ila nota al r. %f . 



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58 nPOM. AESMflTHS 

S A/o; xt&p 

Hpa ro^HTO? arpe? /5/<xk ?upv*Xtr<u . 

MON02TPO*IK A . 
lu . IIo^tK tft» <rc/ 7rctTf>èg ovop iwtJetf, 

'Emi poi ra poy%p* rlq »f , 595 

t/{ apat |t* « ra A«{ 
TaV raXcu7rtupov aS' Irvpa Trpc&poHi • 

Oioort/TOP Jt voVjv ùvopara; , 

"A pttpcuvH pt x&iwra. 
KÌvrpoi<ri <poiraXtoiri , 

S ?, . 600 

TÙxipmpàruf «Ti r*r/o-/v aiutati; 
Aa0pówvro$ *\$or , 
'EvixóroKrt pnìtri fapèto-a . 

Avo-Jxipóvvv 5 t/ki; 0/ , 

• 1,0/ , poyvfiv 

'Aìkot poi ropéSt; rUpnpor , 60$ 
"O , ri p in appi V« Ta$«y , 
Ti p* xp* . ri qappaxop voth 
Ah£ov , «7rsp ol&ct , 3po«, 

I A M B O I. 

np. Ai£« rop*s <ro/ 7r*f , o, *p#«? p*&*fi 6lO 
(Oi/x ipyrXixuv adviypar , 



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PROMETEO LEGATO. 69 

U figliuola, infettata dall' affilio ; 
Che Fa caldo d'Amor il cuor di Giove ? 
Et odiofa a Giuno ora per forza 
E' in lunghiflimi corfi travagliata . 

h. Come mi di' tu il nome 

Del Padre mio ? Deh vogli 

Dire a me miferabile 840 
Chi tu fé*. Infelice 
Chi fé' che a un infelice 
Di* cofe tanto vere? 
La malattia m' hai detto 

Mandatami dal Cielo , 84* 
Che mi ftrugge , e con (limoli 
FurioG m'infetta . 
Ahimè fon qua venuta. 
Fieramente agitata 

Dal tormento del correre 850 

E dal digiuno; e doma 

Da gì' irati penfieri 

Di Giunone . E chi mai 

Vi ha tra gli fventurati » 

Ahi latta, che foftenga $£g 
Quello che foftengh' io ? 
Moftrami chiaramente 
Quali pene m'afpettano, 
E quali nò . Deh moftrami , 

Se pure il fai il rimedio 860 
Di quefto mal : deh parlami ; 
Dillo a quella Donzella 
Mifera e vagabonda . 

Proni. Io tutto quel ti dirò con chiarezza , 

Che vuoi di me fapere , e non enimml 86$ 
Invilupando ; ma con parlar feraplice , 

Com* € 

mbilofus ijl fermenti involvtu . Il ooftro Poeti Copra T . jao. ha «fato $vf n/t»*X«» i 



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7 o HPOM. AESMATHS, 

"£l<ryrtp filato? irpòq q/Xu; o"ty»r rófix) 

Uvpòe; /Sporott; JorJfp' òpjlq Upofin&ia. 
W . none v ò<pir\*pa •Svmrolariv (partii, 

TXnpo* Hpop»&£ , 

w Sixbw TrarxHt raJki £ij 
IIp. ^kpfioì 7Ti7ravfJiax ra$ «/u»S $plw»r irómt; . 
Iti . ^Ot/xw a-opo/? ax T^ueTi cTaptaK t/c»/; 
IIp. twTir air} ' 

vrav yàp iz7rv$oii (xn ' 
lei . lE-ru 'th'. ons c# tpapayyt tr' (. viari , 

IIp. ì: —lux fAt» rò Stov , 'Rpouru ^ ;t«'p . 629 
lai . Ilo/m? cTs T3/'<yv àfJL7rXaxtip<tT0t rtPOtf} 
IIp. TorSror àpxtS <rot <ra<plwn<rat fxctot . 

A^ov rtf *r«u t/ ra\ax7reip<u xpóvoq . 

IIp. To /u* (xa$eìi> coi xpeìosot j? f*a$èiv ràìi . 625 

lei . M» to/ /ut xpc/^,»? ™$ óVep fxtlkat 7ra$èìv . 

IIp. 'A&,' » piyatp* Tisefi <ro#- J'apiftXTOt; . 

I» . Ti JVra pianti fin « ytymrirum rò Tra» ; 

IIp. 4>Sorec ^tt'y tfJW{ , <rot{ «T* far* Spadai <ppiraq. 

lei. Mm juw TrpoxiSn fiàorov óig ifxoì y\vxti . 630 
IIp. 7rp)Svftji , xpf Myetv • axut «Tu'. 

> 

V. <u. ?/jHr riyu». Qui Oi »ptrire non I I» »«f«j8ix«Tf ri r^» M « aferi*m 

lignifica altro the femplicemente fMrlart. E I w» parjbJt " MflHft cioè fefMr #» f*r»btìltt, 



coti nelle facre Carte: Jn«W. xi. n-Je ft edice I il nnal patio è «taro da S. Matteo xiu. jj. il 
alla figliuola r„,|« ** T «ì #•£ tì r»M« ,u* mai 
Kup/«> 1 n (fi /u!,inuj( àx55-pt-|, xj , Altrui et 
mtum cmtra tt *d Domnum , nee rìverttrt 
faterò. E la figliuola gli rifponde *4rif »r«i- 
(ai tJ W/*« «•¥ »p»r nufiirj /t«« »» 

0$ *4 Deminutn i fiu mihi qutmutéi.i.odum ex 

Ut ex crt tuo . In ambedue luoghi Mfierir* tt 
non è altro che loqui . ]ob. ni. I< furi r*wr* 
»»t(gt» T«VB tì r^/*a ìwt«w . Mi btc }J9 ave- 
rmi etfum , «oc l»o*»ttu eft. Pfrlm, ixxvit. 



tjualcV. ». dice x, àroi^at ri rs'u* àvT«w.c col) 
negli Atti vili. jj. e X. 54. c xviii* 1 4. Olea- 
rio di St. M J^ljm. pag, «49. mette quefla 
cfprcffione tra gli Ebrait'mi , eh' e 1 Gippone ef- 
fe re nel Tedaiv. N. e fpiega U» >.*>#.» r«/*« 
btrtloqui. Scbwartxia»«he ha prelo 1* i-npegn'» 
di giultificare quafi ogni «fprerTtooe del N Te(l. 
con gli efempj d'ottimi fcrirtori Greci , pren- 
dendo ancor citi inuytti r(fi+ per LUrr le qui 
porta dagli Scritturi profani molte altre frali 
come «/»i7» furar , f-yil'ti f*fìf &c. le quali 

vera- 



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PROMETEO LEGATO. 

Com* è giufto che parlili a gli amici . 
Tu vedi quel Prometeo, che a' mortali 
Ha dato il fuoco . Io- O mifero Prometeo 
Comparfo in comune utile a* mortali , 
E perchè quelli patimenti foffri ? 
Prom. Poco tempo è , che ho finito di piangere 

I miei travagli . Io. Non mi farai dunque 
Quella grazia ? Prom. Qua! grazia (di') mi chiedi? 
Imperocché tutto da me faprai . 

Io. Dimmi chi ti ha legato a quella rupe ? 
Prom. L'ordin di Giove, e di Vulcan la mano. 
lo. Di quai delitti paghi tu le pene ? 
Prom. Tanto folo io ti pollo raccontare . 
Io. Ma oltre quefto , raoftrami qual tempo 
Sarà quello , che a me mifera arrechi 

II fine, de' mie' errori . Prom. Il non faperlo 
Meglio è per te « che il faperlo • Io. NafconJermi 
Non vogli quel , ch'io fono per patire . 

Prom. Io non t* invidio il farti quella grazia . 

Io. Perchè indugi tu dunque a dirmi il tutto ? 

Prom. Non per invidia ; ma ra* increfee all'animo 
Tuo recar turbamento . Io. Non volere 
Prender di me pender più che a me piaccia . 

Prom. Poiché tu lo delideri , e* bifogna 

Dirtelo . Afcolta dunque . Coro. Non ancora . 



71 



870 



87* 



880 



88$ 



890 
Anche 



veramente non lignificano il fcmplice parlare. 
Ecco giuftificata con Efchilt auiur r.obil Mimo 
quella frale degli Scrittiti elei N. Teltarncato 
«fb/jmt rtuct per lignificate fcmplLccmcntc 

V. tflj. ivhi ftf.Ti'U /» T «p«. I fuftan- 
tivi derivati da »etb. fi congtungono con cjoe* 
cafi , che fono richiedi da* oicdcfimi verbi onde 
detivan-. s e quello vale anche tic* derivati da' 
Terbi d« figiificariuoe tranfuiva , che reggr.no 
1' aecufativo . Demortene PAiiiv. I pai.-, lo, A. 
tdit. Attui. Allobr. 1607. òxx'i' pi* ì/* f! j 

«IT«)D 'Uml | »l /« t^/ta^U T%l»»« Tlf 

/<« Wtìt TWvTlI ànnxat , dove alcuni a- 
vtebbono voluto leggere rJiitt rmi TW«*TM 



à-wtrikut • Ma rilr«rrr tn" /•« rtìs ' t: 
è lo rtirlfo che rtlrttrt, ri /«/tirsi raJi toi»£ - 
tu» iwtriktH . Il nulli u Efch'.l • 11 Stpt. ad 
rbtb. v. jijj. r»/r»»tt /ì saf/i'at ftififiiaf 
£ •#»(,»«»< rdfjSor Ti, »/*eiT«x» *»^» ! quivi 
rif&H x«i, e li ftelfo che rapSt?» x«»r : n*« 
pnpi*?M« c»r«/i ftllicituJints ttttndwtt tim»- 
nm fot, uh eiraimdamis mvni» , cioè fécitMt, 
vhemtiuimt ut timramus pof*l*m $1 a»«l*° 
reggimento de' nomi vetfcili e provato pienltfi- 
minente tuli 1 O Ter v. Mifeell. Crii. Voi. ut). 
T. ni. pag. J4J. 

V. $ tS. >!; ,.,>.'.-....r. Efiehlo X»»m 
E' fatto quello verbo dal pret. med. >«')tir«i 
propriamente lignifica parlare • vice »lu . 



72 nPOM. AESMiìTHS, . 

Xo. M»Va>>« * fioìpav <T »'JW« xdfioì rópt . 
Twk tmWi TTfurov ì ropn'rofxir vó<row , 

Tà Ao/jrof eT a&Xear tra J//it^-$wra» Trdpet . ^3? 
ITp. SoV «p^or Iof Tflu;«T' v7rupyiÌTau x*zav , 

x) xctariytirai^ *etrpó<; . 
'XI? àvexXaucou xct7roJvpt&au rt/^at? 
.Erraci', fli" f(iAA« t/; c/<rtSau Ja'xpw 

ITpo x ? xXuòvrotr » «iji'ap rziftnv %'/jh . 640 
la». 'Oux o7«T otto»; c/ft/F à^iTnTtu fxt XP* * 

xeu tc/ è \4ynr' èSvpofJtcu 
Oióarvrof yct^^i'a , x) fieupSop&v 

Mcpf »; » «tèiy fco/ cx^rXtet TrporiirmTO ' ^45 
'À« p*> o4-W5 irruxot 7ro\&(xtva.t 

'E? 5r*p$t*à>Va$ t»$ jrap^opar 
Asciti pu&ois' 

u (x\y &Souftvv xep», 
T/ Wdp-^J^M cTeipÒK, 

o£oi r <ro/ * ctfXv 

Tvxà' p*ytr* i ZdC? px> /plpu /SiA« 6 50 

x) cnwoupt&ou XV7TZJ.V 



V.tfj*. f X*f' r • Io qutlloogo di 

1 uciino CeMtmfl. cip. ». dove Mercurio a 
Vulcano che gli area detto iixi /»« -Kwxxi- 
fjf, ftu ir «mi p|***JllVf TÌrx^P"» r ' r P° n " 
dendo dice lmfy*TÌtt crederei do- 

ver vifi intendere x^P" » '* q««le EHifTe rerta 
prorata dal preferite patto del noftro Tragico . 



Ti 



F. Umilmente pTeflb Sofocle Elr8r- r. 4«i- * 
coftruito il vetbo l**f>fa c«n F accudivo 
*0/u B( /' lf%\fi , #•/ »' t»«6f>»*ir T«/t 

Ks/Ud' T ■»!:») a i K. T- X. 

V.tf^y. Eurip D«« ». II. iliaflllMI 
/\:«£r .Tr ì/ii>.T« A //««ir "A^if*».» »«• 
ff» f .» »<^r . » Vir S ÌMl»b*t nntU'nimt 

ftatitn t 



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PROMETEO LEGATO. 73 

Anche a me dà una parte di piacere ; 
E il primo male intendiam di colici , 
E narri ella medeftma la fua 

Efizial (Ventura : il rimanente 86$ 
De' Tuo' travagli da te pofeia intenda . 
Prom. Io , tocca a te fervide di tal grazia 
Per molti capi; e onninamente poi, 
Perchè fono forelle di tuo padre . 

Perocché degnamente quel trattieni! 900 
In deplorare e piangere le fue 
Sventure, quando il faccia, dove e' pofTa 
Da chi le afcolta riportar le lagrime . 
Io. V non faprei come poter negarvelo . 

Or tutto quel che bramate d* intendere 905 

Il fentirete con chiaro difeorfo ; 

Benché nel farne anco il racconto io pianga» 

Mifera come fieramente fpinta 

Mi (la Hata dal Ciel quella procella, 

E la deformità del mio fembiante. 910 

Perocché fempre vifion notturne 

Nella mia ftanza virginal venendo 

Mi favellavan con dolci parole : 

Perchè, o Donzella bene avventurofa, 

Vuoi tanto tempo rimaner fanciulla ? 915 

Quando tu puoi nozze vantaggiofìflìme 

Confeguire ? Perchè Giove percoflò 

Da lo ltrale d' Amore è di te caldo ; 

E ti vuol feco del piacer venereo 

Partecipe . Ora tu , Figlia non vogli 920 
Contro il letto di Giove calcitrare : 

K E ufeita 



JÌAtim , qut tdifif*vtr*t Argivit trtuUt cu- 
ficttitnium futili t i e v. $p. ì» rafUrmci tf%. 
yt*t ./lue.- c-' ivn, in virgimmlitrm contia- 
•wbut figlile «bjignmtu ejui corpus euftedit . E 



MtrWi e il puro di Cotto «r/pit>7ri< dure 
tavano gli domini • Vedi Lilia b*ì* tiv Fpccrort. 
firn pag.<< - tdit, Ler.d. Ma Jovc (tarano le rcr- 
gini o finciulle diccvafì »af8»»«v ■ 



lphig. in Aut. v. 7 }t. »xvf»"»i »»f5it«ffi »p»- I V.649. ri »«fliv»«w fmfi'i t-ucian. Tim. 
fi«vr*y MkSt > bmt cuftodiuntur firma gy- | cap. ij. ; titlf* ♦»*«.«•). xo»«»tf i)r4«- 
nàttii . Gli antichi Greci tenerano le donne I ,i.t t«.Si.m- ,»•:<„ , vtì irto thd*mo ctiftodirt 
nei piano di fcpra della Cafa,cbe dicerafi >vr*f- \ vtlntt Danttn . 



66q 



74 HPOM. AESMGTHS 

Tè Ztwfòt > à\\' i£%X&* a-pe; Aiprae: 
Aeifxùi va , Trot'prets finr<i<reif ri jrpoc; Tarpo'* , 

'Xlj rè Stov qu.u.x \t»<pyirf iróOu 1 £jj 

Totolcr^i, 7r citrati dwppe'ra; ór&pao'i 

S w&xofxluj $ut*vqz , e? ti cTn Trarci 

v EtXìii> ^«^afc-fV vuktÌ^cìt' aWpara: . 

'Oc?* «? rt 1T(/-3W , xjeV/ ÙLùtìufUu wuKPiìt; 
08O7rpoV«5 7a^«? , al; ^a^o/ t/ ^p« 
ùpcifT *» Aporia > ^aufxOTt 7rp*rr«>- $/Aa . 

r Hxoi f <T" «Va^^t^o'r*; tùo\orófjiii$ <■ 
Xp»<r/za^ , «Vn^ty; JWxe,»T»$ r" «pn/*«*/«$ . 

T«'*o$ f bapyiìi fiorii; n\$tv 'iv^X? 

Xaipài in tv x*7r Turai <£ (Xv^HfJiivn , ^65 
"E£« Sopav ri irafx; tf*ì » 

*Ap«r8J> à\£<r$ctt 

K' « jU» &tX0l t 7TUpUTÒ9 IX A/O? fJtoXéìt 

KtpacwcV , 

0; Tra* ò^xig-óg'H yivte, , 
E^Aasri'»» juc x«WxA««*. Liiir»; 

&iò$ ^aA/fO? ?rpo$ .fi/ar irp&uciv raìt , 

*} fxoptpi) ^oj 9ptV«j ìia-poyot 
T Hcraf, . 67 J 

ftfpaV/, J* , «5 cpàV , ifyvipf 

Uóa>7Ti 

V. /? (F ;«:.«. Invece I acuito, Bcltiflìni fono q»e' Terfi del nortro , 

4i attribuire il Jcfidctiu al cuore . 1' amibuifee I Tragico i» Sutrplir. v.i oio Ka, »a-<" <w. •,_>,- 



all' occhio > per cui il defiderio patta al cuore . I ìi/u./pf *i< i»/ nìt r<r Taf »*'•» 

l'ha imirato Sofocle Tr*thi*- rer.js?. ir I tu ltXMT«fi«> Tigtvf»' vMavd/**» V«*f" "»»- 
•e«f»«?«r ^ixir 'o«if*>>»«» «»•«< » <jU*rum I ^iroi vtnu&ms virginum dflteitsunuf 

ì m*aculiT am ),Ucnpir**m*tprtmiituium \ ftoft** frUtrttmiium iUtctkro/km etuli c>* 



fiat 



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PROMETEO LEGATO. 7% 

E ufcita fuori vieni al folto prato 

Di Lerna, ed a gli armenti ed a gli alberghi 

De' bovi di tuo padre , onde fi queti 

Dal defìderio fuo l'occhio di Giove . 92f 

Tutte le notti mifera da fogni 

Si fatti i'era prefa ; fin che tali 

Vifion , che la notte mi venivano , 

Di raccontar ebbi il coraggio al Padre. 

E quello mandò in Pytho Se in Dodone 930 

Gran quantità d'Indovini a fapere 

Che fare o dir doveflè, per benevoli 

Farfi gl'Iddei . E quelli ritornarono, 

Oracoli arrecando di più fenfi, 

E ofeuramente detti , e di difficile 9.3$ 

Intelligenza . Finalmente poi 

Un oracolo chiaro venne ad Inaco» 

Che con aperto comando dice vagli , 

Che di fua cafa mi cacciaflè , e fuori 

Della patria , acciocché libera erraflì 940 

Fino a' confini elrremi della Terra : 

E che fe non voleflè; il fiammeggiante 

Fulmin di Giove farebbe venuto , 

Che tutta la fua ftirpe avrìa diftrutta. 

Perfuafo da quelti vaticinj» 94- 

Cacciatami di cafa egli mi efclufe 

Di mala voglia e fua e mia : ma il freno 

Di Giove per violenza lo conftrinfe 

A far quello : e in un punto fi ftravolfero 

Le mie fembianze , e V animo; e divenni 950 

Qual mi vedete cornuta : e da un eltro 

K 2 Acuto 

jitjt i*<uhm, lufidin, vi8u, ; Eurip. Hit- t T 5, !*i ri, 4v X i, fU, . !/■) 7 i r «i*x»c 
feiy. »■ 5»J- «f«« tfmt , ,.« T « •^* Tt , T r ±. j .'^«a^/, «rigo amori t */l fi,t toipttt . <f*i 
{ut *if ir , Amor An»r, *wjtr otuUs dt.uk- \ ee uLos intrat , ex ntmUt in mmmnm itUtnmr , 
num Jtitt*, . Ma*. Tjr. Dfrt.xxv. „ um . ». . vi* tnim , **» f t fi infmmi f*i*rit*d* , fmtt 



76 



nPO'M. AESMATHS, 



Mt/tiM ;^&eiV » ifAflCtVH <rxipT*ua.Tt 

r Hi3TOV yrpò; £mtov r* Kip%veiots piog , 
Aspra? axpluj rt' 0ukÓXc; § yì/iyn^ 

"Axpetro? cpyìv "Ap-yo^ ùfidpru , 7rvxvo7q 
"Osjaq «TeJopxJ? t»? t/xùs xarà . 
Airpo<rJóx.>iTO$ eT' àuròv ài$vl$to% ftopot; 
T« ctTrirrpifo'tv . o$sfów\9% J* 
M<*V/>/ -SWat jit« wpo ^«s tXaujjofiou . 

« « ft^e*? o , Ti 

AoittÒv iróratv , a-n'fxsuvt ■ 

jUuJY tV c/xr/era; 
rócnfia §à 

*A/tr^/rov citai <p^(Xi o-uu-Stru; Xóyv{ . 

2T2THMA. 
*Ea , t<x • òV.*. , fot* • 

*OV7TOT U7T0T Ùr^t/t&U 



680 



685 



690 



V. <7<f. ^v'«iTi Xf'« f «^" • Eichilo eon- 
fonie /kvi-J. • c «fria» C'irne anco Apollonio 
Rodio Argtnaut. lil>. ni. ». i?<. fata* T<*. 
*tT«/i tYrtpÀrM «»»r ■»««« it^u , *fi- 
lus mgruit , tjium buMei tat/MHm vacnnt . 
At quii luogo lo Scollarla nulla di meno dice: 
*lff»t uÌ'.ik SiafifH . I flit yif vi *-l »»»- 
''""T -1 T "' - • «'rat* «« ri» if 

V. «77. tv»ar>» ti KtfxnUs fin . Cen- 
crea Putto ed arfenale de' Corlntij nel feno Si- 
tonico in faccia ali* ifoladi Salamini . Appari- 
le da quello patto «(Cervi (laro un fonte di que- 
llo nome , il che non G fa forfè d* altronde : ni 
Strinone ne il Cellario ne parla . Quella voce 
£ Icrivcva Kf^xpia/ , c Ki>Xf««¥ e» 11 " «««• 



ritirato fulla penultima . «J «co K\j/jtiaf 
come ha Botato Cellario . Ma non fo f« altri 
fuori d' Efchilo abSia ulna quella voce con, 
una fi fatta trafpoGziooe di lettere K«fXM<V 

Y.6?t. Aip.li 5«f«» ri ■ Sottintendi «• 
ytt . Virgilio Atntid. XII. v. 5 l« . Pl/f»/* fi*' 
min* Ltrnt . 

V. 6? •} . *vkmm iVrai* o'f/tfnit . Il no- 
Uro Tra^o •■ut-flisti, r. } io. chiama Argo 
wmrtwm ittfi*n.i\*t , «mni* emunttm ba- 
bttltiim . 

V. «Hi. fir f .»x.E. « nortro Tragico in 
Sttfflir. y. 17. rni itffUitt fiut i c Sofocle 
EUBr. v. j. T « tlrftr*Sf** ' lti X* 
nifwt > e in quella Tragedia fopra al »• Sfi- 
nì »ìr/i/i»»T» uff»» t»« 'irdX»'»* » d' mod * 

che 



PROMETEO LEGATO. 77 

Acuto punta , in furiofi falti 
Correva alla dolce acqua di Cencrea , 
E all' alto fonte di Lerna : feguivami 
Argo bifolco, figlio della Terra, 
Pieno di mero fdegno, con tanti occhi r 
Oflèrvando i miei pad! : ma privollo 
Di vita un fato fu b ito improvifo : 
Ed i' agitata dall' eftro, e percoflà 

Dal divino flagel di terra in terra p5o 
Sono cacciata . Ora tu intendi quanto 
B' fucceduto : e fe hai da dirmi il refto 
De' miei travagli, dimmelo; ne vogli , 
Per ufar verfo me compaflìone, 

Mitigare il mio duolo co' fomenti $5? 
Di mendaci parole : che i difeorfi 
Falfi eflèr credo una pefte bruttiflìoMi . 

Ahi , ahi ! Ferma . Ahimè ì 
Io mai non vorrei , mai 

Che Ci Urani difcorG 970 
A mie' orecchi veniflèro : 
Ne a vederli terribili 

E così 



che pare che et,1ro-frreifa forte prefu da* Poeti 
come un Epiteta infitto J' Io . 

V.tfffj. fA.àAyi 4|/a . Di qneftl eraftacio- 
>c dclU noce /tittìf al lignificato di punizione 
o tormento filimi» ferviti ì ixx. ]ob,xx\. fi. 
fu£r;£ ii.-i xtifht «vk «Vìr t»' àv T t?t > C> 
n*n tjt virga D'i fnttr ilios . 

Ibid. >;» *fì y ;, . Arirtofane Aeharn. 
T. »J4- *> /!•»«» *fì >; f , 7«f &r (';.<•« 
»»t« t ex alia aliata perfequt , ttrram do- 
me invtniatur nfptam ; dove il Frilclino hi 
mal tradotto ttrram fra terra, come ha offer- 
▼ato il Kulicro . tucian. Pfwdoman. cap. +6» 
•xV t/« ftt »fì >»« iXslrlfvai , (ti cogtba- 
tnr tx una m aliata ttrram vagati , al qual 

luogo lo Se lia'ia Greco ytt tp y7( . t:uto 
«'•ti hiyteimi 'AIiumih kiri tùi unti nè- 



on r>( >?<» ?«»,uìrT»»t» In ritu , hot ab 
A.htnienfibnt diti fel't fro in emntm ttrram, 
atto i dittmnt t ■. tì r tu Tt** letum ex loto . 
Cicerone ad Al tic. lib. x tv. ep. i e. Hit à' 
alia [erre non pojjnm > Itaque 7 7, W( ì ,« to- 
git0 . la fimil maniera il noilro Tragico Ava- 
mtmn. v. i »tm/*( »r»i t*V'ì»t' m«V*fi 
hoc epprobrium tx ali* vtnit approprio . 

V.gté. ,it*u X yif • Eurip. Hitpely. v. 4%£. 
rtir' XoV i <r»rù» «v*Ó%Hf «iR»*t{,a( Aiptv* 
T* à»p> >,v»' ti mici xi«f X»>ei . Ow Ti 

T«7»(» «ri Tipi":'- /t7 M>MV • 'A*X' *5 *T«U 

nt Ivxxtìt fttùnrmtt hot tfl anod ito* con- 
fiitutmt heminwn tivitatti evertit mimis fplen. 
diJi fermenti ; non tmm imeund* anribtts di- 
ttads , Jed id ano auit gUriofm fint . 



Tip. 
X*. 

np. 



79 IIPOM. AE2MHTHS. 

Kflu Jt/Vo/r* 

nnfietm , Xvfiam , iti par' tt]t/$>u« 

Ktrfp tyx* 9 -t v X^" •/««' • 
'la tei , ftoipet : fioìpa. . 
Ilspe/*' «<r/<r«tr« irpà^tf 

I A M B O I . 

''Ett/V^i? tir r' ^ t* Aofzrfii TrpoTfJidSuq . 
At'y , e*ef/eJ*erx« • t«< fotruo-t rt yXvKtì 
To Xoìjtoh ètXyos 7rpù%iiri7CL&cu ropcS; . 
Tifi" 7re»'>« £p«a' wW<ra<&' ifiS Trapa. 

[xa9eìlv pi) rio-Si arpjr' *%pf£tri 

Tà Ao/jrct ytcy dx.»rttS' , o/a ^p» 
TXluSou wpòf Hpetg MJk rlw vtatftSd . 
Su «T IvÌ%hov o-Trippa. ràq ìfiù$ \oyu$ 
Gy/xy /Sa'Y , »? ar ripulir i*f*d9ft òSS . 

npcvrOr' fiìf ci-Strf HX/y Trpo$ «VroAàf; 
Xrp inaerà, trai/ricor* , s-f*,*' àv»pórn$ yvet-s * 



69 J 



700 



70? 



2xu6a<; 



V. Utf . Ho tradotto diffra- 

nta i perche io Aimo che *f«£;< abbia in rutto 
c per turco la Tua rìgniricaiione fimile a quella 
di Tparru iunde deriva . Quello verbo lignifi- 
ca fteunda vei advtrf* uti fortuna, non folo 
fecondo che va congiunto eoo gli avvero)' tu, 
ovvero natami > ma ancora fccondj gli adjctti- 
vi » co' quali lì coitruifee • Coti mfimi tÌ 
-' > j r » in Arifrofaae *£■**. v. 104. lignifica 
rt.V fummum fortuna pervtait . E in Euripi- 
de Alte/}, v. 8ot. vvr /« Tf<t4»#/*i» 'Ovx «T» 
kÌ/hv «j >i*i»r«i £{«• . «o 1 deve tradurli, co- 
me ha tradotto Barnes. Sune giri mai rem, qui. 
commttf.ittont y. rifu non tfl dign* , ma tton 
tm nunt utimur fortuna quam commtjfatie & 
tu tradotto beijiiTima . 



atquifamilii prtfens fi 41 Hs Kihil hahtt aptvm 
rifui conviviti . Pù copiolamrnre ha trat- 
tato di quella lignificazione di i^rrn il Kiv 
Aero odArifleph. in Pluf. t. l41 . Malamente 
per tanto è tradotto in Sofocle Ajar. T.aftll. 
il penultimo verfo daJr.h B r<»n, T H wtwi flft- 
r»T( tri» V»u*v r»«»«< ■ t f ì, ,V,7, /• , «i/tit 
(nitrii Tm» fMXXtrTU» i, ti »taEu : Trottila 



fi|w : Profifla 

homtntimi plurima , u'ji viatrint , nrfft da- 
tur 5 ^r/«i v^<» ^m.i vidtant , nw/iiw 

j/« futurorum tfl , ut feiat quid fatitt j E 
Camerario, grum mmìm m<i>f«i«'»ui daturvi- 
dt attivi Cognofcrrt : prtufauam auttm vidr- 
re , nuilvi vaiti tfl Tututarvm tuid sgat : 
doveano dire , «ri/ic* vatti dir nate fittft 
qua frtuna ufurui jtf.Coal nella II eJTa Tra 

£eiia- 



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PROMETEO LEGATO. 



79 



E così intollerabili 
Sciagure , ftrazj , e larve 
Con puntura acutiflìma 
Mi defolaflèr l' Anima. 
Ahi , ahi ! O fato , o fato l 
M* innorrfdifco , d' Io 
Mirando la difgrazia . 

Prom. Tu prima piangi , e Te' piena d' orrore . 
Ferma ; finché il reftante ancora intendi . 

Coro. Di'; raccontalo: è un qualche addolcimento 
Anticipatamente all'ammalato 
Chiaro fapere il duol che gli rimane . 

Prom. Voi facilmente la prima dimanda 

Da me ottenuta avete ; perchè prima 
Volevate, contandoli da lei, 
Sapere i fuoi travagli j ora afcoltate 
11 rimaanente , quali pene deggia 
Sopportar da Giunon quefta fanciulla . 
Mettiti all'animo o progenie d'inaco 
Quello difeorfo mio . perchè tu fappia 
11 fin del tuo cammino .. In primo luogo 
Quindi rivolta all'Oriente vanne 
Per gl'inarati campi ; ed a gli Sciti 



97$ 



980 



990 



99% 
Nomadi 



jeli» i intefo di Johiior^ l'altro pi(fii 

v. 16 1. Ti yif t'Aivamr oì*t?a sai» • W»#M« 
,»« Sxxov »»f«TfttJii»T«f , MiyaUatr t/w«< 
vtitiTmi §j'>pr ronttmpltrt prot>-i* muti, 
CHm limatimi ptrftram C0mmift fic p*rtt- 
efff, Qravtt [*<>4it Morti : ime tradurli C*m 
turno *li*t ttramdem mMornm fu purtictfs. 
Camerario ha tradotto affai mt^Vlt Njns/pi- 
ttrtfM m*l»A*f<j*t alio p*rtitipt mignotcr*- 
tilMSÌmt»JH . E' «croche lo Scoliate: Spiega 
a»/tr)i *u^Tpa{*rr,( , £ r Z, 
£/*apf»adr»» : »i '« ragione eh . reca noi è 
veri, i y if Kti m ia. Tur i,u«p T rf*lrmr ti- 
fi! riti wmf nuviimr . L' aut >re degl. Scoi) 
inediti , che ha micio o.ne quello mio, alluce 
la rcra ragione , » M|?«rm yif rmr *«(«r fi- 



fi fj.'i tXat wxptytflxr • *) T»f*.uv8ia» • In 
oltre Stefano ha m nlraro che lignifica 
ancora fari , sondili* ; e Ci»t I*** »on 

debbe renderli , cane ha tra lotta Stan'.ej > , »*• 
totinm IMS i mi frrttm ovvero cAUmilittm 
Imt . 

rrifftm « Qnel che i La- 
_ ;ono i Greci r*if/»m . co- 
me t* !?««•; •.;<où 0wi(f*s.r*t I Ttgi* dirpt . 
I Latini ancora hanno detto e r*j« f firn 
come Lìtio lib, I. c. ti «fato poi *»«fA*«. 
c ime qui , psr fialio da Sofocle Aj»f. »• "4"»' 
Xì /' « >tr*i(Ù crifua A«fT''»v »*rj>»< • 

V. 7-/. 6»*» 04m . *« ««• *«• 

T*««ti «urìr (, xtyn ) ir r» *■*//* «Vi e ÌH 
• altri luoghi del T. V, 



V. 704, It* a m 
tini dicono flirt fi 



I 



So 



IIPOM. AESMflTHS; 



Xxv9a<; tf dq>i'%p vofiaÌAS , ot v\%xrài nyz; 
UiS'àpa-iOi vox vr iir iuxv'x\oi$ 

'Exh/So'Ao/S ró^otarif C%*f>r* pivot • 710 

Xe/fX7rTnara. pa.%Jau<rtv ixTrtppv %&óyct . 
Acuó*; eJY 0/ friì*porixrovtq 

'QiKÌio-t XaXvfitt;, 

bt; qjvXdZti&cu <rt ^p» . 
'Avtffjttpei W/t Trpoc^-Aaro/ %*voiq. ji$ 
"H%h<; f vfi&M Trombò» » \A>$mtvtMP , 

"Or f*>f 7rtpct<rp$ ' h j*> &0citos ->p.-tV , 

Ilei»' 5rp«C *t/rop Kavxarov fióhpf , cp*/ 

KpOT(t<peuv À7T *vf$ . 720 

à<?poystTOvo.% $ «^p» » 
Kopt/pàg V7rif>/3 dottorar , t? {j.ìt tu.2-nvh» 

"H£«c Tvyirofì , al Qtti/<rxopdv non 
KctroiXiQo-tv àtupì Oip/ua'cJW-S-' , iV« 

Tp**«at we/r« 72 J 

XaXfivSìiaj/a yrdSos 

ri • * »X«*' ivT4l : c il 

loctainunde di dire che quttto inme non if- 
mentii'cc il fuo nome : t»T >»p irifiari tov'ti» 
( frguicilo Scollarle > «, *pà£i( #v»»V*#a tri'. 

V. 718. «pur C\|/r«r . Del Ciucilo . vedi 
Sirabonc lib- xi. pag. 7>»> Arilìotile Metccro- 
Ufiwt • lib. i.e. i}. pag. 7»1. e//', Li.mmr. 
dice dell'altezza di quel monte una eofa ftrana, 
incredibile , e indegna d' M filo ofo , cioè che 
n' erano illuflratc da' raggi ite] Sole 1* ertremità 
per una teiza carte della noce, tanto dopala 
fera . quanto prima dell' Aurora : "ti /t '<> ,-.Z- 

T«U T>t tXlKTH OVT«« T« «Xf» JU ' / : i T«V Tfl'- 
TV /«'/«(, «»» T» Tll !«»» «( *«x/r ໫ T»C 



V. 709- wXiKT«« . L* anonimo Au- 

tore del Periplo del Ponto pag. I<S tiit Gf- 
ncv. «ripa ti |S +imffMi /»<»»• N«- 

fil^ltì /) naH'.'iin .... "OfX(«tp4 /• i( 

*"p»xi . Qui in plAMjlra cr r.juo VIX uhi , dice 
Tacito . 

V. 7i«. v£»/rì» ««ra^ò» . Intende il fiu- 
me Araile . Strabene lib. xi. pag. 7Ó6. »*,'<r<o» 
«r« ( cioè vicino tll' imboccatura del fiume 
Ciro) Ci I Apif.r ..&-.,>>.„ , rfa4t»*«« T?t 

Afamiat Ìx»/W»» » »»l/7«rr 

^ i<r«XH , afftr ex Armati» feprerHtnt . 

li tu. tv 'j.iv/»it/in . Allude al nome del 
fiume A . . , setto fecondo lo S«oli»fì» A,»<tfi 



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PROMETEO LEGATO. 

Nomadi arriverai, che fu* rotondi 
Carri in alto da terra abitan caie 
InteiTute di vinchi, e che pendenti 
Archi faettatori hanno alle fpalle . 
A' quali guarda di non accodarti : 
Ma declinando i piè lungo il fonante 
Petrofo lido , palla quel paefe . . 
Tengon la Terra a mano manca i Calibi, 
Che lavorano il ferro : da coftoro 
Convien che tu ti guardi ; perchè fono 
Feroci ed inaccefll a' foreftieri . 
Verrai pofeia a quel fiume , che infoiente 
Un nome porta , che non lo fmentifee ; 
E noi tragitterai, perch'è difficile 
A trapalarli , fe prima non vieni 
Sul Caucafo medefimo, il più alto 
De* monti , onde da' lati fteflì sbuffa 
Il fiume la fua forza . Poi bifogna, 
Superata la proflìma alle ftelie 
Sommità , che tu verfo il mezzo giorno 
Prenda la ftrada ; dove dell' Amazzoni 
Giungerai all'efercito, nemico 
Del viril feflb ; le quali una volta 
Abiteranno lungo il Termodonte 
Temifcira, dov'è Tafpra del Ponto 
Bocca Salmidiflèa , a' marinari 



8£ 



iooo 



ioog 



IOIO 



1015 



1020 



»r»if«t . Errore già notato dal Mazzoni , dal 
Blancani , e daLiunardo da Capoa nei Pare- 
re. Ragionai*, vm.pag. 149.T9.1I. 

V. ni, *f(TKf<M *»' i 1 mi • Per tempie 
non intende mji il fotta altro che tJitter.t li- 
ter» del Caucafo , al quale appretto Stribonc 
fi attribuivano ancora i cubiti , «he erano cer- 
te parti d" elfo monte , che lì porgevano verfo 
il meno storno, Uh. ai. pag. 7*0. 2»rS»i /< { 
Tini ÌvtJ •rftr-rttrtrit ir) rìt (tinnii f lui, 
eukitet «mtm <fu*fi quofdam fntendtt ud me 
ridimi e pag. 764. rfienrrmuari yàj » ■< 
«I iynwttt ìwì t»? fit\nftfifUr tì/umf- 



«7»»» 

«ti . frotenduntur 
cubiti frugiferi . 



L Inofpitale, 

V. ?12. ttt* àjtoajom» Vfmrtr . ilfcflo 
dell' Amareni . In quelro lignificato ufa Pin- 
daro la voce rfttrìf Sem. x. 46. v «i' tf £AX«ra 
rtarìt t mdGricorum pefmlum . 

V. 724. tìfii'tKVfit *»rt i(*fì flif/i*«V»iT«. 
Quella era la Città capitale dell' Amazzoni . 
Scilace in PerifU pag. lo. la chiama witU* 
IxKwtli urbe Grstcs . Agli altri Autori portaci 
dal Cellario per provare che Temifcira non 
folo è nome di paefe , ma anco di una Città In 
erto limata 1 fi aggiungano il prefente puf» di 
Kfchilo i e tre altri di Paufauia Attiter. cap. t. 
e cap. 55. e cap. 41. 

V. 711. #n*A»v^»«"V >»^*«f • Ecco nuo- 
vamente 



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82 



nPOM. AESMflTHS. 



E^p0^tF0( VOLVTfTI , /UHTpr/<X t%w 

r Avrai <r' òìuyti<rnTi , 49) I"** **fd**i . 

Aiir*o-a,v atcAòV ìx7rtpat ptuarixóv ' 
"Es-tw $ dflfiT( «Va« AoVc? 
Tw? <r»$ Trovati , 

"Hneipov àariaiS' . 

v ■> < n ■ 

ap tvju/y <Jo*« 
'O i^f SeàV Sparto; *? rà v0' 

Xttftw uiylwcu, 

1 r . • » • 1 ■ . » 

Tltxptt <P i'xi/p<ra<; , « xop» , 7^ef o - »/ ^a'tf&ip 
Mf v?Sjp*C . p«> l'tw» fltxw'xo*; Aoj.«e; 
E/%ae e)Vx« 0-0/ /xn^TTu 'v ir pooi pio ti; . 
lai poi poi . 1 • « 1 . 

2ij e/' ar) xi'xpaj,atf xàyaftvx^'Xy ' T ' **« 
Apaio-Hi orar ri "Kot-xà x-juu$atp*i 



730 



73? 



740 



X*. r H 



vamente la voce >»«f6ir tifata , come fi è notato 
al v* 04. per lignificare 1' azione di divorare , 
o come più particolarmente in quello luogo per 
aito r biie j ciTcnJo che qucfto feoo di mare era 
per le navi pcricolofiUìmo , onde lo chiama 
•v/l :?«>;; i /«Tfw«i rtai • TìAUtu inbcftitj • 
In > navtnm ruvnt* . Lo Scoliatìc di Sofocle 
al v. pKc. dell' Antigona citando il prefente 
pano di EfthiI», dice di quello feno •<*«;•< 
/• in /vrx«//4ip(F viti * F a<j*»r . Variamente 
trovali ferino j ora < » uv/teii > e prefa la 
leuera » in luogo dello fpirito afpro rak/tv* 
i ora rahpv/'nirìt > come appretto I' Au- 
rore del Periplo del Ponto Eua. pag. 1*4. Edit. 
Grontv. il quale rlferifee da Senofonte eflcr 
quel tratto di mare , infame per la moltitudine 
delle navi quivi annegate ; e che i Traci le- 



nivano tra loro alle mani per avere le "vole 
avanzate a" naufragi . Senofonte dice di più 
'Ar«0- lib vili. pag. 411. £<7f. Ltuntl. . che 
per togliere ogni occafi'inc di lite . furono poi 
meffi varj termini fu quella fpiaggia, acciocché 
ciafeuno prenderti: quegli avanzi de* naufragi • 
che foriero (lati gettaci a quella porzione di 
Udo , che gli apparteneva . Non fo poi perchè 
ponga Efchilo in uno fieno paefe Temifcira 
c Salmideffò . Quella era una Città al Termo- 
donte | vicino la fpiaggia Meridionale del Pon- 
to; cSalmldeiTo è un fenodi mare della Tra- 
cia. Srrabonc lih, rnr. pae. 401» Edit* Amjl. 
dice di Sai t,ìJc(To tri /' iZrtt *f*/** ( »'>'»- 
a*i k, >.iS*/«i 1 i\(pttu , àr«*i*ra^irtc 
Mftfo«fil Ttùi /Sofia < , rmSmt •#•» J»to.- 
nmkn /»<xf tJ ^«"««r . Utt»t e;1 di- 

fettili* 



PROMETEO LEGATO. 



Wpitale, e alle navi 
Quelle ti guideran ben volentieri 
Pel cammino . Di poi tu giungerai 
Appunto lui la fteflà angufta porta 
Della Palude al Cimmerico Iftmo : 
11 quale arditamente ti bifogna 
Abbandonare, e trapanar Jo Stretto 
Meotico; e per Tempre un gran parlare 
Del tuo tragitto fi Farà da gli uomini ; 
E per cognome chiameraflì il Bofporo . 
Lalciato poi il paefe dell'Europa, 
Dell' Afia paflèrai nel Continente . 
Non vi par egli ch'egualmente in tutte 
Le cofe il Rè de* Dei fia violento ? 
Che eflèndo Dio , e volendo commercio 
.Con quella mortai Donna , 1* ha gettata 
In quelli errori ? Oh fanciulla ti Tei 
In un a (prò amator del tuo conjugio 
Imbattuta ; poiché quello difcorfo , 
Che tu ha' lentito, credi pur che ancora 
Non è il proemio . Io. Ahimè ? Ahi , Ahi ? 
Prom. Di nuovo gridi e gemi ? E che farai , 

Quando avrai de' tuoi mali intefo il retto ? 



I02J 



TOJO 



103J 



1040 



fertum <$• f»x»fitm , imptrtuofum , Ute md 
Atjuilentt Mcrtum ftftingtHterant fladitrum 
Ungitudtiu nfynt *d Cymnt*$ ; e lib. I. p. 
chiama qucft» il finiftro lato dtl Ponto , cioè 
lafpiaggia Occidentale • Lo Scoli afte di Apol- 
lonio Rodio al v. 147. del lib. il. rayjut y? p 

»KlXti.Ta.Tl TÌ rea. TOV vilTU » tT»f« »X»U 
fi T«l ? li u l'a I . M ;if filivi!* Tifi T»» J9C«- 

rifit ir It , *K «fax... ; |**. . 

ìyfUr . Apparifce poi che Satmldclfo è nome 
di quel lido , c d* un fiume che per quel lido 
tbocca in mare . ed anco una Città polla fui 
detto fiume ; e coti accordanti Senofonte ■ Stra- 
tone , Plinio 1 c lo Scolia/lc di Sofocle , 1 quali 
chi lo pone per Citta , chi per fiume > chi per 
fpiiggia di mare J c coiì fi e contenuto il Cel- 
lario nella Carta geogiafica della Tracia . 
V. 7itf. i'x«fó?mi • Luciano im Ttxar. 



Coro. Hai 

L 2 

c. |. dice del Ponto «ri 2jtr,< fnaXtTrs . e«« » 
> *)fl— «*'•» wtfietntZtrmr , q ted ht- 
he/pitain V t akttM , g**libm mmirum /iris, 
ut arbitrar , ciré* iliu < aure habitantibus . 

V. 7jo. àvXaV tjc«t»~r psjWTinh . Saar 1 
lejo porta le parole d' Efichio , cìi/Xorif , e' 
W nJ" j reseti Aj»x v *" .Efichio ha avuto 
in meiitc qualche altro luogo d' Efchil» , per- 
chè in quello lu«§o non fi adatta una tale inter- 
pretazione . Più a propofito e quel che dice lo 
Schiatta di Sofocle in Antig. v. I 01. àvxòr ri 
rtr»/»«iti»? ilta^K . 

V. iti. fiirwuftt . Due fono i Bofpori , il 
Tracio, c il Cimmerie : intende quivi il Cim- 
merio . Long» P*fl»r. lib- I. tditian Htnev. 
1005. pag. }+ nufTV/tZii rJ yiyf »<Xf' ri» 
•»XX,i t«i t»A««ra< fitìs wtfU Xi>(ttti,(. 



84 nPOM. AESMQTHS 

Xo. 9 H ydp ri XoittÒv t?A yrn^reov »>« € ; 
np. ùoa-^fxtpó, yt wtXayos drvpSf ìvnq . 

i 74? 

"Ottok; iriìù> <rxv\\a<r<t , 

7^ TrdfTOìV 7róvuv 
'AirnhXaytuj ; xpèiafov fi firmi; &*tàr, 
H r*c aTaa-A^ ìpip&q Trdrx 619 . 
np. H JWjsWs t>^ ? mW . 

Avrn fi lw àv nt^iruv à-praK^ttyii . 

I«. H >«p a-or »V/k «*^*<r^K mpxjlsàU; 7J j 

*HSotf*' av , ci fxcu t rbxiS* tiara, vv/upcpdy • 
Hew*5 eT' «x ap , 

«V/? f'x -Tracryco *ax<y$ ; 

np. re/vtw ovruf j^JY tre/ a-ap* . 

1*»'. npo? 7» rufttvvàL erxwa-jrpa <rfvAH£»»VéTau ; 

Ilp. 'Avto\ wpoe; <*W xtvotppóvup fitfJLftmtétP . 760 
I<y . nc/j» 7rp37rù> <r*(Jinvov , « jkW t/$ /3*,a\3p . 
ITp. r<x/*« ^aé/40K toihtqv , « jtot' aùr^aAa. 
Ift» . ©sopra» w /3fiórHov ; « p'mtok , pptrov . 
np. T/J" óW ; 

I* . H ?rpc$ fapapToq C%avi<r*Tcu £poW ; 7$ j 

np. H rt- 



V. 745. «{»a)ol i?T»fS< JS.'»< . Ifrhiloni 
J7r/r. 4 },. 

/*•>»• ^"• ( ingtns mAlcrnm ingruit frUigus. 
Eurlp. Hiptely. ». 8jj. »a*S» /'{ T«{x*t »<• 
>»jo* ii#3 f 5 To/«VTtr , firt fiiwiT* ìnnvwmf 
mÀKtt , Ego wrt m*Urum fUgns vidio tan- 



fttl {jr /Tr« ut/ Iti f ,\tl , KUKUt KXVHTI if 

xaxwc *i*pa>*r< | 

«» rax». Nella iltil'j maniera che 

(iicefi If ^«'p« Viti/fìm , tt ,a/ f « - rfMJMJ 

TaclJ.'lib. «f. 9 j. ^ ?» t^x» » »f«riM<f ipt» 
t'itrittr (*r imfigre. So&cU OtSif.TyT.r- 1 1 j. 



V. 7 4 <. T //» T tjuoì fjii» clf/u • Eutip. ! n»mp*Ha mdnes retieat /]U*m pnmum > EUéfr. 
fi e raluto delle «effe parole Afe* t. 14J.W j «.)(f.>»'i(<Winv /i »* «SvtK* tv néx<«> 
fi» Iti Kiftu j ci» ^/f#,?. r. 9 6: r ( [ jÙjhì bnjiu rei e»nfa qutmfrimim revert*. 



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PROMETEO LEGATO 



Coro . Hai forfè qualche cofa che rimanga 1045 

Da dirle de' fuoi guai ? Prom. D' efiziale 

Calamitade un tempeiìofo pelago . 
Io, Qual vantaggio m' è il vivere ? anzi io vogliomi 

Buttar da quello dirupato falTo 

A un tratto , e al fuol caduta giù , da tutti lo£o 
I miei travagli liberarmi . E' meglio 
Morir folo una volta, che ogni giorno 
Malamente penar . Prom. Difficilmente 
Tu foffrirefti certo i mali miei , 

A cui '1 morir non ha concedo il fato . 10 $ 5 

Perchè quello farla dalle milèrie 

La liberazione . Adelfo poi 

Non mi è proporlo termine a' travagli 

Prima che Giove non cada dal regno. 
Io . E farà forfè una volta che cada 1060 

Giove dal principato ? Io n'averei. 

Come penfo , piacere , 1* io vedetti 

Queft' accidente . E come nò ? lè fono 

Strapazzata da Giove . Prom. Tu dei dunque 

Saper che così è . Io. Da chi fpogliato 106 $ 

Sarà del fuo fovrano fcettro ? Prom. Ei fteflb 

Da' fuoi configli di giudizio privi . 
lo. Dimmi in che modo, fe non ti è di danno* 
Prom. Farà tal matrimonio da dolerfene. 

lo. Divino o umano ? Dì , fe fi può dire . 1070 
Prom. La qualità vuoi faper ? Non è lecito 
Dir quello . lo. Sarà forfè dalla moglie 

Cacciato 

Ur . Similmente Senofonte Cyrop. I ti. p.i i I medeRmo Poeta flìd ri fA >«> iTVay « f .7«r t », * 
«r rix« Jt*yn*r* r*fix"* ttleriter I KwtSf. maU+ptlfl*UU*$ et non tfft.qHAm 

rurfut negati* frctjftrt . l txx . inBarucir. I miftr» viver» . Tcognlde v. jaj. Ti»»«7ir ^' «I 

a» , 14 , « i J afano lo fteflb modo , dove la iti ri «— ~. 2 „__..„_ -. 'r. .../._. Ma. 

▼oleata al verf. aj non ha una cai voce , e al 
y. »4 la rc«de in ctUritnt* , e al v. a j tìu . 

V. 7 49« »f»T«r»» ùr<iw*t . Sofotle prcflb 
Stokeo ferro, cctxxv. pag. Ho. rifa Wechel. 
Vrancof. 15 II, e«n7» Sfinii Ì £J» ■>»/«<. 
/ra/kr mtjirum yjtsm njtrt. Il 



/airi >uw Samrapa fnpifttmt 'Evfn'ffr. Ma- 
ri m»Um , fi HHlUm « mi/tris curii 



V. 7JJ- *Awt. ^ f ?r àrw«A»<lT»r . Cri- 
fatemi predo Sofocle ÈU&r. r. ini t. Ov >xa 
t«»i7» r s > , «a*' JV«» ««»»'» Xf^t»» ti» 1 
•<T« T ,; T ' J^, xmfi%7t . 



96 



nPOM. AEIMQTH2 



IIp. H ridirai yt irauJat. <ptpifpov Tarpo; . 
lai . 'OuJ" f~/K aerali Tiri' «Vorpop» rw'^*; ; 
np. 'Ou J»ra, ij/4»' «x £*<rp£f Ac/£* 



n P . 

I». 

Hp. 
I*. 

Hp. 

np. 
u. 
np. 



np. 



T/5 » Accra*»' e' i<?*> a\0PT0$ A/or; ; 
Tùv rav ti»' àorov ixyó»*r eìrau ftteó* . 
II a>; H7rxq ; » 'pò{ irati; 

er' àw»yka^ei xetnuv; 
Tp/Vos yì ytvrxv 7rpò<; JYx' xAxirtv yorcu; . 

HJS ' 

ax ir* fuZuftfiXnror » ^nrpufi'ei . 
Kaì ftw<Ti return/; ixfxct^Hf £nret aro*-*; . 
M» /uo/ 7rpOT«V a»* x«p«Jec; , «r* àworipn . 

• 

Acy&V AÓ^o/k tri £*rf'pa» iupn'rofxcu . 
no/o/F 3rpo'JVi£oj , eupirh r' jpoì JVJa . 
Ai'Safi ■ i'A» §b * 3-oVa»K roi Ao/jt* 0*0/ 

Ttff txXurovr ì(x{ . 
Toutciip tri) rlw (Jttv rjfJi , ritti <f t/uoV ^a'yi» 
Ot&cu •SiAwcroK j ft»'eT anuxT»; Xo'ytt$ * 
Keri ^"cTt f*»K ytyatvt rlw Xoivltv TrXttrlut, 

'Efzoì <T* rc> Xvrovnt ■ wro jroSJ . 
'£»•« 7rpoSufiei&' , 01/x ciam atro fica 
To fi» » 7 traimi' t«k ocroK 7rporx?fK iT% • 
So/ 7rp£rov lo/ TTóXdJovor 7rXxv!w yp&rca , 
°Hr ty^pacp* ert) firn fiori» <TiAro/<; <pp*ràiv . 
"'Ora»' 7rtpeir^ pn-^pov *V«'pa»K opex, 



770 



77? 



780 



7«S 



npe; 



V.767. J ti'^tj/ >i **//a. Intende di 
Tetì figliuoli di Nereo . Apallo*»™ Bi-*lé*tb 
lib. ni. c»p. li. $• <• p»g »««- ••#( 
Aite SpuMfTtf »»• ri» t«6t»« *«r*ria» llfl- 
>!ii| n f 4,«.e«», fi» »k t»vtm «ur«f >i»r»- 
•ì»t« ivf«r»^ /ur«r»t#i«» , /iwtffW nummi, 
J»vt j»m sn ejtu <Thci i<U> etnenhitum rtunte 



di xi fi Vtemtllatum , a*; * x r« UH nstMs tjftt , 
mm Ctlo 4om<n*!+ru<n . 

v. 7S8. »»fi^» vv jurtpmn ^•kriiv- 
tprùr . Pia. in Pk*4rett /ut' ìnrift yfi- 

»IT»f il ri TtV :-irS-.:/r« ^UX» • f' y» r,w * 

filetti* li» mimi difenili tnfctibitur . II 
Tragico in Chttfh. Ter. 448. Tii-It 1 



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PROME.TEO LEGATO. 

Cacciato giù dal trono ? Prom. Ella un figliuolo 
Partorirà del Padre più gagliardo . 
Jo . Non potrà diltornar quelU (Ventura ? 
Prom. Nò certo prima eh' io da quelli lacci 

Non fia difciolto . Io. E chi farà colui, 
Che ti difcioglicrà contro il volere 
Di Giove ? Prom. Un de' tuoi polleri bi fogna 
Ch'è fia. lo. Che dì tu mai ? Un figlio mio 
Ti feioglierà da quelli mali ? Prom. 11 terzo 
Della progenie tua dopo dieci altre 
Generazioni . Io. Quello vaticinio 
E* non è per ancor facile a intenderli. 
Prom. Anzi non vogli cercar di fapere 

Le tue difgrazie . Io. Deh non voler farmi 
La grazia , e poi privarmene . Prom. Di due 
Racconti , io ti farò la grazia d' uno . 
Io . Dimmi quai fieno ; e dammene la fcelta . 
Prom. Te la do : fcegli fe vuoi eh* io ti dica 
Gli altri travagli tuoi , o chi è colui 
Che feioglierammi . Coro. Di quelle due grazie 
Fanne una a lei , e l'altra a me : nè vogli 
Rigettar la domanda : e a lei racconta 
Il reflo de' fuo' errori ; e a me chi fia 
- Quel che ti feioglierà; perch* io '1 defidero , 
Prom. Poiché il bramate » io non ricufo dirvi 
Tutto quel che volete . Ed a te prima 
Io t gli errori tuoi agi tariffimi 
Racconterò , che tu nel libro memore 
Scriverai della mente . Quando il fiume 
Avrai panato , eh' è de' Continenti 



87 



1075 



I08q 



jo8jt 



1090 



109? 



UOQ 



intimi ir • pivi yfàfu , la qua! manierai (tata 
ufata dopodaSofuclc in ? hi Ut t. r. ittfj Kmì 
rnZr i*iV»i *) Vf**»t trm , b*t igitur 

fttf ry m aninum injeniitc . t il noAro Poeta 
Umilmente SHfflit. v. 187. Ulti, f v>.J* » rip' 
1»» /ur*/u(r«c 1 h»tter vtrb* ut tutu -it.uti 
in ttbtllus ( ftilittt tutntit ) ufirsth . E' fatto 



quel verbo da /ivri< . ne fi trova nelTefuro 
di Stefano , ne in altri L calcografi antichi per 
quanto in lappta . 

V.7*>. fiìtfn . intende il fiume Tanai . 
cbc divide 1" Europa dall' Ada . Dionlfio 'O»*»- 
p.ìt. *<***>. im prmt. v. 14. 'Bvfirm /'*A#nn 
TdrnVr /lai pivi if/f - . 



83 



nPOM. AESMX1TH2. 



Tlóvrv 7rip(k><ra. <t>Xo7<r/2op , 



79© 



V 
t<TT 



CtP 



m 
IP a. 



TLpò$ yopyóv&a 7nìta Ki&tv*$ , 1 
'Ai $0px/ St; vaxHtri SLuau.au xópau 
Tp«? xvxró (xoptpoi 1 xo/kov cftfc' ixrnfxivau t 
Movo'fovTtq ) a; 80 »A/o{ 7rpa<r^tpxtrau 
'Axt/^/»' , fVarepot; fc2u/M jrort . 

nt'Atf? ef' àftXtpou ^TcTf rp«5 xaTaympot , 
ApetKOVTÓfJteLlkoi Topyópt; fipOTorvy&s , 

"A? Spnròi 8cT«5 eiartSeèp t%et 7rPoat; • 
To/«to tre/ wro Qpvejov Xtya . 

'Aìkluj «T axntrop Svc^tpH •Sta&ta.p . 
'OZuró/Jtus pò Zi/;«{ àxpayài; xi/a/at? 
rpt/Vat? <póXa£ou , topts pavàTra rparòp 
'Apj-uxojtov ivr^o^afiop' , 01 ftuo-oppuror 
Oixi<r/p àup papa, HhkitmfO^ irópu ■ 



79* 



800 



V.70J. K«»l/r((. non dubito doverfi leg- 
gere ZxvtiV*f • come hi trovato Stefano In al- 
cuni Manolcrittl ; ed una tal lezione e appro. 
vara da Stanici» , appreflb il quale vedine la 
ragione . 

V. 79 j . •éfiu/t * • Palefato rf» /«reV. 

• ♦élKV» toc» Ì«7«T<»»f T»lì( 1 0/ TIM« ira 

/» » Xf*^' 1 ' *'*t/|m aurìr III rlt xif«Arr> 
«I iCtmi ijSxtvi . if fttat ivr-t t» «rif* «»»- 

r'-ifiC-r: rìt htxkyl' ' -'3 ' t T : Y »a«r„ . A | >| 

lodor. Bibiicth. liti. il. c.iv. $. a. delle Furcidi 
7*ar /ì «wray K»t»ùV ti ^ •if*« . Vtfyiimt 
i/t\^aì, >f«"«f 5»>»htJi • ?»« ti 
«ì T»l7f , «, tr« *V«rr« l?X»' • *J t«1t« »af <ì 
*»(f»< • H< fi* tre Cttut <y 

fhorti Jilti Gtrgmnm foretti , ab ortu iffi 
mrmt fieli uncqut trtt ceni* pradita , (y 
<Atji* j «uibus vieijpm inttr fi uttbantur . 
V. 70.}. . : . fVirrif , t Apolloior» Btbliitb. 



80J 

di y$p 

1 1 h . 1 1 . e j p . - v - {.a. dice che Emo > Pcmphrcdo» 
e Pino fìglìuulc di Ceto e PWco fin dalla na- 
feita divenute vecchie aveano in tre un Colo oc- 
chio , e un folo dente , de' quali ù Ter vivano a 
vicenda . Vedi la Nota preced. 

V. 7'8. «Tp«K9?Tt/*«x»t» . Apollodoro loc. 
cit. »rx«» Sì «' r»f>t'nf xifaxàc fiìr »if«- 
f»»/r# /p'.vr»' - Eront GertO' 
m' tu eofit* finam -firH'n angumm ffirii oifi- 
ta.-rsltf i/itrxt >./!*( ì 7. it f , f7>fH<m«t- 
•j:if obtutrentHT , w /» yix* commutabant , 
V. loa* £irì< KKpai>f?f jtwfx , f vT-K . 
Umilmente al v. iojo. chiama 1' Aquila 
»T»f»r » Jovìf aiatam eanem j e Ag*. 

m-nji». v. dice che Diana èfdcgnata «t«\- 
vaTri kv«ì nr.- f :i wlncribnt taiubut fatue • 
ed Ariftofane al v. 1117. /{««.chiama l'aqui- 
le «trac àttayg/rui • Di quelli Grifi porta lo 
Stanlcjo il pailo di Solino cap. 1/ . il quale di- 
ce che nella Sciti» Aiiatica vi (odo patii inabi- 
tabili, 



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PROMETEO LEGATO. 89 

Il confin , verfo il lucido Oriente , 

Dal Sol battuto, tragittato il fremito 

Del mar, tu giungerai alle Gorgonie liof 

Campagne di Scitina,dove tengono 

Le tre Forcidi il loro albergo : fono 

Vecchie fanciulle fomiglianti a' Cigni , 

Che hanno in comune un folo occhio , ed un folo 

Dente : né quelle il Sol guarda giammai 

Co' raggi fuoi , nè la notturna Luna. ino 

Apprettò Iran le tre Sorelle aligere 

Angnicrinite , agli uomini odiofe , 

Le Gorgoni , che alcun mortai lo fpirito 

Ritenere non può fe mai le veggia. 

Or io ti avvilo di fi fatto albergo . ili? 

Afcolta un altro odiofo fpettacolo : 

Di Giove i muti Can d'acute zanne, 

I Grifi sfuggi , e l' efercito equeftre 

Degli Arimafpi , che hanno un occhio folo , 

Ed all'acqua del fiume di Plutone 1120 

Abitan , che conduce arene d' oro . 

Non t' apprettare a quefti . Poi verrai 

In paefe lontano a un popol negro , 

M Che 



labili ■ ma ricchi per vene d" oro » e di gemme, 
e che quefti animali fanno in pezzi chiunque 
i* accorti a quelle vene . Ma Elìano lib.iv. 
cap. 17. De Nat. An'm. riferifce la fierezza di 
quefti animali contro chi fi accodi a quelle ve- 
ne pel dubbio , che concepirono che non fìano 
loro tolti i figlinoli . Dcfcrive la loro forma 
dicendo cflere come leoni di quattro piedi , ed 
aver 1* unghie fintili a quelle de' leoni c robu- 
ftifftme } edere alati , di penne nere fui le fpal 



1707. Vedi ancora Mureto Var. Lt9, lab. xi 1. 
cap. vili, e Stantejo a quello luogo . 

V. 80 j. ia.ua. TìxtCrmrtt . Lo Scoliafta B. 
dice che il Poeta chiama con quefto fiume per 
l'oro , che vi fi trovava . Di quefto fiume Caper- 
ne il nome e il (ito è dirTicilc . euenJochc non 
fi fanno bene i luoghi de' var] popoli della Sci- 
zia > che non avevano abitazione fifla , ma mu- 
tavano or qui or là il loro fojgiorno • 

V. 807. t p - : ,x/« rii'oif/ nyaìf . Come 



minine y cuce * ai penile un*, ■une ipji- w» • vfigi mais raxvri wwyetts . v.urr 

le > per d'avanti rofte > e bianche nell'ali; ' in queft» luogo chiama Efchilo ixdv nyit 



avere il roftro aquilino 1 e gli occhi fiiocoG 

Plinio gli ha per animali favolo!! lib. x. cap.70. 

Vedilo anche lib. xxxin. cap. ai. 

V. 804* ift/»««riv T«*,jS*>ira . Degli A- 

vimafpl parla Erodoto , Plinio , e Straberne . i 
quali fcrivendo di quel popolo hanno avuti 
prefenri all'animo 1 verfi da Ariftea Proconnefìr» 



finti del Sale, 1' cftrcmc patti orientali della 
terra j cori Sofocle apprcifo Strabene lib. vii. 
pag. 45»- Ediz. Amierd. 17 or. chiama finti 
dell* notte gli ultimi paefi occidentali , indican- 
do il luogo dove Borea portò O ithpi, da lui ra- 
pita 'Tmtf ti **tt*< wi'r' »»* "r^mr* X*»*» f » 
NvuTt* Ti Tnyii . tvtavtv r araTrux*' > 



podi fu quella nazione, come racconta Ero- ' ♦».'/J» r) *a>.j,:> xw«sr • Suftrqne tantum , 
doto lib. iv. cap. 1}. Ideulvcrfi fono riferiti 1 rem finti exntmtt , ftmttfqne mila, r'y fJr(- 
pcllanota v. astratone pag. 40. tdit. Jmjlel. \ tdvtrfim pla$4m,H»rt*m vtttrm<ptt Fintiti 



go nPOM. AESMflTHS. 

NfluW/ 7T)iycù<; , h$a 7romfxòi 'Af£/*1, . 
Ta'w 7r«p' ox$ct<; ìpp' , t»c at> ó£/*j» 
KcLT0t/2et<r(jicp , 

$v$\t'wr òp£p oltto 8 IO 

"Imit/ cìtttÒv NffAo? £itotqp p7ef. 

• 

Ourói <r' óSuorei rlu) "^lyuvov .#$ x8o'vet 
N«A<wt/k, « e?» ftatfutp dvontav 
loi w*Vp*Tflu o-a/ te ^cq rUvo/<; ktitox . 

T»; cT' « T/ co/ 8lJ 

ZjfcoA» ^ itXhup il $tXo> x-ctptc/ fxot . 
Xo. Et ftt'f ti ijiìt Xoiwor » vapHfxtPop 

A*V • 820 
« 2) tf-atW epiua$ , iffUF «tv yjizjLP 

(JL%(A»*<rcU H 7TH. 

IIp. Tò TraK TropH&s » <T« Wp/u' dx*xotv . 

0*Vfi>5 <T" f*«Tj? /u» pardo JtXÓttTA fin , 

Tixpn&iop wr: «orò 82 J 

fivSuv ifxèiv . 
"Ox^ov (iip iv top vX£?op *xA«4" AcV**» 
Ilpdf at/ro «T Tipftflt <rà> 7r\<tvnf*<tmp . 



V. 1 1 o. fi'$*.t,»t . Coti detti quelli monti 
< dite lo Sc*lU(U A ) dal bipk» o papiro che na- 
fce»a in elfi: Stinltjo a quefto luogo cita Soli- 
no, il quale dice che H fiume, chiamato Nigtr, 
n Sigris fapyr» viret , talamo frattxitHf . 
Quello fiume fecondo lo Arilo Solino è lo IteiTo 
che il Nilo, c li amandoli NVjf*r fino all' ultima 
cataratta , e quindi in noi Nilo . Plinio lib. ». 
j*B. I.dice N/jfr/ fiuvieiaa'tm tutu r» , qut 
Hiic-.ealamHm & fMfjrnm frtafdtm gignit *»- 



mtntts . Ma non pare che fecondo ini fìa quello 
fieli., fiume, che fecondo Solino piglia il nome di 
NjIo ; perchè dicendo Uh. tU. ft8. «. Nifrim , 
qui Africani ah Atthiopi* dirimit , pare che 

10 faccia andare da Levante a Ponente , quando 

11 Nilo corre da Mcixogiurno a Settrntrione . 
Intatti il Cellario T. il. Gttfraph. A *t> nella 
Carta dell'Africa interiore pag. jtp. lo fa cor- 
rere da Levante a Ponente • 

V.fll. Uwmt f.M. Sopra r. 677- ?v- 



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PROMETEO LEGATO. fi 

Che abita a' fonti del Sole , oy* è il fiume 

Etiope; fulla cui riva cammina H2J 

Finché alle cateratte tu pervenga, 

Dove da' monti Biblini precipita 

La grati (lima al gufto ed augufta 

Acqua fua il Nilo . Ti guiderà quefto 

Alla Triangolar Terra Nilotide, li 30 

Dov' , Io, a te ed a' figlioli tuoi 

Di ftabilir t* ha conceduto il Fato 

Una Colonia . Or fe di quelle cofe 

Ve n'è alcuna che tu non bene intenda, 

E di fenfo difficile a capirfi, 113J 

Ridimmela , e da me chiaro l' impara ; 

Perchè ho più ozio di quel eh' io non voglia. 

Se dell'errar travagliofo di lei 

Tu hai da dirle cofa che rimanga , 

O che abbi forfè tralafciata , digliela. 1140 
Se poi le hai detto ogni cofa ; deh facci 
Quella grazia , che noi t* abbiamo chiefto , 
Se pur te ne ricordi . Prom. Ella ha fentito 
Il termine di tutto il fuo viaggio. 

Ma perchè veggi a , che in van non mi alcol ta, 114? 
Dirò quel eh* Ella ha travagliato prima 
Di venir quà , dandole quello ftelfo 
Per rifeontro del mio vero parlare. 
Lafcerò dunque a parte una grandiflima 
Quantità di difeorfi, e verrò al punto n$o 

M 2 StefTo 



»it»» ti Kia> tu', - p'«t( . Plinio i.n.feff. 
dice dell' acqua del Nilo , ?N t f*U petum pri- 
btt . Stanleio riferifee 11 detto di Pefcenoio a* 
Cuoi folditi . ti il un kthttis, rr vinum «un- 
tò ? c rimanda U Lettore a Spantano ia ?<•- 
frenai» Sigro (opra la dolcezza e boati dell' 
acqua del Milo . 

V. « 1 1. t ; '>•»»» «i X**'« • Egitto infe- 
riore e aotiffimo che e di figura d' an triangolo, 
1 cui lati fono i due rami efterìori del Nilo. « U 
bafe è il Udo del mare , nel quale quefto fiume fi 



fcaricaj r pili volgarmente fi diceva Delfa . 

V. Si 5. ,L.x»ìr . Efichio ^txkìt, i ri 
*ty*m **x b ' T> f" : e peichè i balbuzien- 

ti per la più difficilmente l' intendono . perei* 
qui da Bichilo fi piglia >J,u*»» per cofa pfi»~ 
ttUigibilt . 

V. 81*. ?x x " H^ 1 ' La voc< *X XW 
lignifica in quefto luogo moltitudine . come io 
Lucia*. Amar. cap. 39. *%\*t , multi 

p 3 xid€S . 



9» IIPOM. AESMATHS, 

'Etth^ 

T» v outtumutÓv r àfipt &ù>Seévtw , 'iva. 

Mnprfìa àwxó; r irì SiTTrpcoiQ , 830 
Tipa? t* a7riT0V , ai ^-foa-uyopoi efpc/t$ • 
lV a?* tri) XaftTrpoi; , x èìiv caV/xrne/<4»; 
npor^cp^t'-^H; t» A/o? xAtW Ja/xap 

'EPTot^tv cìrp*<ra.<rct t2u] irapetKTtctp 83$ 
K«A4&9ipr s srpo* ^t'^af xqXttop Pietg, 
'Ap » 7ntXifJL7rhdyxT0tart 

XpoVor to'* (xiìkovTX nóvTiot; ftu%ò; , 
£apa>; tV/Vat<r' , 'lor/o$ xA*£n'<r«rat , 

Tk; (r»? Tropeietq ftrffia rot{ itivi fiporoit; . 840 
Xv finti <rot rdJ* *V/ 

r»« ppirVc; , 
ìipxirax ir\%ov ri rS wi<pa<r(iiva . 
Tei \oin-0i <T J/c</V 7j»JY r' «5 xotvòr qpàvu , 
'E? Tttvròv iX-Saìv rftF aracAcu Xóyotp lx vos > • 

*Er/f jtoA/c K*v*0o$ S4J 

Nf/A« 5rpo? aw7^f rófietr/ <£ *poerx<k>fietri ' 
'ErrauSa. Sri cri Zofy ri$no-ip t/xppopa , 
ETrapHv 

EweirufAOP $ f$ Atos ytvinparuv 

Ti'£«{ x%\aupèp 'Ea-apoK ■ 8JO 

05 xapTrcJtrtJ 

"0<r*f 

V. !#«. x<X¥«» Pian . lo Scotiaflc A. a | Sxa/' 'x*i*ittX*'rTtc . lo ScoliaRa d'Apollonio 
■u 'fri luogo dee : 5t } ., /ì ri» »wt I dice che qui >' intende l'Adria, ri» i/pi«» furi'. 



Kritr. *«A<y >sip tZVai Ciaf MX»i< Ìx()«t« . «j I J»Tav 4 » ><*p *«T«*«K('»a/ . Ma è già no- 

A*»xx4?m »p».,<, Sa* t/f t»«ir • avrà» j to che armchiflì riamente Rendevano il mare lo- 

>if InaAiTrt . Il luogo d' Apollonio Rodio è I nio fin dentro al mare Adriatico , dove ibocc». 



al lib.i». ,.jj 7 . Ai {arir* *«»»'«• x.xx» I "P°. Vedi il Cadubono a Stratone Ub. ili. 



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PROMETEO LEGATO. 93 



Steflb de* tuoi error . Poiché venifti 

AI paefe Moloflb , e all' eminente 

Dodona , dove è di Giove Tefproto 

L' Oracolo ed il Soglio , e delle Querce 

Parlanti l* incredibil maraviglia, il?? 

Dalle quai chiaramente e lènza enimrai 

Qual futura di Giove inclita moglie 

Tu fotti falutata , fe pur quefto 

L* animo ti lufinga ; indi dall' eft.ro 

Agitata fcorrelti per la ftrada 1160 
Littoral fino al gran feno di Rea . 
Dal qual tempo tu fe' poi travagliata 
Da tanti corfi erranti . Or quel profondo 
Mar ne* tempi avvenir nomineraffi , 

Tienlo per cofa certa , il mare Ionio, il 6$ 

Per monumento appretto tutti gli uomini 

Del tuo viaggio . Or quefii fono i fegni 

Della mia mente , eh' ella vede affai 

Più di quel che apparifea . Io poi in corni ne 

A quella, e a voi dirovvi l'altre cofe, 1170 

Alla medefima orma ritornando 

Del primiero difeorfo . Vi è Canobo 

Ch' è una Cittade eftrema della Terra 

Po iti alla ite ila imboccatura , e a' banchi 

Del Nilo. Quivi la fembianza umana 117J 

Ti renderà , maneggiandoti Giove 

Con la min , fenza metterti paura, 

E toccandoti folo : e da un tal modo 

Di generar di Giove farà detto 

Epafo il nero fanciul , che alla luce 11 80 

Partorirai , che farà Signore 

Di 

fet. Jt7- P»B- 4**- N.it. j. 

V. 8*8. »T«»i? «Taf fin yrHfl Ximiv- 

. Coli anche in up.it. v 45 il Curo delle 
figliuole di DtUu dice Btèf ig ivmwfcl Ziri* 
7^«4" ' bmwH •f' «»»*f*' , '»T» *c. VAttt, 
tx trjUttt jtvn contrt8*tnmtm ; cegnemen 
vtr« o«r. e poco fopr« ntll» fttfl». Tragedia 



■ ■,v.c,mv 5 , T!71llfijJ , Vmcca*x cMttrrfM'*- 
»* & tx *§ M n ]ovit tj»i glorUtw f* fra 
ere»t*m . Dell' amor di Giore per lo e della 
tra,for, ni ii ooe jj i e i j 0 »acca . vedi Apullo- 
doro lib. il. «ap.«. S- J. 



94 nPOM. AEXMfìTHS, 

"Othv TrXetTvpfu; N«A*S • 

Hifi7TTtl ef* Ì7T «VIS yiVP* TC\VT*XOtTÓTt(U$ 

ITaA/p arpe? ¥ Ap^o$ •«««*' «ÀdCVt^ 

QtXucrxopoi; , 

<p£yn<ra rvyyttì yàpow 
'Art-^t*' ' ot J" inronpitot ppt'r<is, 8jJ 
K/p*2/ sriA««r » palpar te\Hftftiroi 

IliXatry/a $ Si^irat &*\o*TÓvp 

*Ap« ìapivTtv , vt/xr/ppap*'*»»- <SpaVef. 85 $ 

Tujwrf ?» accty' Zuarot aictvaq r«p« » 

c# o'pc^cuav /Sahara £'?>e? * 
(To/acT* «V lx£)M>< w'{ tf»«5 tA$c/ *uVp/$ ) 

M/«f ^ /^ip 0 « « fllf 

àirMfi0>.tw$nrtTaz 
Kaucìv ava\xt$ {x'x>\c>i> , i uiull^oyo; • 

TAcin xatr' ''Apyos /3a<riXtxop W|« >t«f. 
MaxpS A»> eJW t«wt' t>s£iA3«» ropsTs • 

2a-op«C ft&u tx rna-ìi (pvcriTou Sparvi 9jq 
TóZowt xAtWt;» 

o{ wif*v ìx T*fi <T tfxt 

Ave et . 

V. Hi/Mtl< l« cinque gcnencioni ' fitrTe il nartro Tragico 'Utr- »•»*»• « «>»if 

Eptfo > la di lui figlinola Libil , il figliuo- | /<«pìf «( *iX«a/»r "J^^m ».<)»•» T(»l tJM- 



lo diqucAa Belo, da cui nacque Damo, eie i > ut turi* colum!/*Tttm 

iquanta figliuole di lui . [ eqlt > cnterum fimilium tt mtt»m . 

V. 9 s t. K i ,■ n o i • D«il» Aefi» fimilitudinc fi [ V. lo,. ;»£,*< r.aw- Eficbio . *E»« 



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PROMETEO LEGATO, 

Di quanto mai produce l' ampia Terra , 
Ch' è bagnata dal Nilo . Ora da quefto 
Verrà la quinti generazione 
Di cinquanta fanciulle , e nuovamente 
Ri tornerà n contro Tua voglia in Argo, 
Per le nozze fuggir de* lor cugini , 
Che (lorditi d'Amore entro la mente, 
Come fparvier lafciati poco indietro 
Dalle Colombe , le perfeguiranno 
Per giungere alle nozze, ove poffibile 
Non farà lor di giungere : a' lor corpi 
Iddio porterà invidia : perchè accolti 
Nella Terra Pelafga faran domi 
Da ferro micidial per man di femmine. 
Che la notte Itaranno ardite in guardia 
Per un tal fatto : ognuna il fuo marito 
Di vita priverà , 1' acuta fpada 
Bagnando in quello Icempio: Tocchi pure 
Agi' inimici miei fi fatta Venere . 
Una però delle Donzelle Amore 
Si fattamente ammollirà , che uccidere 
Non vorrà il fuo marito , rilafciandofi 
Nel fuo proponimento; e di due colè, 
Eleggerà più tolto farli credere 
Senza coraggio , eh' eiTer micidiale . 
Quella in Argo darà la regia Itirpe: 
Ma un più lungo difcorlò fi verrebbe, 
Per tali cofe chiaramente efporre . 
Dal cortei feme nafeerà quel forte» 
E pel trattar dell' arco gloriofo, 
Che fcioglierammi da queiti travagli . 



9Ì 



Ufi? 



iioo 



no* 



1200 



120? 



I2IO 



Tale 



fi*r/»« /) ♦iX»«t£tu «ara rh 4"X*» *•>*> 
avtvrtvrir iimtu . Anche i Ut mi ulano 
per »iu . Pbtdr. lib.l. F«k. mi. r. j. 
fillieitum ptius *v*m dmitis ? 

V. I«4. /ì t«.'/m» . Tutto quello fat- 

to delle figliuole di Dumo c raccontato da A- 



pollodoto BibUrtb. lib. il cip i. < . f . 

V.«<S». «aVa,,,, /■.#,»/«*, Wf«r^'- 
Euripide in Arthtl* ddra« i »»»t-'«i»t» 
lv>«rtp M r »« T ip Ni/a» *»w icdxarr»» t* 
tmémt */a f ... *fc*l», "Afyu fai/ 'Ili/.* 



9 6 nPOM. AE2MX2THE 

Avrà . roiórìt ^p>f?feoV » iraXeuytvtìs 
M»»'t»p ff^etfi SiX\&t rtrarìq Otptg • 
^Oyrtae, $ ^' , rawia cf« fiaxpH Xo'y* 

0*0 t' h'cTir , ixfta&Sra. , xipef*m$ . 
AN An AISTOI. 

'Ta-o /tt «tv tf-^aéxiXo? , >^ (pptrox-Xnysiq 

oirp* <T ctpJVs 

Xe/« /»' avvpos • 

KpaSt'a 5 p ppim A«xr/'^« . 8 80 

• 

Tf exoStvètrax «P ofjtfZaiQ' iXiyìluu , 

^ Jp«7« q>%pof*ou t Marne 
Tlv&pau pfyyf* 

yXtiarne «*p«m'$ • 

2ru>MS 5rp»? xvfxeurir imi;. «8j 

E II Q AI K A. 
s-poipw • 

OT? Trpòiroq c* >Wft$e 

jjcm yXeJarp ìti{ivQo\»ynriv , 
'ile; to mMV« xct0' laurei' ae*7*t'« fxaxpf. 

Kui 



V. 177. «palsiMI . Si dice » f i«f>« U 
»orufic*tiunc d' una parte del corpo dell' ani- 
male , la quale per l' avanti abbia (offerto I' in- 
fiammaxione . Io queflo luogo è lo fieno che 
mentis muti» . Lo Scollarle A (piega nifuti 
r«v •}«. i? ì > » : coti (piegando ha avuto davanti 



r.ht. OWen. ITil, i, re«.<U:i »L.(v/..f »X*>- 
pvt tir Kt»>A>r Sr«.Più (*»tto al v.1044. è pollo 
ffidUi in lignificazione di turbine » e per agi- 
tazione (trabocchevole di venti , come (piegano 
in quel luogo i due Scollili) . 

▼.(So. . talàtrmt in fri- 



Euripide Hippely. r. l t$'t- «ari >' ì>«i»nx»» 'i tardi» . Prende il n .fl o Tragico la metafora 
ara/f ••«VtAor , <$• *» ctrtbre fnlit tfjmut . I dall' aaione del piede per esprimere il movi- 
li to Aiitiid*. Or«f./w. lil.ln ptiiw. pag.t©^ | mento del cuore quando è da ua gagliardo ti- 



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PROMETEO LEGATO. 97 

Tale oracolo efpofemi V antica 
Temi Titania madre mia : Ma quando . 
E in che maniera più parole vogliono* 
A contar querce cofe; e tu rapendole 
Non n'avrai non per tanto alcun vantaggio. 

Ahi l ahimè ! ahimè ( 
Nuovamente m' incende 
Lo fpafimo e il frenetico 
Furore . L' ardentiflìma 
Punta dell' eftro infettami; 
E il cuor per la paura 
Contro i prccordij calcitra. 
Ruotanti gli occhi in giro; 
E da un infano fpirito 
Di rabbia fon portata 
Fuor del diritto corfo . 
Nè della lingua mia 
Son più padrona ; ed urtano 
Confufamente torbide 
Le parole ne' flutti 
Del mio acerbo infortunio . 



Oro. Savio favio fu quello * 

Ch'entro fua mente il primo 
Ebbe quel fentimento , 
Ed efpofelo in voce : 
Che V ottimo partito 

N E 4 con- 

mor cagionato . si fuole tifare ancora 1' c- I jpirittit, futfilit e»r, untumi liquefiti. Apuli»», 
fpfcflìont Jel fallar* , Omcr. IUaJ. r.p$. I Rod. Iib.nl. v. $«. tm'ir /J «taf rv»»»/'nr«j 
Mfxfi* Si f.>i Tg» £r«M«r WtfUnu : UT I Srl. At n*bil ut t% mmlì m'tn fnffktl nt . 
mtttrm nubi txirn pt3ern txttit . E chilo j V. 18?. mt ri »»/ivr«f «»** luvrtt. Eu. 
Cbcéfh.r. ». Kj. tpxiTraf /i a««Si« nifi?. I rlp. in Anito»* » 90. T.U. pa* *f»« J**> 
Ni folo per moto di euore ccchaio da cinture. | Varnci . u/»J x«l* «»rir r»r rafia urSHe» 
ma ancora da altra paflìone . Loogo Pjfarml. '■ xf« 6 ' • AjfinttMt.t , <jt«/ /ia/fr jeurrf ajrn. 
I. 1. pag. l?. t««a/7/»M ri imV> » ?E«*xi- I Callimaco Epigr. I. pag.tfo. *4r.Scepti« 1 {77. 
rx S Mftfci Tinta» » • 'iuta »élii 1 »i» ««ri nvrif I* »'*» /nmtfnrtm. 



1220 



1230 



98 IIPOM. AESM&THS. 



Keu fxnri rty TrXurp ify$pvirrof*tY*r , 890 

MlfT* ìty [Jt*yCt\lWO{A%VàìV 

"Orm %tprirav t'pardCVeu jafieur . 



An TISTPO* H . 
MhVow pjmri fi » 

Aiutar Atò$ dlrareipM t ioidi Trifora? • 895 
MxefY x-Xavàtilw 

« 

yafiira rtvì r$ C% «pai-» . 
Tap/SJ ya dnpyatopa 7rap$wvia* 
'Eicopur' ìw; 

> ci/i ju Sa.7TT0fA̻av 
ÙVTTrXdy^rotf "Hpet; dhareicuo-t Troreov . 

b n A A o s . 

'Efto/ «T or/ /u«r éfiaXòi 0 >«é/t«>s 900 
*A<po3o { , « cTt'^ • 

9ttt9 %f>*$ afvxrov oppa. 7rf>o<rÌ9fX 0,ro ' f* • 

*A7ró\ifjioq oit y ò TTÓXtfxot;, atropa 
Tlòytpos ' 

V. 897. T *»£S ><ìi àrt»>tlMfM • Stanlrjo I FtlynJct» , miniera imitata ancora da' latini* 
traduce , min rxiwrrt* m«» ion:tnt*m virii I come da Orazio Htrcvìtai lutar in vece di i#- 



Virpnitmttm Jus » vùtmt tam eb e**ìugi*m I baritfus Htrtulei . Secondariamente ipiego la 



latcr.:tam iìumitibni ìuntnìt erreribui labe 
T»m. Ma In primieramente prendo che ait; 
>i«l*w Ha lo ftertb che »«f*<»«t I«ì *»>jf# /», 
come fono felici i Creei io »eee dell' adfeitivo 
« feAam'vo mettere due feflanti»i;eome Eurip. 
tbtrnijf. ». 

Rl4»i Mai , Ettftlem (Utrtmatu <$» validum 



voce à n p> «' p f * fecondo lo Scollarla B , il qua- 
le dice àrif>a rara «yifiror »a»lln'»i • »*«-■> 
fàf •« T<f>« Tour 5r/#»< • Finalmen- 

te con G. d* Arnaud in vece di whmr leg-o wa- 
tt»? , di rondo che ria il fcnfe j Bxhorrta viJent 
U virgintm a-vtrfantcm vtrts lmbor*rt favit 
l»nmi$ trrtribtu . Beuche per altro potrebbe 

qui 



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PROMETEO LEGATO. 



99 



E* contrarre le nozze 

Secondo il proprio flato. 1240 

Ne chi '1 vitto procurali 

Con le fue mani afpirt 

A parentado fiero 

Per ricchezze , o fuperbo 

Per generofo fangue . 1 24J 

Mai pofììate vedermi, 
O Parche , dentro al letto 
Dormir di Giove: e mai 
Non fi a che io mi appretti 

Ad alcuno del Cielo iajo 
Congiunto ad altra moglie . 
Perchè m* innorridifco , 
Che miro Io verginella 
Difdegnofa de gli uomini , 

Per tal conjugio lacera 12$ $ 

Ritrovarti in travaglio 

Pe* di lp ic tati errori di Giunone . 

Quando farò congiunta 
Ad un mio pari , allora 

Non temerò ficura . 1260 
Nè mi veda l' Amore 
De gl'Iddei prepotenti 
Con fguardo inevitabile . 
Imperocché invincibile 

E' una tal guerra: e i Dei 126$ 

N 2 Ove 

Vedi <T Arnaod cap. «xxii. Amm*Àv. Crit. 

V. 901. imtfiftm. *if<r*tf • Suoleio crede 
dovetti leggere wipt atvippar • Ha vtfi/MC 
à T-p rua i una coftniaionc della quale noo do- 
rca aver fof petto , e (Tendo che 1 nomi verbali fi 
eoftraifcono co" medefimi cari che i verb: donde 
Urbis trit , rtcpùtt e* ctrta UmtM . [ que' nomi derivano, eneo trattando^ diverbi 

V. 1 oo. '£/*«? /• *r< «ì. - ; «> : < . Si deve I di lenifica* ione tranfiriTa e che vogliono V ic- 



qnì intenderli , che per hypallage fia porto i 
i»V' lo vte « dì «kavrilóv tttut : O 

anche che fia un U //i , e che errerei 
Ubtrmn fia lo (ledo che trrarts , o pure Ub»- 
rti , giacehè anche Uborti pu ò pigliarfi per 
r#r« come in Virg. Atmtid. i il. v.toj. // krw/ 



leggere Sr* invece di Sri • Le Nctcldi erano I cattivo , come e flato detto in una delle Note 
vcigiai > onde non ha luogo qui la voce Ir». I precedenti . 



100 II P 0 M . AESMX1THZ 



va *xu rtc, a' yivoifxxv . 
Txr ùtòi hx cp&i (jiUtiv 07tx <t>óyoifi' «/ . 905 

I A M B O I . 
IIp. H filò) Iti Z&q , 3tcuV«p xuSxìn; q>j>ità>r , 
'Eroi rtt7reivèq , oiop ò^xprvtTXt 

Si àvròv i* rupxprtìos 
QpÓvtiP r xì<?ov ix$x)\it . 7TXTpè<; <P «per 

KpófH tot »eT»f x-etmXàls xpxv&n<rt?)' 910 
*Hv ixTnrr** »'p«ro ìluuuòiv Spcraiv . 

Tottivft (XÓX&&V ixrpOJrluj b'JW? $tàiv 
ùumout' xp àvnf , irXlw ÌfA$ , J«£cu a-x^eà; . 

'Ey* reti' oìfx , x V F 0 ^ • 

Trpòq ravm può 

Oxpcup xx$tt&* roti ariJ*p<r/<>/$ xn/Vo/$ 91 J 

II/s-o? , T/K«ar«r t' òr ^ipoiV Trvpvposv fit'Xo; . 
'OuSip pò «i/7$f 

Tawr' tVapxtVa rò fitì « 
Tlireìr ar/pati; yrTufxxT tìx xpx%%tx' 
Toìov 7ra\curlw vtw wxpxo-x&xXtJ 

'E*-' «Wo$ au^ , Jva-fjiatxaSitmr Tipa? ' 920 
a O; cT m xfpayva xpeiorop' dt'pwV« <p"hóyx , 
Bpovr»5 Ò7rtp0ct^ofm xxpnpòv xru7ror * 
QxXxar/xv ri y*$ vitàxTHpxv vórov 
T&icuvxr , aixplw rlw Uoreiì£poi trxiìf . 

lTrcuVa; 

V. 91 9. timi vtXafrir . Quello c»n gli I t ^ 

4 altri cinque vetfi feguenti è un pillo fimilifli.no I A* lifinltt Ir u.nm &i/uf » 

ti.'oK"'* »qnel di Pindaro 7/?Aw. Orff Villi v. tf!."comc I Eìnxt» »»»fnuiv t » ir fif- 

^'L ? 1>» o(TtrT»toG. d'Arnaud . Il confronto deve I -r»pt? ><mf 5r«*T« »«fj>ìf Tt*t7» 

v- "- "\ f pUctre agi. amatori ii cjeefti ftudi • | Jlnrlmi ©»•? , tt »if«viiv 



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PROMETEO LEGATO. 



Ove modo non trovali , 
Trovano il modo; ed io 
Non faprei che i* mi foflì ; 
Me vedo in che maniera 

Io poteflì di Giove 1270 
Evitare il difegno. 

Prom. Certamente che Giove , ancorché altiero 
D'animo e' farà un giorno umiliato 
Secondo quelle nozze eh* e' preparafi 

Di fare, ond* egli dal regno e dal trono 1275 
Sarà cacciato e fpento; e allora al fine 
Adempieraflì affatto di Saturno 
Quell' imprecazion , eh* eflb gli fece , 
Quando cadeo dal trono antico . 11 modo 
Non gli potrà chiaro raoftrare alcuno 1080 
De gV Iddei fuor di me, come rivolgere 
Polla altrove da fe quello travaglio . 




pezzi 129J 

Diflìperà 



128; 



1290 



»*«>T.-. T "«;«VI;l 

A/i" ft< 1 r) « pira > > 
V H A.ìi »af* i/ix- 



T» *f(*»r $i k „ 
A ( 4{« x*P*> T'<- 



Dixit vero in medi» if forum eoafiii*^v*l*»t 
Tbtmh f»t*Utjfe, ut putrì frtflunt totem fi- 
lmi» rttjm furerei marta» Dea ( Theti* ) . 
qui ferii*/ uUulteium mun* effet jscuUturu^ 
inexpuenuitli Tridente }ovi tm u u X t * , 
»M firn Jovii fruir ib*% . 



> 



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io* n P O M. AESMATHS, 



nrctAra; % n£ì% >mpò$ xaxS , (taSiìrrf 92J 
Ci por ri • t" otpx HV K!N T ° £*X&tiv . 
Xo. 2t/ £Zu/ a , 7»wr' ìjriyXto&a Aióq . 

np. "Aarsp wA«5 » *-pos <T a fiuXopou Xtyv . 
Xo. Kou" irpoo-ìoxìr %}ì 

cfWe>Vf<r Z&uàt; Witti; 
np. Rai ffjffl y •£« tWAopa»rVp»5 wcr»? . 930 
Xc. n»; w^/ rap/3é?$, «/«cP ixytTiuir «t» ; 

np. T/ <T q>o@ci u'jjj , 9* 3a»«K ti fio ^ iti fio v . 
Xo. 'A&' JSào* a? tre/ wJV a'A>/'<w a-o'po/ . 



Xo. 0/ *apo<rtwuHi>rfs rito 'ASpttrti&p , erotpol . 935 

Hp. , 7TpOO~&%it 5 "&6é7TTS TOV XpOLtSlfT oÌh . 

'Epot l iXaorop Uwo\ 9 /BwJir , 
Api™, *paT«n» rcW» tok /Spadai* ^órov 
"Ot»{ JapfrV ?*> te* *p^« . 

'A&' ftVflp* $ì> Toy«Ti tpk A/o? F 0 '*" • 940 
Ter w rvparvv w rt« fiixoto* • 
n«Kw? ti xcuroK iyy%\e*r iX*\v$t . 
Ep. Si tok e-oprtw , 

rò» «-/xp»? f/Vepjr/xpo* , 
Ter c^Aftaprófr' <w$ Su»? , Tor «pw/u#po/$ 

Uopùvm rifiàq , ròf wypò? xkiwrhti Xiye» • 94? 

n«wp 



V.pjj. 'A/fir««f. Per evitar f'invii'a 
[ti antichi Greci Colevano dire yparnvr» rir 
Nitrir . Deoioftene Orar. I. mdvrrf. ArUìo- 
jftt. pagi 4Pj. C. if A/fir««' »♦» Kr|aai«*l * 



gu» *f vtiis.-jm mt fnftrvAflìumMgnAt h \htt 
grmtias . Platone lib. v. de Reptti. pag. |iéf. 
f<6f. Cantabrig. *f»«ncvr» #1 'A/j*r«»r • " 
rx«u*»f , y.«fir cu rtixxn > 



»#r m< k*mi«mcJJiAdr*Jlism *d*ro, Dìif- \ V.,j«. IS.t. • Apprcff, Sofocle £»^r. 

Ì9f* 



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PROMETEO LEGATO. 103 

Diffiperà di Nettuno ; ed urtando 

In quefto mal . faprà quanto divario 

Vi da tra il comandare ed il fervire . 
Còro. Tu vai facendo fu Giove gli augurj 

Di quelle cofe , che vorrefti . Prom. Io dico 1300 

Le cofe che avverranno , e auelle inoltre, 

Ch' io bramerei . Coro. Ed afpettar conviene 

Che un altro fia padron di Giove ? Pnm. Ed anco 

Avrà guai più infofFribili di quelli . 
Coro. E come orror non hai gettando fuor a 130$ 

Così fatte parole ? Prom. E che temere 

Degg' io , che per deftin morir non pollò ? 
Coro. Ma un travaglio t* appretti tormentofo 

Più che quello non è . Prom. Faccia pur egli 

Così fuperbamente ; che affettarmi 1310 

Io poiTo tutto . Coro. Savj fon coloro 

Che onorano la Dea della Vendetta . 
Prom. Adora , invoca , fa la corte a quefto 

Eterno Regnator : che a me di Giove 

M'importa racn di nulla . Faccia pure, 13 15 

Comandi pure, in quefto po' di tempo 
Come a lui piace; perchè per durar* 
Non è gran tempo a comandare a* Dei . 
Ma i' vedo quefto Corriero di Giove; 

Quefto Miniltro del nuovo Tiranno. t$xo 
Certo e* viene a portar qualche ambafeiata ; 
Mere. A te dico attutimmo, afpramente 

Fuor di mifura acerbo , a te che reo 
Se' di delitto contro i Dei: che agli uomini 
Hai difpenfato i doni; che hai rubato i^e 

Il fuoco. 

v. npo. Elettra dice • Crifoteml wù t.St» ! Ariftofane . in PIA, r. t«, a . " 6wM |' { AS»»r 
,i„v • «v* l/wii rfinmi *,•>„,, Tm,Ui>^m- xUt, , Ìx(,,r M , ^ u , che Criftuno FIoreo- 
tntt ;»»» 1 rum n*ri%s mgtnium . \ te vuole che fia un moJu proverbiale, come 



V. # 17 ift*: /' T*a«„> Z..o> ,«./}, 
Come noi diciamo , nm m' imftrt* ninu* j 
feto m' imptrtm di autflt cofe , cui i Greci Ji. 

COOU > u'.ì Iv/Ì, uIMj ■ (li},, (Éél 

e4 »nci> «^,f /*ìt &t*X* »'{" t«0t«». 



quello In F.roJoto 'Ow ffWTlf *f*MRM*»V Che 
fi ufi anche la voce fif*x.à i "di Alcifrunc Li. 
T- Il «I quii luo,o , il Berglero cita Dcno- 
»«»e «V fxdtr» AltXsmdr. £ f « X C fflTTaféM 



I 



104 



nPOM. AE2MJC1THS. 



IlaWp atayi <r Sf rifai xofiirtiq y* fitte 
'Avìfr , a-pò? r ixàvoq ixjwVrw xp*V«$' 



Kos Tttvm pinot ftmftv «wxTHe/tvc; * 
'A»v' aW IW Mfp^f 

'OcJa? IIp<j/K»SdC Trpor/SaXps • opàff /'ór/ 

IIp. XiftrórTOfiós yt ^at} Qpovtfzetroq 7r\i#$ 
O' fÀV-Sói irtv ) tv'c &i6>v V7rnptw . 
Nie* fio/ xp«T«Tf , 

Ncu'hv aVir£» vipyap ■ 

ax ix «j,^ 
tuaa-Qs rvpstwH; in.TriO'órmg y&óplw ; 

r»** vluj rvpavfSrr Ì7rc-\>0fiax 
*A/#/r* J(^i t»^/s-« . /k» r/ <ro/ «fox» 
T*p/0«r VTroTTVfartiv ri vt$ Vitti; £ty$ ; 
IIcAAa^f w ^■«J'to? Ì&«fV« . o-o «Te 

iulVip , iyxóvet TraXtv . 

Ep. To/o/VcT» jgff to/ «gq ypj» àuSaf/trfietrtp 
'E? t«VJÌì cavròr ntiftovàt; xaSappirai; . 

IIp. T»? <th$ X&rptiaq rlw tptuì ìumpa^ia» , 
tV#W', «x *V àMafap iyoi . 
Kpètarot p*> c/pi rjfcTi AapcCffK 7rirpa. , 
*H irarei ipiujou Zlwt 7rt<TQV ayy%Xov . 



95Q 



9SS 



95o 



965 



V. 94». /w/ìr aW*T«p &tf • Sopra ha ufa- 

•1» l^fWfi . Il che giova oiTcrvarc a ehi vuol 
fornirli di copia di parole . 

V. 9 Ci. lyxiiH . ESchio ì>KiMirrt< , 



Ep. XXtJar 

• Qjitflo verbo lja.,,7, fi dice di 
qu ili, che orrendo ninni «JkapaSfraj . fttt- 
II .rane/» Mk*r*. r.loSv. aepunio o»me qui 
Ei'chilo , i*>i ' ;>»,',„ ,/,./ ^rwurj! . 

V. 9*7 t}/» fcaw ft ^wt »<r»* . Tropria- 
mentc larpua figo. fica ftrvi» , ftinttUr. Si 

PO- 



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PROMETEO LEGATO. 



Il fuoco . Ti comanda il Padre mio 
Che tu dica che fiano quelle nozze , 
Che vai tanto vantando ; per le quali 
Ei dovrà un giorno cader dall' imperio . 
E quello dì fenza veruno enimma : 
Anzi minutamente efponi tutto, 
Nè voglimi , Prometeo , porre avanti 
Due lìrade . Vedi che Giove non piegali 
Per ambiguità fi fatte . Prom. E* grave 
Quello parlare , e pieno d* arroganza , 
Qual fi conviene a un meflàggier de' Dei . 
Voi liete nuovi ; e poco è che 1' imperio 
Tenete; e già vi fembra d'abitare 
La celelle magion , quali al dolore 
Inaccelìibil fia . E non ho villo 
Già cadérne due Principi ? e ben prello , 
E bruttamente il terzo che ora regna 
Vedrò cadere . Non ti par eh' io tema , 
E mi fpaventi de' novelli Dei ? 
Molto manca, anzi tutto, per ch'io tema. 
Tu poi ritorna indietro per la ftrada, 
Che le* venuto ; perchè non faprai 
Nulla di quelle cofe , che mi chiedi . 

Mere. p er fi fatte arditezze anche di prima 
Ti fe' gettato ne* prefenti mali . 

Prom. Non cambierei , lappilo pur , la mia 

Miferia col tuo oflèquio . Perch' io ftimo 
Meglio llarraene febiavo a quelto faflb , 
Che al Padre Giove eflèr fedel minillro . 
Così gli oltraggiatori oltraggiar voglionfi . 



potrehlie dire che avendo J ett0 Prometeo fupra 
-r~.< t%i **Tft/«i tì» tjri» /u<rvf>«g/«v *Ik &i 
mxx&fap t>à , per dar maggior (órsa alla 
contrap. Ittioli e . e per efprimcre con più vi- 
vezza che egli preferiicc il Tao mirerò Rato a 
quel di Mercuri», abbia ufato qui 1* cfpreffio- 
ae *»Tf t*«r «Irp* io oppofiadooe dell* offe- 



1330 



r 33* 



Mere. E' par 

quio di Mercurio verfo Giove , r ~t ni »«• 
rfn'mt . Ma però Xmrf 1 .'m t»/i »»rf» (ìg .ifica 
DCitamente foftencre il travaglio di Dar lega- 
to a quello fcoglio. Sofocle OtMp. Celai*.*. 1 06. 
iu su <j.;t' >,aTf»v»r T»?t Irifrinn &ft> 



10$ 



IIPOM. AEZMX1TH2 



'Ep. XXtìfr to/xa$ ro7( jrapwV/ TriìfxeLrs . 
Ilp. XX/cT»; 

'E^^p«; 7«To/^/ • x&i <rt <T* e» wVo/e; \%y& . 
'Ep. H Xjtjt** yoip ti a-ufjapspoùq iyraxrif ; 
Ilp. 'AwAj? Ao>» i»5 7r(tvmq ix$xtf>&> 

"Ocre/ T«^eKT«5 dtT , 

'Ep. K/Vvw cr" oì fitfxnvoT' t* fztxpàr vorov . 
Tip. Nocro/ft' a/, «' róo-*(ix th$ %%&fwi rvytìy . 

'Ep. 'E/*? $opnre>5 *'x , « Jrpaarc/e; xa*»? . 

Ilp. *H^t5/ . 'Ep. To'/i Z<£{ t«^«$ h'x iwir*D . 

Ilp. 'A^v.' ixìtìàrxei Trai^' 0 ^»»p«<rxa)K ^poVo; . 

'Ep. Ko* ftii <ru e-uippomv ÌttÌtatu . 

ITp. Sì yàp 7rpo<n>vSo>v ux «r oit« pVvpfr&tf . 
'Ep. "Ept*/ fo/xa; m**if »k ^ar»'p . 

Ilp. Ko/ ftfo) o>«A*y «f r/wp 1 aW ;t*p/p , 

'Ep. Ex«pTO^»o , flt; cT)»0«k a»; araJcT' ocra fti , 
Ilp. Oy §ì> cv Traiti n , *cà «r/ drùrtpoi; , 

Ei TrpovSoxfo ifxv rt Tr&crH&ou rapa, j 
Oux ir/f cux/er/x sì* pn^mPt/^ , è?r» 
n P°F*4' ,T * t ' f* 1 Z<0< ytyetrSreu mìi, 
Upiv àv xahct&fi ìio-ftà XuuxvTviioL . 



970 



97$ 



980 



985 



990 

npo; 



V. e-70. x>''" » X x ''" TT " f • Di 

V. !•}. Ttli/' iV «X*f«''« TOÌ« J^oC» Txjll 

»£»p/i . Tdiij tventmt inimittt Vtnut mtis . 
Lucilo, in Gali, cip. > o. < > S f ; 7 : «fra» »x*T«?r 
t 0 > *d bum mtd'im immrcis mris contin- 
gmt dittfttrt Pliut. Afinmr- AH. V. (V. 1. v. 1 }. 
>KG. Nm, »fft$3 : riit* . DEM. Utmtnt 
maU qui mi hi wlnnt fu rftfauir .Terenzio £m ti. 
Aa. it. fc. j. vtinam fit fintai ntibimalt 



V. 976, *xu« . lo Scoliafte A. espone th* 
et munir* . V litro Scoliafte dice xxi. » 
«w»6«rv*ju. Efichio «*wh» , ÌkìChì *<»»«»»- 
. Siccome ti verbo kX^m «<Wia qualche 
miti , come io queFio luogo , fi^ninca ancora 
inttlUro , cuti appunto il verbo intC» . Lucia- 
no in Pmrsfito cap. x. *v/ì yif »T«» ti ÌkìChw 

! «vtmf 1 ui «ixxAkk Xl>t^«r«r . nr juc mi nt 

I /WjJìmm inttllip nifi/tfim neittntMr . Do 
l Soul 



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PROMETEO LEGATO. 107 

Mere. E' par che trovi ne* preferiti mali 

Le tue delizie . Prom. Delizie ? Poss* io 
Veder così in delizie i miei nemici : 
E te metto tra quelli . JMerc. Forfè acculi 
Me ancora come Autor del tuo infortunio ? 136* 
Prom. Per dirti fchietto , ho in odio tutti i Dei ; 
Che da me ricevuti beneficii 
Ingiuftamente mi ufano ftrapazzi. 
Mere. Capifco che fé* pazzo d' un gran male . 
Prom. Forfè ho male; fe pure è malattia 136 J 

L' avere in odio i nemici . Mere. Ne pure 
Se tu folli felice , tollerabile 
Sa retti . Prom. Ahimè ì Mere. Cotella voce Giove 
Non conofee . Prom. Ma il tempo tutto infegna 
Con 1* invecchiar . Mere. Ma tu non fai per anche 1370 
Aver giudizio . Prm. Si ; perchè parlato 
Con te , che fe' un mi mitro , non avrei . 
Mere. £' par che tu non vogli dirmi nulla 

Di quelle colè, che vorrìa mio Padre. 
Prom. Certo che cflcn dogli obbligato * almeno 1 37 J 

Gli dovrei render grazie . Mere. Vale a dire 
Che mi deridi , com' io ila un fanciullo . 
Prom- E non fe' tu un fanciullo , e meno ancora 
/ D' un fanciullo hai giudizio , fe ti afpetti 

Saper nulla da me ? Non vi è iìrapazzo, 1380 
Non vi è artificio , onde mi polla Giove 
Svolgermi a dirgli quello » quando prima 
Difciolti non mi fian quelli legami 

O 2 Si tor- 



Soul ha dubitato che quel paltò di Luciano Ri 
gtuftoulmcno, egli dice, l'ufo di «W* in (igni- 
ficatiune di inttUigttt cflère nuovo . Ed il Budco 
Owmwaf. L. Gru. area Infognata quella ligni- 
ficazione, ma con foli due pili di Galeno. Onde 
il Rcitaio al fudderto pano di Luciano concede 
che fia almeno nuovo I* ufo di qaefto verbo in un 
tale Cgnilìcato . Ma il noftro Tragico ha ufato 
quello verbo in tal fignificaziooc Copra v. 447. 



* * Come «va Saair uni'unttt nan audithant. 
cioè non inttlli£e*»*t . E eoa] negli Scritturi 
facri del N. Tcftamento non deve attribuirli a 
fingolarai di Bile l'ufo del verbo itti» per 
lignificare inteUigert come in S. Fa»lo I. Co- 
rlnth. xiv. 2. «v/«i< yif «kiwi . S. Mare. ìv. 
}|. xaf»r «VtWtTi i*»v*t » e S. Oio. vi. <$Ol 
Attoffc \n tvrgt i xtftì • rlt /w»r** *vts3 



108 IIPOM. AE2MATHS; 

Upòg muta, 

AdjKOTrrt'pa $ vt<pàìi ^ @povvi(Jiatrt 
X-Sovicts xukÌtu travia , \aj rarpaorsT» * 
TvafJt-^ei «J¥#» ityìi fi , <£ <ppaff<u 

ITpos « 9iv i*.7r*<rHV rupxtrtSoe; • 09$ 

'Ep. "Opa viw 

« voi vxvt' àpuyà poAYt'J . 

1 

Tip. "Sìtt'O TrdXeu JV $*fUM# to'Ji. 

'Ep. ToXfivoroi a» parai* , róXfxne-óf Trote 

Ilpòe, ta?5 7rapHo-a$ rrvuovàc, òp&<»{ <ppc?HP . 
Up. 'OjfcAwc /uar/to /u«, IOOO 

x£>" oa-a»?, TrapnyoptSy . 

'E/fl'tA'&tTW CI ft*TO&' t eòe; *>« 

Tvàfxlw pCjSi»^H{ , Aujuw5 yivn'ro(jiat , 
Koi Xrjrapvo-eo top fiiya ruytifitvot 
riwaxKOfuifiotG ùwTtaa-fiartf %tpòir , 

Auo-atftt ìtrpàf flWl/ 100 5 

w TatVroc e!Y<y . 
'Ep. Af^ar tWet »-o^a jjjm fidrlw ip«V ■ 
Tiyyf $b acTi* «JV ftaX^darp Xtraie; 

^4 srpo5 »V*5 pax? ' 

'Atb'p 

V. 991. )»in:(f» ^ rii<£/<. Omero 
aveva attribuiti) alla neve il volate Ilìad. O, 
V. 170 la »(?>'«< *t>t«| v^-i; , txwbibm 
velAt nix i ed il nollto Poeta le attribuifce le 
ali bianche . 

V. 994. • / iaù-:,, ;[ i f oC/ì» . L'oftinaslone 
il Irorreteo ano e eoOanza , ma debolezza , 
per etti egli refta inferiore alla I ; z a della Tua 
paffione > e perciò gli dice beniffimo Mercurio 
quattro verfi d»po , -i)u>f:i , fotti ccruggio . 
Creonte nell'Antifona di Sofocle v. noi. lì 
piega dalla Tua oftinaaiooe io villa di mali mag- 



giori ( ti 1 r' iìniinf yif /ntll ' »TTÌr«rT« 
Gl'Ara »»tÌ£ju 6vm»t ir <fi"J wifm » tldt- 
rtmimgtavtel i «r fi refiia» finettittm ri 
tu tMUmitmte Mimum ptrcrlism mtum , e non 
come traduce fenza alcun fenfo Johnf.n , éU re- 
Inàjntfm »nimum ctUmitttt tpprimtrt »troti 
in re prtfia tì : », /„ ?É T è lo fteflb che di- 
ce Lifia_Or*r. l,ì f T S, *Apir»». Xf'M- P« Hi- 
ll StitZ aatiraair . 

V. IOOO. iVmT: ..ir-» A»« • Buflp. Mrfl 



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PROMETEO LEGATO. 109 

Si tormento!! . Scagliti per tanto 

L'ardente fiamma* e unita a denfa neve, 1385 
Che in bianche ali difcenda , e co* tremoti 
Metta foflbpra e fcuota tutto il mondo : 
Che non mi piegherà nulla di quello 
A dir , chi quello da, per cui bifogna 
Che Giove perda il regno . Mere. Vedi adeflb 1390 
Se quelle cole abbiano la fembianza 
Di poterti recar del giovamento . 
Protri, lo le ho vedute da gran tempo , e ho prefo 

Il mio partito . Mere. Deh lciocco, fatti animo, 
E finalmente sforzati ad avere 13 95 

Su le prefenti tue miferie i giudi 
Sentimenti . Prom. Tu invano ra' importuni , 
E parli a me, come parlaflì all'onde. 
Non ti venga in penfier mai, che atterrito 
Da Giove, io fia per ammollirmi d'animo 1400 
Qual donna , e con le mani rovefeiate 
Secondo Ja maniera delle femmine 
Lui fupplicare, che fi fieramente 
Ho in odio , acciò da quelti lacci fciolgami : 
Troppo ne fon lontano . Mere. E' par che indarno 140 J 
lo ti direi molte cofe ; che nulla 
A' preghi miei ti pieghi, o t'ammollirci: 
E qual poliedro, che fia metto al giogo 
Novellamente; mordi il fren , ti sforzi, 
Alle briglie ripugni , e eoo invalido I4TO 

Artificio 

flit fluì , mJmenit» a,uic *mit»$i il qual pattò 
trovo riferito «ne ra da Stani Jo . 

V. 1 004. ì>*TJ««u«ri x > ( ■ » . Afj.tjHM.-n 

JitpiiMiitHiùMi Vttf-àtmtid. Itb.nl v. 176 «■«»- 
do Mi, fu:-, hai , ad tori* 

E 1 i n/««jin X"P*' quella pulitura di orare a 
bricca apurc , e eoo le inani Itele , troice con la 
palma all' iotù . 

V. mot Sax«v /) ri",:- . Mordere il 
freno è un mod" di dite proverbiale, e fi dice 
di quelli , chj fi fdegnano del loro duro (tato, ne 
fe oc doOòoo libane 1 Hanno cjucfto 



I Latini. Bruco a Cicerone Jib.iti. Epùt. Cit. 
ad Diverf. Epiil. »,. Si frmnn n matnordtrii , 
ptrt»m , fi tt amati fife. E il freno fi prende per 
la tori» di qacl che comanda . Coli il noftro 
Tragico fopra r 6 7 l„ fl i tKa {l m A,U 

X«M»ì« *f»< filmi ifivu* t«/« . fMrVl t*tit 
twn loTjisfrtHum ( (*. imftrium « ftr vim ime 
fserr*. Sofocle EltSr. v. i 4 « 9 . r i H m*ix>rm, 
rifui , fi»»» MttifUt me» , cìoi . m*m ft 
d*t inptri» . Virg. AcneiJ. ni. 5«S. Nifi** ' 
Mteiftrt , $ vtBiftrtrt fattntHT . 



no DPOM. AESMUTHS 

'Arap ctpo^twji y à&trei o-of/rfJtetTt . 
'Au&aìtct ijf ippovàrri fin x«tA&{ , 
'Avvi xa& *vrlw ùìtvóf pei£or tìfH. 

tàv fi* to7s ifAole, 7rei&jis Xsyoi^ , 
O/V5 eri X"fuÌ9 W x«x«»- ftxvp/a 
v Ett6ìt' a<pvKTO$ • ;rp*nx /uìr j/cip 

«xe/efae 

Qctpayya .épOFT» *^ xipttuujicp. ^Tvo^/ 
Haxrfp <meLf>d^H vtrSi , 

ajSH xpt/-|« JV/u«$ 
To fr*V , 7Tlfouct ef' a 5, x se Ah <r* 0 Ararci . 
Matxpà»' ftrTxoe; inTl\dmrt*t' p&ó'* , 
•Aiòpjof Sfa ìf pùf 

Ilnri'òj xt/'*/ fetpoitòi tutrèf Xet/3pe»<; 

"ÀxXifTO? fpTfi»F ScumX&s Trarli pupo $ " 

To/b<Ji t*ÓX&* ripfxet fJtn' ri <afOtroSèxa , 

, $t/\ne-p r «5 àvavynnr /loXfHr 
"KiStuu , xmpaùei r' ififì rarprar'p» /Sa'S* . > 
IlpÒf 7DK/7K /S* Adi' * 

O' ««'pive » * A|,flt ' eif>*fit%'roi • 

^cicJVopftF «x fV/ra^ W/MI 



ZOIO 



101 



1020 



1025 



JO3O 

T<, 



V.loi I. iv8«/ia >ip . Sofocle A*t'tg.\ 040, 
àu8a//« Tt< »««uér»T* e;,' IMm per- 

vit»ti* (Midit*tti trguitur ; e li CW/^ 7)u 
r«». v. «jit.^Ei tm «m'C»" *t!)mi tì» àw4«- 
//ar'ETraf T< T«w »Orf >• , «v* ifSSl fft 
»iTf , fKjuiJem txiJlimMi amJf,imm ejjt ftrvi- 
t*ei»m « i«4 mi»i fejHttOM» , no» rrtfe 

V. 1014. Jtw/M»' % Mw5t rpuvuù . Lo 



SeolUfte d* Arianne * quel »e*f. Ai R** 
J*« /»/»»> tfi/Sp«^iT«( X:>. 5 f ?p/*t«r f|« > 
m»gn* bit kme ( cioè Efthilo ) gr*ndiUq*HS 
*rtt*fotur tr.t , dice che il Comico fi ìj coti 
A' Efchito per quel tuonare che ha nelle Tue pa- 
role *fìt ri /lf>«»T»/»« t5» ftftÀrmi 1 *t 
xe^»»/»f } e foggi unge , quali fono qutU* mei 
friniti»' 4H hrtmttto , e ne 1 iferifee 1 fei pri- 
mi mlUorc noo vi e niente di ui 



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PROMETEO LEGATO. 

Artificio ti rendi più feroce : 

Che P oftinazione per chi ha fpirito , 

Che non Ha giudo . elfi per fé medefima 

Hi men forza di nulla . Poi confiderà , 

Se non ti perfuadi a' detti miei , 

Qual procella di mali, e qual terribile 

Ondeggiamento inevitabilmente 

Ti verrà fopra . Perchè in primo luogo 

Giove col tuono , e col fuoco del fulmine 

Fracaffèrà quelto dirupo a! peltro, 

E abiflèrà il tuo corpo , e la voragine 

Ti fofterrà colle petrofe braccia . 

Ed ufeitone al fin dopo lunghiflìmo 

Tratto di tempo, nuovamente a luce 

Ritornerai . Ma bramofa di fangue 

L" Aquila, alato Can di Giove» in pezzi 

Voracemente sbranerà il gran tronco 

Del corpo tuo; e fenza avere invito 

Venendo al pafto ogni dì '1 nero fegato 

Si mangerà : ne di quefto tormento 

Non ne fperare il termine, fin che uno 

Degl' Iddei , fucceflòr de* tuoi travagli 

Non comparifea ; ed all' ofeuro Inferno 

Difcender voglia , e al tenebrofo fondo 

Del Tartaro . Per tanto tu delibera : 

Perchè quefta non è finta jateanza» 

Ma un difeorfo ben ferio ; che la bocca 

Di Giove non fa dir menfogne , e tutte 



ut 



141* 



142$ 



1430 



I43J 



Reca 



di pi rote • Con più giudizio avrebbe 
portato in d'empio il preferite parto , ed altri 
che vengono in appretto , e Angolarmente gli 
■Itimi Tenti o venticinque verfi di quella Tra. 
gedia . 

V, 101 f. »»T»«/a /' r» fiaràfH. 
Viva ed trdita immagine di figurarli che 1' al' 
testa della voragine abbia quali le braccia , Tul- 
le quali folle per ricevere, e foftencre Prometeo. 



In Abaene. ni, to. abbiamo feconlo la Volga- 
ta , AttitMtU m*n*t fnas Uvsvit . 

V. I*f|. dfw/ijapuf yif ot* litrmrai • 
La veracità e fermeita nette parole è Data co- 
nofeiuta da' favj tra* Gentili per una proprietà 
cflensialc di Dio , il quale • come dice S. Paolo 
il. Timoth.il. I], Ì«vt»» 
r«f fi iffim negare ittnfPtffl* E Omero /IrW. 
A. r. ili. fa dire a Giove «v >Wf Vi» »*xi»*- 



xia nPOM. AESMfìTHS. 

Tè cT/ok , à)Là Tra? Wo<; n\eì . ere/ $ 

A*y&v ' à^** 1 >*P °*' T ^ u 

Mt$«Vr' , if&vfi rlw <ro<pluì &0*Xi'etv . 

ANAnAISTOI. 
Hp. 'E/Jor/ ro/ fe<» toVcP' àyyt/\/et( 

«E* V «V ^P»> . , 

Ili/pò? a^>»*H$ 

A' ipt&i£i&e* /5povrf , 

T* a^/* v «'«7<* f ' 

^SoVa cT' «Jt 7Tu9(JliVùlV 

Avtouì eJ^ouf Trr&p* xpaìcuvoi, 



103 > 



I04G 



I04J 



St^^^Vffi » 7$ t' «par/** 



revocati* , n$qtuf»U»X, ficeome Vir- 
gilio t/Entid. lib.1. v.»<4< g» & dir pari- 
mente s mtqitt me fmtmliavtrtit, come appio- 
co il vero Dio dice di Te Pfaì. ixxxvm, v.}4. 
iL T i l«««f»vi>i»» /«* ri» x«'*<"'. 
<ì«iTÌ#« * fmitm dt Min mtit non 
fiuitm irrita . 

vale futuri e rtfìr , fi dee intendere 

Clio che è favio nel parlate (blamente . e che 
d* beili precetti a 3 U «lui non li mette in 



Tapmpov 

efecazlone , e del quale dice Euripide futm 

•^irìr.Jn» •ix*vJ «if<« • *°<°<>« arflr. 

afa in qoefto fenfo il verbo {^«p-r»»!!» verC 

k 4 ,. Tutto quello luogo d'Echio, pare che 

fi» Alto avuto in villa da Sofocle , il quale ha 

dichiarato più dlftefaniente quelli lentimenti 

Antig. io?j. irlf 7*t »«" *•'»•» 

J#ti Tii?>u« P T*rw» . W /' A^dfT» . H.Tr.t 

♦v*it' ?r' «»p *A/8«x.« »!/* . " 

».ir ninir a»i7r«/ . «"'«•' »>* x " ■ 

•Avfl«/.'« r« r««.r«T tUmuH-M 
, . ,yf . ver » 

quii 



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PROMETEO LEGATO. 113 
«Reca ad effetto le parole il] e . 

Tu dunque vedi e jpenfa : e non (limare . I44J 

Che l' orinazione fia migliore 

D' un buon configl io . Coro. A noi par che Mercurio 

Cofe dica opportune . Egli ti ci orca 

A depor 1' arroganza , ed a cercare 

Un partito prudente . Deh ubbidirci : - M?o 

Che brutta cola è al favio il fare errore. - ! 

Prom.lo ben fapea quelli ordini, 
Che ra* ha efpofto coftui . 

Ma che fia iìrapazzato ' • , ■' 

Da' nemici un nemico I4£g 

Non è già difdicevole. 

Sopra di me per tanto 

Si fcagli pur l'ancipite 

Ciocca di fuoco: S'irriti 

Dal tuono l'Etere» 1460 

.E dal fìeriffimo 

Urto degl'afpri venti; 

E il fiato lor dal fondo 

Faccia tremar la Terra 

Con le fteflè radici ; ■ 146 J 

E tra le celefti orbite 

Degli aftri con orribile 

Strepito l'onda mefcoli 

Del mare: e al nero Tartaro 



itti* pteemvtrit , non iUt tmplius ifi ineenfi- 
d*r*tut ncqui infili* , qui tum in mmlum imi- 
dtril , mtditinnm admovtt , ntc immolila tlr- 
ia tnim dtmtntià tulpnm intttrrit. 
V- 104J. mvfit i/*flxi< $tr(vxti . B»- 
T(vx*i e quello che dietimo ciocca di capelli, 
fe e vera la dcrivaaione dell' Etimologo che fa 
venire quella voce da « s , ; v, , grappolo, ciocca 
&' uva . Dagli antichi pittori fi dipingerà il 
fulmine in mano di Giove come «V noftri , onde 
fi vede perchè Efchilo chiama U fulmine ciocca 



P II 

Tragico dice watt $iff\ v ( : ■ ìgnii capìiììtium, 
coti dice in AgMttmn. v. il 4. f\$yì< /*iymw 
. r , prtmiflnm ignii b*rb*m , ciò* la 
fiamma del fuoco , che termina come la barba 
in una punta fecondo 1' efpofuloue d 11 > Scolia- 
te. SI può ancora fplegar fiiffuxtt per volarne 
di fuoco, ficcarne /hVft/X" * un v lume di ca- 
pelli lo forma finuofa piegati j e eoli fia- "eie 
allo Seollafte A , che fpiega « iJuMMfMi f<8 

V, 1048. «i^ifinT . Leggo come Stan- 



ai fuoco da una parte e dall' altra ardente. Bari- 1 l e jo togliendo il punto dopo * J> / U , . , - , e po- 
pide m}en. v.» 11. dice aifavrir «Vf/Wwpw. 1 „endo un meaxo punto dopo la roce /i.'/.f : ed 

qulilnofiro I ho uniformato la traduaiuc a 



114 



nuoto. AMVUWttM* 



Taprapo? apJW pi-^ett JV/u«$ 
Tvpòp , àvdyx.HS Stp'jW* /'Mtf • 

n«K7w? t>«y « Satrnnicra . 



Ep. TuttSt fiitrot ?p w%t<mfàiaw 
Bxh&fiar IT* r' tr& óu*r«u . 

T/ $2) ilkiumt fxii TetpairoueiP ; 

"Et J" otVt/*» , ri x**f P*"»r ; 



"Zvyxa finta- ax rau<; wJi , 

Bpo>'7W5 fxvxnf* dn'paftror . 

Xo. *A3kc ri pam 

H'Z, rt t *tiw 

h $i <fnV* 
T«to 7* r^WTor 5Ttfpifl-t/pct? iVoc • 

H«C ft« xiXÀltti «afce'rvr* a#wàV; 

Mrn «/* o , rt ^prf , «"a^W 

T»; atpoìóia; $b ptrtiv ifia&or . 

K' «x *V/ 



V. io#l. *' •v» \ri*imt • l» «o«e »*««f. I Bfehilot 

I , £ uu ^ l oc 4i 



1060 



106$ 



T*<r<T 



qui, Mchetttrwre in 

.j*4-"«» T»r/» ri» 



FROMItt© USATO. ll$ 

II corpo mio precipiti 

fino ah fondo co* turbini 5 
FataJi infuperabili ; 
Perchè nulla di meno 
Non gli farà poffibile 

D' intieramente fpegnermi. , 
Mere. Ma fi fatti penfieri 1470 
£ parole fi fogliono 
Sentir dire a* frenetici : 
Perchè qual cofa mancagli 
Per delirar ? Se in profpera 

Fortuna ei fi trovane, ■ 

Che cofa alien teria 

Della fua frenefia? 

Ma voi che delle pene 

Compatitone avete 

Di lui , da quello luogo 

Pretto altrove partitevi; 

Perchè il muggito orribile 

Del tuon non abbia a rendervi 
IftbJidito V animo. 
Coro . Parlami di tutt* altro , 1485 
E confortami a fare 
Cofa che tu mi poflà 
Perfuader . Cotefto 
Parlar che hai mefTo fuow> 

Non è da tollerarfi . ' I4 *° 

Come ordini , eh* io faccia 
Una cofa malvagia ? 
Con hii foffrire io voglio 
Tutto quei che bifogna. 

Perch* io fo portar odio *W 
A quei che t abbandonano; . ' 

Nè vizio ho più di quello 



116 



nPOM. AEZMaTHV 



TUtP twnv' àTriwrvra. . 
MhJ* jrpo$ arni &»pot&étrau , 

Mt/»4«^ TO^itt/, fCM 7T0T «7TH- . . 

©' ttf( Z<Jl % $ t/7t*S azrpcWror 
ftiì /nr* , àura* 

K' v« «l^rarc , 

«<T* ha9poueo<; 
E/5 ttTTipatVTO* Mxrvov ir»? 

i 

n P . koì itti l m • 

* a* ir/ pi/6'* 
<r'£é(x/3ot «Tè Mflf 



1070 



107* 



> f 



1080 



ila<«. fcloi , Mtrtmhic ( cbrlctu ) in- 
Ut l.tìuinti grajputtr pretti e al r. ?«. chiama 
,,#.f il »itio del • £omt al " • a 7- '» Ama- 
ria che area F.lo<lc«M di far da qiuJic» . 
S. Manco »ur. 17. iwrir rii «flmwt 

Jkittit , 6 tgnt*ti*m p*rt*v*t . 

»;„r i« zri». ria». 



, . 108? 

Tritrtv 

di Litibtii tdit. Cmiubr. Tom. 1!. pag. »4»« 
•fri'» fA»^'» »»' <"*'W. tltgtnut: 
Dan eUip* varar- E A'** Tjrr. Differì, xi'. 
pag. 491. fi »ale delle Ireffe parole di Platone 

ÒvTOU TtZ ìx»f*»'* «!t«« • ». T. X. • 

VJtU7f. «W*P«»T«» /.'«TVI» «Tf« • " n °" 

rtro Tragico fimil.Tiente nelt'Agamenn. t. }*y< 
/»x»/»f ri»*/*» . ir.« »«»«xir« • 



. > 



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PROMETEO LEGATO; 



In maggiore abominio . 

Mere. Or ricordatevi 

Quel ch'io vi dico avanti j 

E fopraggiunte 

Dalla dilgrazia 

Non accufate 

La fortuna; ne dite 

Che Giove abbiavi mette 

In un mal non previfto: 

Perchè vi ci farete 

Porte da voi medefìme, 

Perchè faputolo 

Non in un fubito , 

Ne ofeuramente , 

Voi feioccamente , 

In una rete 

Di mali inefplicabili 

V' intrigherete. 

Prom. Ma realmente , 
Ne più in parole 
La terra fcuotefi ; 
Fremente fuono 
Mugge del tuono , 
E balenan del folgore 
I fiammeggianti vortici . 
Aggirano la polvere 
I turbini ; e gli /pirici 
Di tutti i venti faltano 
Fuori ; e in contrario 

Si Cogliono opporre Tp>« , e pdf , eome ap- 
f re.l>> ì Latini vtrie quidem , rtver* anttm. 
Sopra al». ji'.'r»» t»«.^«/»«j»«?. 

Eu ij-iJe apprclT» L Cingo Oratore nel!" Ora/.. 
»»raì Atawp. piR.i4o. tMt. St : P b > 
t«« in . t«7< T ( ->»ir»r «u . Si dice anche 
*<>t» fttt, ti /» Ìkéììi coite in Luciano in Kt- 
•wvi/f. cap 6. e altrove dìceG ancura » f s>*»,» 
titt, ri is i >..►•..• come in Tueid. e. ji. p. 
*4it. Duktri e ia Lilla r.aT* *A>«». pg. jjfi. 



"7 



IJOO 



.1» ■ ' 1 » 



h , 7 



1520 



Soffiando 

tdit. T*yUr , Land. E poco più bailo pig. * J 7. 
dice *ti/*aTl /tir, tJ "f >» co ne anco r>. j« «. 
^r» PWy/fr. Mmil.ncnte li crova *»>» >»»» T? /* 
à*»«,/x M Ifttr. ad Tticocl. E Dimoitene c»i»- 
fr* ie^/in. pjq. jtfr R -/ir. /4,ir?.'. AUeln. 

Itfo 7 . t«V«» ri/i fiftmri' Enuelehc 
dice qui Efcbil . «, ì>>». *' »i* Iti *v»« * M 

«erto che in Oc noli, ne 4r Ri// Z^-af. * •« 

*^«r , W T f >« ?/» . 



C ♦ " 

• ■ •' ■ 

Total iir ut ci' p/sri} Jtó9*v 

*A/^p *oi9Òr tpdof «A/ara? 
•£«"opf« 



V. 1 off : wnrif-MT-, **r. . I C«Jim« ?W «fiurt viJffr , * ^« 



Orii* Uttm, ki. tr. 4P7. ... - ^ 



TEAOI. 



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PROMETEO LEGATO 



119 



Soffiando muovono 
Una fcambievolc 
Difcordia . L* Etere 
Col mar fi mefcola : 
Yien contro me da Giove 
Chiaramente > per mettermi 
In paura , queft' impeto . 
O augufta Madre mia; 
O Etere , che volgi 



fhOm »fyu* »d tmUs . Virgilios,©^. | auras Erig,t *iums>. & JUtrm verbtTMt nnd* 




Luce comun , vedete 
Quale ingiuftizia io foffro. 



FINE. 



INDICE 



1 1 



' .... X 




INDICE 

DELLE COSE CONTENUTE NELL'ANNOTAZIONI, E DELLE VOCI 
PARTICOLARI CHE IN ESSE ANNOTAZIONI SI SPIEGANO . 



IH 



«A JftfcX* vtrpuV .ni. 

A>*«Mi . Cascali. Ir. 
'A/p«r«*r a-»ir*vr*i. 
"Àitìr . 94. ». 
'A^i>»pr<*. 49. 
A/tif/Siela/ . jy. 

AtUxwm .14. 

**>• ... 

'Ar/p«?iT<' . 7J. ». 
'Ar'tKfóin/ «Ira/ . 7. ». 

*A»8»< . I. io, a. 

'ArW (ingoiar lignificazione di qiieAa prepofi- 

ne . 77. J. 
'A iia^au . | |. a. 
v A*i#«. 7;fiui 1 . 99. j, 
*Af>If jcttavrll . 44. 
'•Aripjairtf» . yl. 
'Aia«#> . 8|. ». 
Avjt . 5«. a. 
•' < «cu • 5<- »• 

B 

S*Vfvx»t *t>-»' .11/. 

r 

I, * a >» »0TTl'*»T . il. 

r.» vfì >r« . 77. 

Tirulif r f „( - . 14. 
triUt rvfìi . 15. 

r «>u «a^if . 1 ». 

r P«MMMl/St • -ff. 

r "'«(«»^<f . -j. ». 

A 

A«* T »tt«u «•*•#. jo. j. 
All'ir . 1} 
Aixt»V«* . t?. 

Dei . Di quali Dei fi poneflèro le ftatue Inficine 
o fopra una medcfim» baie , 0 in uno ftcflb 
Tempio . fa. 

ùiafuffittlai ■ 36. 2. 

AfrtMitt • 1 $• 

Air*/uec . IJt J. 

a\«piat . 4). 



E 

| E »f«t«<» /*Arm fffft . lo*. 
'£>■»«• . 104. 

E< utitMun Tua costruzione . a*. 

'£*. Ellife che Tuoi t'orarli con qucfta prepoC- 

zionc . Sf. 
'E*tw»<« . aa. 
'l|wMl. I. a. 
*£r pofra per pleonafino . «T.a. 
'Et /<»«/*••»• . tot. a. 
*£r r«*X M *4> »• 

*£? r-.-xa.rt . 1 J. !.. 

'£f«/u«fTÌn<» . uà. a. 
'trifytfim . }l . 
'£*«vx«. J7- 
EskjSiatf . ja. a. 
'inirtW. *. 
"£->**..»>« »• ,J 
Talenti .117. 
'tf . 14. a. 



altre fiali eqoi- 



Zcugma d' un rcrbo con pia nomi , che non fi 
poffono a quel folo rerbo riferire} e d ' un 
nome con più »«bi , che non 
«urti a quel nome . io. 

• H 

'HrT/r^i,.. che lignifichi in Sofocle .11. 

o 

«ITU ifÌ($1$Kn. 9 . 



Cachinnuf maria . ,|.,. 
Ka/iftiK/viur. i9tZ 

K«T««T»« «lf«WT,, . 44. 

Kara«jiA*r<y . jtf. ». 
KAVKr . 107. 
Kf.T.f ti Caucafi .Si. 

acarpi, . tf . 



Amrftim . 104.». 
Aiutatile . 1 1. 
Ataptt . <, ». 

A*«9a»j infignificaz. attira e neutra . 11. 
°~ M«r,f. 



- 



122 



M4rr|. ff> 

Migrili . te. 

Mlftft* TI = ; »• 

N 

NtfOf ci.-..; . JJ. 

Numi verbali leggono gli focflì cafi che i verbi, 
onde derivino .71. 

o 

oV>ii» ré 1 /*». 70. 

*Oirp«**«g epiteto fi» Una* d'Io. 7*. a. 

I t.i/'» tfctxpVltf VA>f<t. 3J. 

O^ù^uMftt : vai) ciempi di quelli • 6\. Z. 
''om con un' Elline attica, it. 

Tua cortruzione . : ; . 
*Ox>jus7a A/»9»Tip». 54. 



n»/j«»A<KT«»«« • 7. z, 

TI t > ar>fx( /i<i • fi^. 
Ht>.i . 4 I. 

n»>*i ««. 1. 

11»)»!' »lr«T«l . 1». ». 
llir»f . f». 

llt<HlXt<>l*T • I I. 

Tifagli . 7». 

TIp««t*TaT«. {<.d"4> J. 
Ilp>rip*H> • 
llptripyir . > l« 
llvpf »p(i «ti' • 8- *• 
Jl»>>«j>a f M>it . Ilj. ». 



P.V«v« • Verbi neutri u '«ti in fignlfieaalone 
adita . i>. 

Verbi che lignificar! . uo' azione modificata 
molte volte non fignilkano che I" aaione 
fempliee . 1 6. 

Verbi lignificanti un' azione determinata alle 
volte lignificano o la caufa , o V effetto di 

t qucll* azione . jtf. j. 

s 

£a«/à per Mi/dru. tt. 
S«»»tJ( . 44. a. 
Zsipfta . 79. a. 
STavivtft ■ !•■ 2. 
£t«v«vtÌ< . lo. ». 
Zrip^Kr . 8. a. 
£r»'i»« acics .te. 

2t«V'«» /<X , **"f • ttf^e* /a«Mif. lop. 2. 
liiutfiY» ■ 7 y. 

Sfatata.*! • y<. 

Suftantivo in vece dell' adjettivo • «t. 

T 

Temide la ftefla che la Terra . p. 

Y 

'T»» f> »V«j . Ellifle nell' ufo di quefto verbo . 
7»- 

FiVx . 8. 

X 

XaUiraia'i . 14. z. 

* 

«r-taxìr. pi. j. 

«If.Hi: . 44. 



INDICE 



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UJ 



INDICE 

Degli Autori cmati nell'Annotazioni . 
1/ frinii numero indica la pagina : il numero a la Colonnetta feconda . 



A 

i 8, z 



J_7 . IO£, 

iplo dJTF 



2 . 

Yonte<. 



A CdO. 14 
Alcifrone . £0 . 
Anonimo autore del Verìp 

Ifl • ti • 
il ntologia . 1 8, 2 . 

Apollodoro . 8» 2 . 9 . 4?> * • &6 ■ 
8_8 . 8$, 1. due volte • 9_i • 21 * 
Apollonio Rodio . 37, 2 . £$ . J2 . 

97,2 . 
Ariftide. \6y%. . 96> » • 
Arifiofane . Emendato 6 ■ 7 ^ m vo ^ te • 
14 . 24, 2 . 2 7» * • »' » • if • 
40» a • 45 ■ 5I>» • **» * • l6>* • 
52 • 77 . 7? . 78» 2 . 82, 2 . IOl « 



104» * 
Ariftottle 



115.116 



44 . 44» * » 5 7» * 



i» • il • l r > » • 
?8» 2 • Errore 

circa t~ altezza del Caucafo 8o_j 2 . 

D* Arnaud( Giorgio ) 7» 2 . * 1 • ila *• 

99 • 100. 

Arpocrazione .9 . 

Arriano . De Exped. Alex. 6j 2 . 



BArnet fua traduzione corretta 
11,2. notato z6ì 2 . notato 78. 
Berglero . 1 o, 2 . io}>» . 
Bucanano . -S . 



Allinvtco . 9_2, 2. 
Camerario • 7_8 . 79 . 
Cantero . 1 y_j 2 . 
D* c.rpw, r f Lionardo ) 54» 2 . 
Caribo . 54, 2 . 
Caritene Afndifieo . 48 . 
Cafaubono 45 . 92^ 2 • 
Catullo • 19 • |4 • 
Cellario . £6_. 8 r, 2 . 90, 3 . 
Cicerone . io . 40» 2 . 51» 2 . 7_7_, 2 
XQ9> » • 



Clerc . L 

Colonna . Girolamo, j , 2. zo, 2 . 

DD 
Emetrio Triclinio 11.5;,». 
Dtmoftene . iA -fuopajfo /piegato .71. 

102 . 1 x 2» 2 . 
Dionifio Periegetc . Sj, 1 . 



L/rftto . 89 . 
Ennio ■ 9, 2 . 
Erodoto . 7.54. 
Ef chilo . 7_. 9^_2 . 1 y 
37» » « 40» * » fo> 2 



li. 



ft . 61 . 2ii 



74 • 76, z W/r ■ 84 . 8 6\ z 



«7. 88.93793 



9 g ■ 97 ■ corre t- 



to 99 . 113, 2 . 
Efcbine jy, 2 . 
Eficbio ■ 6, 2 . 7, 1 . 10, 2 




cui.») ■07, m, 7r, z . 7 3 . 7 y . 
77, 2 . 78 ■ K4 frf W/y , 95. z . 96 , 

97> 2 .98 . fori, 2 . il}. 117. 



J? Edro. 9J. 
Filojlrato . 12 . I J, 2 . 
Frifclinv . jj_ • 

S- f> G 

VjT R.f£ orio Nazianzeno . 
Grevio . 7» 2 . 



Zi* 



Hcm- 



3 24 

HH 
Bmfierbujìo .£.53,2. 

Holjtenio . i . 



I 



I 



Seo. il-,* . 
Ij oc rate . 1 1 7j a . 

Jobnfon notato z8 • Zi • A* traduzio- 
ne corretta 10&1 2 • 



R 



Ujlcro. 16 . 55>* « 77 • 78? 1 . 



T L 

I j i4{TS/fl . 59, a. . 

LO» 7rf Wf». ja . 55,1 . 73, 
a . ip8, 1. n7)i. 
Livio. 79i*- 
Longo . 8 j< a • 97 » 

Luciano T\ due volte .7,1.9.9) 2 . 
10,1 . il . i})>. 16, 2 rrg W/f . 
15 ■ 46, 2 • 5' • 55 • 5&, 1 • 57 • 57» 



59 < 3 



72 ■ 73,2 ■ 77. 83 



91, » . 106 . 106, a « 1 1 7. 
Lucrezio . 8 . 18. 

M 

Mi^^mo Tirio . 2j . £2j a . 54, 2. 
£0 . 75. 1 16» a. 
Mattaire i 11 , 
Menandro . 19. 
Mureto . 6 . 1 9, a . 89, a . 



o 



Lear io .15,1. . 
OmerVT^TJuevoite • 7-9,2 </«f T»o/- 
ft. I» . 14. a 7, » 'ih*- 37» 4*» 
2 . 45, 2 due volte » 5« « 54> » • < ?~ 
97 . 108 . in,a • 
Oracoli Cald.iici 8. . 
Orrf zio 47 . 51,1 . 57 • 98, 2 . 
X) Orvìlle . 48 • 57, 2 • 
Ofervjz.ìoHt~MlJcellanee Batave . £ 3, 

* • J4- 55 • 7»»* » 
Ovidio . 9 . 54, a iXlh. 



1 Alefato . 8_8 • 
Paufania . 2 . tu | . 



Pindaro . fi . f±. 14 >i • 41 x>p//* . 

41,» .81,2 . LCXL. 
Platone . 1 . emendati ia 

a . ioa, a ♦ 116, a. 
Plauto . ZI . «il * . io< . 



2 . 102, 2 . 1 1 6, a. 
Plauto. 41 . 54", 2 . 106 . 
P//»/'o . 8j . 5jd . 90, 1 .91. 
Plutarco . y_j . 
Polibio . 31,2 . 



2.20. 8$, 



R 



Eitzio . t_. 10; 



R 



^ Caligero . 9_, 2 . 
Sdiate . 8_ij 2 . 

Scoliafia d' Apollonio Rodio . 7_6 
9 2- 2 , 



«1 



D' Arijlofant . 14 
D' -E/>£//o g . 10 
1 2 ■ 1 3 > 2 . 17.18.22 

64 ■ 80 ■ 92 . 96 ■ 98 , 2 

ZZ: • 



J_4_J_LI0 1 2 



IO, 2 



1«J 



tflaa 2 
li • il- 



.11. 



D' Euripide 
Di Luciano . 
D" Omero . 52 ■ 
D/' Pindaro . j_8 . 
0/ Ja/W/f . 4 . il . 
Scolii inediti di Sofocle 12,2. 79.81 . 
Scoliajia di Tucidide . g . 
Senofonte . 6 . 6, a . 3,8 . 81, a . 85 . 
Servio. 10. 

Sofocle . 6. • 8, a . 9, a . 1 1- rfitf Wf* . 
Hi a . la . i 5,2 due volti . 1 9,2 due 
volte ■ 2 t,i .il, 1 . 34 . 34,2 35. 
36.36 1 37.40, a ■ 49»» • 55>* 
due vìlt: . 64. 1 . 72 . '7_£ . 76» 



64. 2 . 
79,2 -8 3 . 1 
87. s_ 
109, 2 .110 due volte . 



84 2 f rr W/r . 
0*, . 105, a. 108 



Solino . 8 8, z . 2jd . 
Sparziano . 91 . 
Stanlc io fu* Sbaglio . 7^a . 8 
la . 1 5 . 18 . 19 20, a . aa 



ii, a. 
nor<r- 
fua trqduzio- 
ne corretta aj, a . 5 3 . 64 • 83, 

2 • 90 . . 



to 24 



3*, 2 • <2_ 



Stazio. 19, a . 

Stefano . . ag . 79. 88 , 



S trabone . 19 . 
89 ■ 89, 2 . 



80 . 81 « 8i> a » 



8j. 



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Suida ■ 61 % . 1 8 . 54 . 
Sulpizio Jerv. 

TT 
E oc rito . £1 . 
Teognide. 8jj a . 
Terenzio . 106 . 

Tucidide .6 ■ 8, 2 ■ 9 . 40 . 84, a .117. 

V v 

V Arrone . 9> 2 . S4> a « 
ITaiTe .16. 

Vtcbnero . 6z, 2 . 

Virgilio . 1 o. due volte • 1 . ij), 2 . 
si . 54, 2 . 6 j, 1 . 76, x -99 . 109 . 
«09? i-i'9- 



121 

LIBRI SACRI 

Abacuc .UT,». 
j<«< degli Apoftoli . jro . 
Baruc . Sj . 
Ezecbiel .17. 
Giobbe .20,2. 70 . 7_2 
J". Giovanni . jjS . 107, » . 
Giudici . • 1 1 6- 
Giuditta . 79, 2 . 

S. Luca . 7 due volte . i_j . 42 . 
S. Marco . j_ due volte . 107, 2 
S. Matteo . 70. 1 l£, 
J\ Paolo . io7) 2 . 1 1 1 1 2 . 




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126 



Sono fcorfi molti érrorlquafi tutti piccoliflimi.Si fpera 
d* avergli qui tutti raccolti , e fi prega il Lettore 
a correggergli . 

nel Testo 

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ERRORI NELLE ANNOTAZIONI 



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ERRORI DA CORREGGERSI 

Pag. 9 verf.at Temide Dea 

104 Gagliardamente 
7*4 trvagli 
779 moglie 
797 da mille 
813 ha' tu mai 
907 io pianga. 
989 ri ima ne ri re 
irmorrìdiTco 



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99 



NELLA TRADUZIONE 

Temide , Dea 

Rob. Gagliardamente 

travagli 

moglie . 

di mille 

ha* tu mai . 

io pianga , 

rimanente 

inorridifeo 



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A PPROV AZIONE 

PER ordine del ReverendilTimo P. Maeftro del Sacro Palazzo 
Agoftino Orli ho letto la Traduzzione della Tragedia di Ef- 
chilo detta Prometeo Legato colle Annotazioni , e non avendovi 
trovato cofa alcuna contra la noftra Santa Religione , ed emendo 
perfuafo , che molto poifa piacere , ed eflTere utile agli ftu dioti 
per la grande erudizione , e chiarezza dell' Illuftriffimo Tradut- 
tore , giudico» che meriti cflèr pubblicata colle Stampe. In 
Fede &c. li 5. Decembre 1753- 

Francefco Mariani Scrit. Greco della Vaticana . 



IMPRI MATUR, 
Si videbitur Reverendifs.Pat.Mag. Sac. Pai. Apoftolici . 
F.M. de Rubeis Patriarcha ConJÌ. Vìcefg. 



IMPRIMATUR, 

Fr. Vinc. Elena Ord.Praed. Reverendifs. P. Mag. Sac. Pai. 
Apoftol. Soc. 



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